Scozia, che paese sarebbe con l’indipendenza dall’Inghilterra?

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discendenti di Braveheart ritentano il divorzio dal Regno Unito, si potrebbe dire.
Se oggi Theresa May ha avviato la procedura disciplinata dall’art 50 per il recesso dall’Unione, è anche vero che nove mesi fa la Scozia aveva scelto, con 62 voti favorevoli e 38 contrati, la permanenza nell’Ue. “Da allora abbiamo offerto ogni sorta di compromesso a Theresa May. Li ha ignorati. Per restare in Europa, non ci resta che un nuovo referendum per l’indipendenza. Una scelta democratica per il nostro futuro” -ha detto la prima ministra del governo scozzese, Nicola Sturgeon- “sta a noi decidere che tipo di paese vogliamo essere” ha aggiunto.

Ma come cambierebbe la Scozia se il referendum dovesse alla fine protendere per la soluzione separatista?

Il primo nodo da sciogliere sarebbe quello relativo al petrolio.
E’ Aberdeen, la cosiddetta “città di granito”, a vantare il reddito pro-capite più alto di tutto il Regno Unito subito dopo Londra. E’ lì che risiedono gli operai più facoltosi della regione. Si dice che con il divorzio da Londra la Scozia potrebbe trasformarsi in una “seconda Norvegia”. Ma il patrimonio sommerso potrebbe finire in un batter d’occhio, come ha spiegato Alex Kemp alla Repubblica del 22 marzo. “Ne rimangono appena 11 miliardi di barili, la metà di quello che c’è secondo Edimburgo” ha detto.

Poi c’è la questione del whisky.
La fabbrica della celebre bevanda si è trasferita lo scorso anno nel West End di Edimburgo, a riprova della dimensione internazionale dell’azienda. Russia e Cina sono tra i più importanti acquirenti, la brexit preoccupa il governo scozzese perché si temono dazi sulle esportazioni. Non è un caso che William Grant, amministratore delegato della Swa, abbia donato 100 mila sterline da investire sulla campagna per il “remain”.

A subire i contraccolpi della Scoxit potrebbe essere anche il settore turistico.
Nonostante i 5 gradi di temperatura, i turisti continuano a mettersi in fila per visitare il castello di Edimburgo, la seconda città più visitata del Regno Unito dopo Londra. Solo lo scorso anno sono stati 15 milioni i visitatori del paese. Il Vallo di Adriano, però, è distribuito completamente sul territorio inglese. Potrebbe essere un problema?

Relativamente alla monarchia, è stato l’ex premier scozzese -Alex Salmond- a pronunciarsi. “La Regina Elisabetta continuerebbe ad essere il nostro capo di Stato” ha promesso il primo ministro.

In merito al nucleare, vicino Glasgow -nel fiordo di Falsane- si trova la base dei sottomarini britannici, armati di missili nucleari.
Se la Scozia dovesse decidere per il divorzio, si adopererà per il disarmo, come ha promesso Peter Burnt, esperto della Scottish Campaign for Nuclear Disarmament.

Per il benamato PIL, la Scoxit resta un rebus.
Attualmente il deficit del paese è il doppio più alto di quello britannico. “L’indipendenza costringerebbe ad aumentare le tasse o a tagliare la spesa pubblica” ha detto il leader dei Tories Ruth Davies. Ma la Scozia rifiuta queste ipotesi, essendo intenzionata a mantenere la gratuità di sanità ed istruzione.

Le Ebridi esterne sono le sole a produrre il Tweed, il celebre tessuto che i residenti dell’arcipelago lavorano a mano. Se la Scozia dovesse decidere per l’indipendenza, le Ebridi hanno paventato l’eventualità di richiedere a loro volta l’indipendenza dalla Scozia.

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