B&B cambiano le regole

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B&B

La Regione Lazio rimette le mani sul regolamento in materia di extralberghiero e la querelle con Federalberghi in tema di B&B sembra essere a un punto di svolta.

Nella seduta del 7 marzo 2017, la Giunta della Regione Lazio ha discusso la modifica al Regolamento regionale del 7 agosto 2015, n. 8 ‘Nuova disciplina delle Strutture Ricettive Extralberghiere’ proposta da Massimiliano Smeriglio, vicepresidente con delega al Turismo.

Tocca ora alla Commissione regionale esaminare la proposta di modifica e rinviarla alla Giunta regionale per l’approvazione definitiva.

COSA CAMBIERA’

  • Codice identificativo: dopo l’invio della documentazione alla Regione e alla Prefettura con richiesta di apertura di B&B, se nulla osta, si riceverà un numero identificativo dell’attività ricettiva. I B&B sprovvisti di codice saranno considerati abusivi.
  • Il codice deve essere trascritto su ogni documento e sito in cui gli utenti possono prenotare la struttura
  • I turisti potranno controllare sul sito della Regione Lazio se la struttura prenotata è regolare.
  • A seguito di un accordo Regione Lazio/AirBnB, la piattaforma di prenotazioni dovrà trasmettere i nomi  e i documenti degli ospiti della struttura.
  • Non si potranno avere più di 6 ospiti
  • Le camere dovranno essere al massimo 3
  • Rimane la norma secondo cui il proprietario deve dimostrare di risiedere nell’appartamento
  • Non c’è più l’obbligo di chiusura di alcuni mesi

“Chi ha una singola stanza o una casa e ha un progetto nel settore turistico, deve essere messo in condizione di crearsi un’opportunità di sostegno al reddito, che può diventare anche un incentivo all’economia della nostra regione e delle nostre città.’ ha dichiarato Smeriglio. “Con le nuove norme puntiamo anche a creare un argine alla concorrenza sleale nel settore, tutelando le imprese alberghiere che rispettano le regole. Nell’equilibrio tra queste due esigenze sta la cifra del nuovo regolamento”.

E’ da tempo che Federalberghi ha fatto emergere il problema dell’abusivismo.

Nel 2016, a seguito di uno studio su AirBnB, aveva evidenziato che  in una giornata di agosto 2016, il portale metteva in vendita in Italia 222.786 strutture (nel 2009 erano solo 234). Ma il numero delle attività ufficialmente autorizzate era inferiore: le strutture extralberghiere censite dall’ISTAT nel 2016 erano 121.984.

Rilevava, inoltre, che in diversi casi non si trattava di forme integrative di reddito, ma di attività economiche a tutti gli effetti.

  • Oltre il 57,7% degli annunci erano pubblicati da persone che amministravano più alloggi, alcuni di questi anche più di 300.
  • Il 70,2% degli annunci affittava interi appartamenti, quindi senza la presenza del titolare, obbligatoria per legge.

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