Italia, paese della felicità si o no?

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Rapporto che leggi classifica che trovi, si potrebbe ben dire.

In occasione della Giornata Mondiale della Felicità è stata la volta del “World Happiness Report” pubblicato dall’Onu. 156 i paesi sotto la lente di ingrandimento dell’Organizzazione Internazionale.

Quali i parametri presi in considerazione? Dimenticate il reddito pro-capite. “Il pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta” aveva detto Kennedy, e quindi anche il rapporto pubblicato dall’Onu mette in soffitta il denaro come misura della felicità.

In cima alla classifica c’è la Norvegia. A seguire Danimarca, Islanda, Svizzera, Finlandia, Paesi Bassi, Canada, Nuova Zelanda, Austria e Svezia.

Tempi difficili per gli Stati Uniti, che perdono 0,51 punti su una scala da 1 a 10. Ad incentivare la flessione sarebbero la maggiore percezione della corruzione a livello governativo e il crollo del senso della libertà personale.

“La gente tende a trascorrere la maggior parte della vita in ufficio, di conseguenza occupazione e disoccupazione hanno un ruolo fondamentale nel plasmare i sentimenti. I dati dimostrano quanto aver eun lavoro sia importante per essere contenti, ovunque nel mondo gli occupati hanno una qualità della vita migliore”, ha detto Andrea Illy, presidenti Illycafè, sostenitore del rapporto.

Del resto, il paese che ha eletto Donald Trump alla Presidenza vive anch’esso le ripercussioni di una crisi economica che stenta ad arrestarsi. Gli operai della “rust belt” vivono da tempo sulla loro pelle il crollo e la distruzione del mito del sogno americano, l’idea che tutti possano – a prescindere dalla classe sociale dei propri genitori- scalare la piramide sociale e ricavarsi un posto dignitoso nel mondo.

“Il trionfo della Norvegia è la dimostrazione che la misurazione della felicità non è legata al reddito ma alla fiducia reciproca, alla generosità e al buon governo” ha spiegato John Helliwell, docente alla Columbia University.

Anche l’Italia perde parecchie posizioni nella classifica. Secondo il rapporto pubblicato dall’Onu, il belpaese si posiziona al 48esimo posto perché, come la Spagna e la Grecia, ha subito un tracollo significativo della qualità della vita.

Il rapporto dell’Onu sembrerebbe  in contrasto con lo studio promosso da Bloomberg, il quale evidenzia invece come l’Italia, pur avendo un’economia in difficoltà, sia tutt’altro che il fanalino di coda a proposito di qualità della vita.

Gli italiani vivono meglio e di più, secondo l’indice di Bloomberg. Merito della nostra alimentazione composta da frutta, verdura e dal celebre olio extra-vergine d’oliva, certamente non un prodotto tipico del mercato alimentare statunitense.
Non si spiegherebbe quindi la posizione più alta degli Stati Uniti nello studio dell’Onu.

Nel complesso, sembrerebbe necessario contestualizzare questi rapporti per capire come i parametri presi in considerazione influiscano sulle rilevazioni finali.

Info:
Worldhappiness.report
Bloomberg Global Health Index

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