Matrimonio, il bon ton secondo Tgtourism

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L’eleganza deve essere la giusta combinazione di distinzione, naturalezza, cura e semplicità. Fuori da questo, credetemi, non c’è eleganza. Solo pretesa.

Christian Dior

Vestito, location, bomboniere, placement, partecipazioni: il matrimonio sarà anche una scelta importante, ma mai quanto le decisioni che dovrete prendere dopo.

Cerimonia bon ton per eccellenza, nell’organizzazione di un ricevimento di nozze certi dettagli non dovrebbero essere mai trascurati.
Niente ansia da prestazione, ve li spieghiamo noi!

Tanto per chiarirci le idee, cominciamo subito con un’autocontraddizione: il matrimonio è una cerimonia bon ton, è vero.
Nel senso che probabilmente non vi sposerete in un garage con abbigliamento post punk.

Se con il termine bon ton intendete che tutto debba essere perfetto, armonico, estremamente classico – per la serie solo colori pastello, pettinature senza una forcina fuori posto e musica soft di sottofondo – siete fuori strada.

Seconda autocontraddizione: la regola fondamentale per incarnare il bon ton è che non bisogna seguirlo alla lettera, mai.
Elegante va bene, borghese no: la ricerca ossessiva di una forzata perfezione e lo studio maniacale di ogni minimo dettaglio sono da sempre i nemici giurati dello chic!

Fatta questa fondamentale premessa, cominciamo dalla prima fase di ogni festa di nozze, gli inviti.

Tradizione da rispettare: a invitare, anzi a partecipare il matrimonio – gli amici meno intimi della coppia riceveranno una partecipazione, gli invitati troveranno all’interno della busta anche l’invito al ricevimento – sono i genitori degli sposi, che siano in coppia o soltanto uno.
Naturalmente, se a uno degli sposi dovessero mancare entrambi i genitori, a partecipare e invitare sarà solo la giovane coppia.

Differenza tra invito e partecipazione? Nel primo caso l’invitato si recherà sia alla cerimonia che al ricevimento, nel secondo, chi riceve la busta leggerà – si presume con piacere – delle nozze immanenti, ma senza invito alla festa.
Qualcuno in questi casi si presenta alla cerimonia, magari per “vedere la sposa”, ma i più telefonano alla coppia o ai genitori dei futuri sposi per gli auguri.

Normalmente la partecipazione senza invito è destinata proprio agli amici dei genitori, il che apre una questione abbastanza discussa: quanti “grandi” invitare al proprio matrimonio?

Ovviamente dipende dal budget e dal numero di ospiti, in linea di massima si cerca di includere al ricevimento gli amici più stretti dei genitori o dei nonni, per dare più spazio agli amici degli sposi.
Oggi tanti giovani si arrangiano così: organizzano un cocktail, circa un mese prima delle nozze, per gli amici di famiglia più “grandicelli”, così da invitare al ricevimento solo i più intimi amici di famiglia.

Secondo punto: decorazioni.
Non basterebbero dieci articoli per sviscerare adeguatamente l’argomento, quindi cercheremo di fissare solo qualche regola fondamentale.

  • Niente effetto-bomboniera: evitare questo scempio sarà compito del wedding planner, per chi ne ha uno.
    Se avete scelto una location da interno, magari in un palazzo elegante, non esagerate con le decorazioni a tavola.
    Puntate su qualcosa di minimale, così da creare un effetto un po’ più fresco e smart.

Per quanto riguarda gli addobbi floreali, seguite i colori e la produzione naturale che le stagioni vi offrono: niente girasoli a gennaio.
Anzi, niente girasoli proprio.
Bellissime le composizioni di fiori e frutta insieme, sugli stessi toni di colore: per esempio un centro tavola fatto di peonie rosa scuro e bordeaux, melograni e uva nera farebbe la sua figura.

  • La campagna rimane campagna: se scegliete di organizzare una cerimonia campestre, per carità, attenetevi a ciò che vi circonda.
    Niente tavoli troppo pretenziosi su un prato, stonerebbero.
    Per la sposa e le invitate: sete, lustrini, pettinature elaborate e make up molto marcato lasciateli ai matrimoni in città.
    Non dico che dobbiate presentarvi con i capelli crespi e una corona di fiori in testa, ma regolate stoffe, colori e scarpe all’ambiente che vi circonda.

Questa precisazione ci porta al tema più discusso: il “cosa mi metto”.
La scelta del vestito da sposa è una delle decisioni più soggettive nella vita di una donna – no, non stiamo esagerando, è così – quindi impossibile incanalare questa scelta in qualche imperativo generale.

Possiamo solo ripeterci consigliando di scegliere il vestito anche, e soprattutto, in base alla location: niente modelli stile Elie Saab all’aria aperta.

E, se l’abito è particolarmente elaborato – questo vale anche in città – lasciate stare il velo o eventuali ornamenti per capelli.
Una moda che per le spose sta prendendo piede, è quella di cambiarsi d’abito durante il ricevimento, soprattutto se si festeggia in campagna o al mare: qualcosa di più semplice e rigorosamente corto, per ballare e divertirsi senza distruggere il vestito.
E per separare l’immagine un pò altera – che ci piace sempre – della sposa, dal momento party.

Per le invitate qualche regola d’oro c’è, ma una in particolare sembra sfuggire a molte.
Il lungo ai matrimoni non si mette: longuette sì, ma lungo proprio no.
Un conto se siete al mare e optate per qualcosa genere Capri – e comunque in quel caso è sopra la caviglia – oppure in campagna con una gonna un po’ hippy, che va sempre.
Ma il vestito da sera lasciatelo per altre occasioni, non è adatto per un matrimonio – a meno che gli sposi decidano di organizzare la loro giornata con una cerimonia mattutina, e una festa la sera stessa o il giorno seguente.
In quel caso, se l’invito richiede lo smoking, ovviamente il lungo non solo è concesso ma quasi d’obbligo. Sostituibile solo da un corto molto elegante.

Questione cappello: se la cerimonia è la mattina assolutamente sì, se è il pomeriggio il cappello è vietatissimo!

E, soprattutto se siete giovani e la cerimonia è in chiesa, oltre al bianco, ricordatevi di evitare anche il nero.

Uomini, ce n’è anche per voi: ma fortunatamente, mentre noi donne ci scateniamo tra un armadio e l’altro lamentando l’assenza di una pochette intonata alle scarpe, disperandoci su vestiti che non ci entrano più, singhiozzando su tacchi che valgono uno stipendio frantumati in una sera, per voi la regola aurea è una.

Se il matrimonio è la mattina – a meno che sia esplicitamente non richiesto – si mette il tight. Se lo sposo e i suoi parenti, testimoni e amici più stretti lo indossano anche per le cerimonie celebrate il pomeriggio, ricordate che nasce come un vestito da mattina, quindi la sera, se le code non le potete proprio soffrire, potete optare anche per giacca e cravatta – in grigio scuro.

Cè tight e tight: due dritte per sopravvivere nella scelta dell’abito maschile più classico che ci sia.
Se lo affittate e ve lo provano per eventuali accomodamenti, non fatevi incastrare da frasi come “adesso va di moda con i pantaloni più stretti sotto” perchè se un abito è un classico per eccellenza, un motivo c’è.

Panciotti e cravatte: con quelli potete giocare, anzi, quasi dovreste. L’effetto è molto inglese e piace di più.
A parte scegliere – se il tight vi appartiene – un panciotto di un colore che non sia grigio, potete anche sbizzarrirvi su colore e fantasia della cravatta.
Una gardenia all’occhiello, e via!

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