Brexit: cosa cambia per chi viaggia, lavora o studia in Inghilterra?

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E’ ufficiale: il 29 marzo comincia l’iter per il divorzio dall’Ue.
La leader del governo britannico, Theresa May, invocherà l’art.50 dei Trattati Comunitari per espletare le procedure che regolano l’uscita.
La Commissione Europea ha stimato che il governo britannico dovrà modificare circa 50 leggi una volta entrato in vigore il provvedimento.

Ma cosa cambierà per chi viaggia, lavora, o risiede attualmente in Inghilterra? 

Facciamo il punto: 

  • Per chi resta
    3 milioni i cittadini europei che attualmente risiedono nel paese, di questi circa 600mila sono italiani. La procedura per il divorzio dall’Ue dura due anni, quindi fino ad allora non cambierà nulla per i cittadini comunitari residenti nel paese.
    Invece le preoccupazioni su quanto accadrà in seguito sono parecchie. Molti stanno cercando di ottenere la residenza permanente, per la quale occorre compilare un modulo di 85 pagine.
    Londra non ha intenzione di assumere un atteggiamento punitivo nei confronti di queste persone, il nodo sui cittadini extra-comunitari che risiederanno nel Regno Unito dopo la Brexit è uno degli aspetti che Theresa May intende negoziare in sede di trattativa con Bruxelles.

 

  • Per chi studia o lavora
    Per tutti i giovani che erano in procinto di trasferirsi nel Regno Unito per motivi di studio o di lavoro le difficoltà sono diverse. Il governo britannico ha lasciato intendere che una limitazione dei flussi migratori rientra tra gli obiettivi primari dell’Amministrazione.
    Quel che è certo, per il momento, è che non sarà più così semplice trasferirsi nel Regno Unito. E’ molto probabile che diventerà necessario dimostrare di avere un lavoro, soprattutto se Downing Street decide di stabilire delle quote per l’immigrazione.
    Stesso discorso vale per gli studenti. Se fino ad ora quelli europei pagavano le stesse rette dei loro colleghi inglesi, in futuro l’ammontare dei costi potrebbe diventare più alto. 

 

  • Per chi viaggia
    Se oggi il passeggero che arriva a Londra solamente con la carta d’identità viene guardato con sospetto e costretto a fare una fila più lunga, tra due anni potrebbe diventare ancora più complicato. Si paventa l’eventualità di imporre una tassa d’ingresso e un sistema di registrazione preventivo che occorrerà compilare se si proviene dagli Stati Uniti.
    Sul fronte dello shopping le notizie sono più positive: fare acquisti nella capitale sarà molto conveniente, visto che la sterlina si è svalutata rispetto all’euro di circa il 15 per cento. 

 

  • Per chi commercia
    Non saranno assenti le difficoltà per gli imprenditori che commerceranno con il Regno Unito. Pur di controllare i flussi migratori, Londra preferisce mettere al bando l’accesso al mercato unico, provocando la fine della libera circolazione delle merci.
    Quello che succederà in pratica è ancora da definire, ma è probabile che Londra possa mantenere l’accesso al mercato europeo solamente per determinati settori, come quello automobilistico. Qualora invece si dovesse attuare una linea più rigida, il commercio internazionale dovrà prestare fede alle regole stabilite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. 

 

  • Per chi fa affari
    La City di Londra è tra i centri finanziari più importanti del mondo. E’ qui che si quotano le grandi aziende, qui che si presentano i piani industriali, qui che le banche d’investimento più importanti contano tantissimi manager italiani.
    Potrebbero essere loro – finanzieri e bankers- a rischiare di ricevere il più grande contraccolpo della Brexit. La City perderà i diritti di “passaporto”, quindi i servizi finanziari europei non saranno più equiparati a quelli britannici. Londra cesserà di essere il ponte di collegamento per il Vecchio Continente. 

 

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