Il viaggio verso l’astrazione di Kandinskij in mostra al Mudec di Milano

Print Friendly, PDF & Email

 

Per anni ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri: volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro. – Vasilij Kandinskij –

Un quadro può suscitare forti emozioni anche senza avere un soggetto riconoscibile. Lo intuì Vasilij Kandinskij osservando, in una mostra impressionista, un pagliaio di grano dipinto da Claude Monet. E da lì in avanti la sua grande passione per la pittura, lo accompagna in un avventuroso viaggio galoppante verso la forma astratta del mondo. E quindi del modo di dipingerlo. Un viaggio che oggi porta il pittore russo a Milano, in una mostra intensa e inedita, allestita fino al prossimo 9 luglio nelle sale del Mudec: Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione.

Un’esposizione pronta a rivelare la profondità del viaggio interiore che ha condotto Kandinskij a far nascere in sé quell’immaginario visivo che lo ha portato a gettare su tela un tripudio di colori, dominanti rispetto alle forme, elevandolo a livello mondiale al titolo di padre dell’astrattismo.

Lo si vede bene nelle 49 opere esposte, che raccontano il pellegrinaggio verso l’astrazione, arricchite da 85 icone e stampe popolari ed esempi di arte decorativa. Alcune assolutamente inedite, mai esposte in Italia e provenienti da grandi musei russi come l’Hermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret’jakov, il Museo di Belle Arti A.S. Puškin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell’Arte Popolare di Mosca.

Un artista profondamente radicato nella tradizione russa, di cui diviene eccellente rappresentante. Lui nato a Mosca, città alla quale rimane per sempre legato, pur nei suoi pellegrinaggi fisici e mentali che lo portano tra i tanti luoghi del mondo, e infine a stabilirsi in Germania per non fare più ritorno in madrepatria.

A Milano va in scena il duplice pellegrinaggio di Kandinskij

Quello reale e fisico, che accompagna il pittore, fervido divoratore di ricerca etnografica, nei suoi anni universitari nel nordico Governatorato di Vologda, dove suo obiettivo primo fu quello di studiare e approfondire le mitologie e le credenze popolari. Un viaggio che lo segnerà incredibilmente e lo condurrà in un intenso rapporto con i contadini e i loro usi, folgorandolo nei loro costumi, nei loro colori, nella loro magnificenza cromatica.

E quello interiore: quell’itinerario che, attraverso tappe progressive e ritorni sui propri passi, improvvise folgorazioni spirituali e profonde riflessioni teoriche, lo avrebbe condotto da una pittura figurativa, posta ancora nel solco della tradizione, a un’assoluta e sovversiva non-oggettività, portandolo a un distacco dal reale, che avrebbe rivoluzionato l’arte del Novecento.

Un viaggio che lo porta progressivamente alla liberazione dall’Oggetto, per dare vita a un nuovo linguaggio espressivo capace di squarciare l’occhio e l’animo del visitatore, per imprimergli significati e simboli al di là del concreto, del reale.

Un percorso espositivo – promosso da Comune di Milano-Cultura e da 24 Ore Cultura- Gruppo 24 ore, curato da Silvia Burini e Ada Masoero – che restituisce tutto il percorso artistico che accompagna Kandinskij allo sviluppo dell’astrazione.
Dal suo viaggio nel 1889 alla volta di Vologda, (sezione Vologda: il viaggio dentro il quadro) a 500 km da Mosca, dove la profusione di colori e decori sulle vesti degli abitanti Komi-Zirjani, lo fulminò al punto da farlo entrare a gamba tesa nella Pittura, coinvolgendolo per anni nella ricerca del modo migliore per far provare al pubblico le stesse emozioni da lui sentite.

«Ricordo ancora che, entrando per la prima volta nelle sale di un’isba, restai inchiodato di stupore davanti alle pitture sorprendenti che da ogni lato mi circondavano. Quando infine penetrai nella camera, mi trovai circondato da ogni parte dalla Pittura: come se io stesso fossi penetrato nella Pittura», scrisse nella sua autobiografia.

E il tema del cavallo e del cavaliere (sezione Il Cavaliere errante), radicato nel suo immaginario infantile e quindi mezzo privilegiato per esprimersi in modo libero e autonomo. Kandinskij si lascia andare a rappresentazioni di una Russia fiabesca e medievale, leggende russe animano la sua mano e la sua mente, immortalate, come i santi, nei lubki (le stampe popolari) e ai protagonisti delle icone, primo fra tutti san Giorgio, patrono di Mosca, il santo guerriero che, da cavallo, trafigge il drago. Una sezione in cui si susseguono le sue bellissime incisioni a tema fiabesco e cavalleresco.

Proseguendo nel percorso che lo porta a rappresentare i luoghi e le persone da lui amate. Mosca su tutti, e la madre a cui l’artista era molto legato (sezione Mosca madre). Qui i dipinti portano il pubblico nei luoghi di Kandisnkij, da Odessa a Monaco, da Schwabing, il sobborgo bohémien dove viveva a Murnau, il villaggio bavarese dove villeggiava d’estate e dove creò dipinti dai colori
incandescenti. Fino a Mosca.

«Mosca si liquefa, diventa una macchia enorme. Come il “forte” finale di un’immensa orchestra, Mosca risuona vittoriosamente. Il rosa, il lilla, il giallo, il bianco, il turchino, il verde, il rosso fiamma delle case e delle chiese si uniscono al coro [con] la rossa muraglia del Cremlino. E sopra a tutto, come un grido di trionfo, […] la linea bianca del campanile di Ivan Velikij […] e la testa d’oro della sua cupola, il vero sole di Mosca», ha scritto il pittore.

E infine la sua folgorazione improvvisa che lo illumina (sezione Musica dell’astrazione) e lo porta alla conquista della dea astrazione, mettendo da parte il materiale e concedendosi anima e corpo al colore e alla forma: andando alla ricerca della vibrazione interiore e utilizzando come modello la musica, che pure lui amava molto, suonando pianoforte e violoncello. La musica considerata da lui come “la più astratta delle arti”. Con Kandinskij inizierà la pittura del futuro. A provarlo, in questa sezione, sono numerosi capolavori non-oggettivi, alcuni mai visti prima in Europa, come il suo primo dipinto astratto, Quadro con cerchio (1911), e Tratto nero (1920), entrambi dal Georgian National Museum di Tbilisi.

 

Info utili:

Titolo
Kandinskij, Il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione
Sede
MUDEC – Museo delle Culture – via Tortona 56, 20144 Milano
Periodo
15 marzo 2017 – 9 luglio 2017
Orari
lunedì 14.30 – 19.30
martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30
giovedì – sabato 9.30 – 22.30
Biglietti
Intero singolo euro 12
Ridotto singolo euro 10

Credits: Gruppo 24 ore

 

Potrebbe interessarti anche:

Toulouse-Lautrec arriva a Verona
Marc Chagall in mostra, dal 21 marzo al 20 maggio a Torino
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti