Selfie to self expression, alla Saatchi Gallery una mostra sull’ossessione più antica di sempre

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“Selfie to self expression” è il titolo della mostra allestita dal 31 marzo alla Saatchi Gallery di Londra.

Da Van Gogh a Barack Obama, la rassegna è un viaggio nella moda dell’autoritratto e nelle diverse modalità con cui è stato interpretato nel tempo, un racconto sull’ossessione di ritrarre se stessi, poco importa se nel farlo si utilizzi il pennello o lo smartphone.

Chi avrebbe mai pensato che gli autoritratti di Van Gogh, Velazquez e Frida Kahlo potessero essere raffrontati ai selfie di Barack Obama, David Cameron o degli U2. 

Certo, i nudi di Kim Kardashian su Instagram nulla  hanno a che vedere con i ritratti dei grandi maestri dell’arte. Quella del selfie è una moda virale, una cultura visuale più superficiale: il selfie lo condividiamo con un network di persone che ci consente di abbattere le barriere fisiche, non c’è alcun bisogno di un museo.

Insomma, a parte le ironie, la differenza è abissale perchè il ritratto è presentazione di se stessi, ma non c’è condivisione, non c’è il “Mi Piace”. A tal proposito gli esperti del settore debbono capire che anche l’arte -come il selfie-ha bisogno di comunicare qualcosa alle persone, istituendo una rete di relazione. Deve restare uno straordinario strumento delle relazioni umane.

“Il selfie rappresenta la transizione della cultura contemporanea verso un’era altamente digitalizzata. La mostra è uno sguardo irresistibile alla storia e al potenziale creativo di questa forma di espressione” ha detto Nigel Hurst -direttore della Saatchi Gallery- riassumendo lo spirito della rassegna.

Accanto alle opere dei maestri della storia dell’arte, figurano anche fotografie firmate Tracey Emin, Juno Calypso, George Harrison.

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