Lotto, Savoldo, Cariani: è la “Venezia scarlatta” di Palazzo Barberini di Roma

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Venezia Scarlatta

Il rosso agisce interiormente come un colore assai vivace, acceso, inquieto, generando, nonostante tutta la sua intensità, una forte nota di un’energia immensa, quasi consapevole del proprio fine.
(Wassily Kandinsky)

Dal 15 marzo all’11 giugno 2017, nella sede di Palazzo Barberini, le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano la mostra “Venezia scarlatta: Lotto, Savoldo, Cariani”.

Sei i capolavori esposti, tutti scelti attorno al Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria, capolavoro di Lorenzo Lotto del 1524, e frutto di una serie di collaborazioni che le Gallerie hanno avviato con i più importanti musei internazionali, quali il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée du Louvre di Parigi, il Museo Nacional del Prado di Madrid e l’Accademia Carrara di Bergamo.

Venezia Scarlatta

Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557)
Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria, 1524
Olio su tela, cm 98×115
Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica

Il rosso Veneziano

Filo conduttore delle opere scelte è il senso del colore rosso dei pittori veneti.

Il rosso a Venezia è materia eletta dell’arte: scienza segreta, gelosamente custodita e tramandata da pittori, tintori, alchimisti e inventori. 

Alla fine del 1400 la città visse il suo rinascimento artistico attraverso un nuovo uso del colore e dell’accostamento delle tonalità, basato sull’influenza della luce.

Il rosso acquistò così una propria identità estetica, fino a essere considerato quasi un’emanazione divina. Fu riconoscimento di potere, indicò protezione e lo si usò per cacciare l’infuenza delle streghe e delle malattie. 

Nel Governo indicava le posizioni più influenti, dei ricchi e dei potenti; nella Chiesa rappresentava il sangue di Cristo, il martirio, la crocefissione, la carità cristiana.

Per tutto il XVI secolo, Venezia fece del rosso un’essenzialità, tanto che il colore era addirittura moderato da una magistratura che ne regolava l’utilizzo.

Lo scarlatto si fuse con la città, come ne sono testimonianza, ancora oggi, costruzioni, maschere e leggende.

Sei studi in rosso

I dipinti in mostra, magnifici “studi in rosso” di Lorenzo Lotto, Giovanni Gerolamo Savoldo e Giovanni Cariani esplorano tutte le sfumature, non solo tonali, ma anche sociali e semiotiche del colore. Perchè è questo denso ordito che interessa ai comittenti e che si richiede all’arte dei pittori.

I tre artisti, spesso a lavoro per una committenza “di terraferma”, esplorano con finissimo talento queste sottili variazioni e “differentie”, rilocalizzando il luogo comune circa i presunti rapporti di dipendenza o sudditanza tra periferia e centro, tra Terraferma e Dominante.

Soggetti delle loro tele sono i valori civici, le passioni religiose, gli affetti mondani, le devozioni private e l’orgoglio professionale.

Rielaborati in modo del tutto libero e autonomo dai tre artisti, nonché narrati in generi tradizionalmente diversi, come il ritratto, la storia biblica, il quadro devoto e la celebrazione biografica.

Così, mentre Cariani effigia il suo ritratto come un’icona veneziana, sottolineando lo status sociale e la professione del proprio soggetto, Lotto celebra il sontuoso sposalizio allegorico di Cristo e Caterina direttamente a casa del committente e poi ne fa lo specchio mistico di un matrimonio vero e proprio, nientemeno che il primo ritratto nuziale di coppia della pittura italiana.

E se nell’opera di Cariani, ciò che più colpisce è la toga rossa di raso indossata dall’allora rettore dell’università di Padova, Giovanni Benedetto Caravaggi, in quella di Lotto a predominare è il rosso della veste della Vergine. Anche se altrettanto interessante è puro lo sfondo, che mostra il committente e l’interno della sua casa, in modo particolare il pregiato tappeto sistemato sul bordo di una finestra.

In Lotto, la stessa intenzione si ritrova anche nella veste muliebre di seta rossa del Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica.  

Lorenzo Lotto: “Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica” 1523. Olio su tela, cm-71-x-84.-Madrid-Museo Nacional del Prado.

Un ritratto che può sembrare sentimentale e privato, ma è indubbiamente pubblico e di rappresentanza, in quanto la promessa d’amore che i due coniugi si rinnovano, uniti dal giogo di Cupido, pare più tendere a un’affermazione e a una risonanza sociale che al puro amore. 

Savoldo, dal canto suo, ritrae l’evangelista Matteo come fosse l’umanista solitario e notturno vagheggiato da Petrarca nel De vita solitaria, ma lo veste come il Cristo portacroce del Louvre, che interpella lo spettatore più personalmente e immediatamente di qualunque ritratto.

Giovanni Gerolamo Savoldo: “San Matteo e l’angelo” 1534 ca. Olio su tela, cm-934-x-1245.-New-York-Metropolitan Museum of Art.

Qui il vero protagonista del quadro è il baluginante velluto rosso della tunica di Matteo, che rischiara il silenzioso dialogo notturno tra l’angelo e l’evangelista, richiama visivamente nella foggia e nel colore la veste di Cristo e fa luce sul tema della carità e dell’accoglienza, evocato pure nelle misteriose scene dello sfondo.

E così il cerchio si chiude.

Credits: a cura di Michele Di Monte e in collaborazione delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

Informazioni utili:

“Venezia scarlatta: Lotto, Savoldo, Cariani”

Palazzo Barberini di Roma, via delle Quattro Fontane, 13

Dal 15 marzo all’11 giugno 2017        

Orari: martedì/domenica 8.30 – 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00

Biglietti: Intero 10 € – Ridotto 5 €

Contatti: tel. 06-4824184 | email: Gan-aar@beniculturali.it

www.barberinicorsini.org

Fonte: Ufficio stampa Maria Bonmassar

 

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