Il Caffè Greco, quel bar crocevia di nobili e artisti

No Cafè, no literature!
Sandor Marsi, scrittore ungherese

L’Europa è i suoi caffè” disse un tempo George Steiner, celebre scrittore e saggista francese.
Come dargli torto se la storia del Vecchio Continente ha visto i caffè letterari come delle vere e proprie istituzioni.

In mezzo ai tavoli dei locali più esclusivi d’Europa, le èlite si incontravano per discutere di qualsiasi cosa, trasformando i salotti europei in veicoli della cultura letteraria, politica e di costume.

E così da Parigi a Venezia, passando per Vienna Lisbona e Roma, i caffè divennero dei crocevia di artisti di ogni genere, luoghi dell’Illuminismo capaci di condizionare l’opinione pubblica dell’epoca.

Nella lista dei caffè più importanti, non potrà di certo mancare il Caffè Greco, nel cuore della Capitale d’Italia, all’ombra della raffinata Piazza di Spagna, dove i bar andavano molto di moda.

Del resto non è un caso che proprio a Roma la celebre Via Veneto avrebbe fatto da sfondo alla Dolce Vita, tra mondanità e decadenza.
Il locale fu aperto nel 1760 e deve il suo nome al proprio fondatore, un certo Nicola Della Maddalena, le cui origini erano greche.

Giorgio De Chirico al Caffè Greco

Il Caffè Greco è il bar più antico rimasto a Roma, nella via Condotti.
In pochissimo tempo, quando i romani ancora chiamavano la bevanda “acqua nera bollente”, il Caffè Greco divenne un ginepraio di principi, marajà, scrittori.

Gioacchino Pecci, il futuro papa, oppure Pierre Proudhon, persino Giacomo Leopardi, Elsa Morante, Silvio Pellico ma anche Gogol, il quale vi scrisse gran parte delle sue “Anime morte”. La lista è davvero interminabile, a riprova della simbolicità che il locale assunse col passare del tempo.

Renato Guttuso

Ancora oggi il Caffè Greco vanta una collezione da 300 dipinti: uno di questi -realizzato da Renato Guttuso- fotografa la folla che si poteva incontrare in quegli anni.

Spuntano personaggi del calibro di Palazzeschi, Petrassi, Basaldella, Carlo Levi, Fazzini, Vespignani, de Libero, Penna ma anche Lea Padovani, Orson Welles, Mafai, Flaiano, Brancati e Tamburi.

Anche per questo è diventato negli anni la più grande galleria d’arte privata al mondo, aperta al pubblico.

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