Nuova deforestazione in Amazzonia

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Deforestazione foresta Amazzonica in Brasile

Dopo dieci anni di tregua, la deforestazione delle foreste pluviali dell’Amazzonia è ripresa a ritmi elevatissimi.

L’Amazzonia, l’ecosistema più ricco di biodiversità al mondo, ospita circa 60.000 specie di piante, 1.000 di uccelli e oltre 300 di mammiferi. Ora tutte fortemente a rischio.

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Area della foresta amazzonica durante la stagione delle piogge in Brasile

Il “New York Times”, citando le cifre dell’Istituto Nazionale del Brasile per le ricerche spaziali, denuncia che in un solo anno, dall’agosto 2015 a luglio 2016, la deforestazione ha raggiunto i 2 milioni di acri, quasi 8.100 chilometri quadri, un territorio pari all’Umbria, contro gli 1,5 milioni di acri di un anno prima e gli 1,2 milioni di acri dell’anno precedente.

La causa principale della distruzione della foresta amazzonica è trainata dalla domanda delle grandi multinazionali, in particolare quelle della soia, collegate a quelle dello sfruttamento minerario.

Incendiando le foreste pluviali, i proprietari terrieri preparano la strada alla coltivazione intensiva del territorio, per poi rivendere i raccolti alle grandi multinazionali alimentari.

deforestazione amazzonia

Deforestazione foresta in Brasile

Da tempo Greenpeace denuncia il ruolo nella deforestazione delle tre grandi multinazionali della soia, Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill, che utilizzano i raccolti della distruzione della foresta amazzonica per produrre mangimi animali, destinati soprattutto all’Europa.

Così in assenza di legislazioni adeguate che si attivino da subito, l’Amazzonia rischia di perdere oltre un milioni di ettari (10.000 chilometro quadri) di parchi protetti.

E se le sue riserve di carbonio, tra gli 80 e 120 miliardi di tonnellate, continuassero a essere distrutte, si emetterebbe in atmosfera una quantità di gas serra pari a cinquanta volte quelle prodotte dagli Stati Uniti in un anno, causando gravi danni al pianeta.

 

 

 

 

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