dOCUMENTA14: cosa significa organizzare ad Atene una mostra che fino a oggi si è sempre tenuta in Germania?

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Documenta 14

dOCUMENTA festeggia i suoi 60 anni di storia con un primato: la doppia collocazione a Kassel e Atene.


Era il 2013 quando Adam Szymczyk, direttore artistico della più importante mostra del contemporaneo, annunciò che la 14esima edizione di dOCUMENTA si sarebbe tenuta, oltre che a Kassel, anche nella capitale greca.

Erano giorni difficili per la città, che si preparava a un durissimo duello politico con la Germania.

Dilaniata internamente tra le decisioni della troika e il crollo delle proprie istituzioni democratiche, tra il ritorno dell’estetica fascista e la progressiva trasformazione dei campi profughi in campi di concentramento.

Difficoltà a cui sono seguiti tagli al bilancio pubblico, aumento dei tassi d’interesse, chiusura delle biblioteche e dei musei statali, incapacità delle strutture sanitarie pubbliche di curare i malati cronici e i sieropositivi, assenza di servizi medici e scolastici.

La decisione di Szymczyk di rompere per la prima volta l’isolamento tedesco parve allora di enorme portata simbolica.

Anche se subito dopo fu gelata da una durissima repressione, passata alla storia come “Primavera di Atene”.

Era il 5 luglio del 2015, giorno del referendum dell’oxi. Quando il governo greco si è rifiutato di accettare la decisione della cittadinanza, e la strada è diventata il parlamento.

Da questa soppressione è nata però l’idea del programma pubblico di dOCUMENTA 14: il “Parlamento dei corpi”. 

Un concept che si svolge su un terreno epistemologico che si sta sgretolando, come quello della distruzione della democrazia.

Oggi mai così evidente, dopo gli avvenimenti dell’ultimo anno. Dal conflitto militare in Ucraina alla svolta ultraconservatrice dell’Ungheria e della Polonia, dall’elezioni in Turchia alla Brexit, fino all’elezione di Trump.

Come per la prima mostra, organizzata a Kassel nel 1955 da Arnold Bode, in cui si esplorava tutto ciò che era estraneo al potere, anche ora l’obiettivo di dOCUMENTA è quello di dare voce ad artisti appartenenti a minoranze comunitarie.

Sostiene il noto curatore d’arte, Denys Zacharopoulos, che “quando Bode inventò la manifestazione scelse Kassel per la promessa che aveva fatto appena caduto il nazismo, perché l’arte contemporanea era stata bandita come arte degenerata di ebrei, comunisti e omosessuali, ma anche per una ragione più forte. Per guardare al mondo, testarne i limiti a partire da una città distrutta dai bombardamenti. Tutto questo oggi Kassel non lo rappresenta più. Per questo la scelta di Atene è stata validissima. Perché qui in Grecia tutto è bloccato. Perché siamo un paese fermo che aspetta una spinta da fuori, un cambiamento internazionale che non arriva mai”.

Kassel travestita da Atene. Atene che muta in Kassel.

Le condizioni di vita dei sans papiers e dei senza terra, delle migrazioni e dei gender sono i temi che ruotano attorno a questa edizione di dOCUMENTA14.

Nel prequel greco, inaugurato lo scorso 8 aprile, alcuni degli artisti e curatori hanno perso un giorno un nome o ne hanno acquisito un altro al fine di modificare le loro condizioni di sopravvivenza.

Per obbligare il visitatore a superare la narrazione etnocentrica della storia occidentale contemporanea. E soprattutto per dimostrare che nuove forme di azione democratica sono possibili.

Perché il mondo è in transito e non ci sono più modelli da seguire.

“Learning from Athens”, dice il titolo della mostra. Ovvero imparare da Atene.

Imparare cioè, come sostiene Szymczyk , “che la grande lezione della Storia è che non ci sono lezioni, ne scuole, né maestri”.

 

 

Informazioni Mostra:

dOCUMENTA14

Ad Atene dall’8 aprile al 16 luglio 2017.

A Kassel dal 10 giugno al 17 settembre 2017.

Fonte: L’Espresso

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