Fori Imperiali, un viaggio nell’antica Roma tra leggenda e realtà

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« Si dice che i gemelli venissero condotti a Gabii per imparare l’uso della scrittura e tutto ciò che solitamente devono apprendere i fanciulli di nobili origini. […]. Romolo sembrava possedere maggiore capacità di giudizio ed un’innata perspicacia politica, mostrando nei rapporti con i confinanti per il diritto al pascolo e di caccia una naturale predisposizione al comando piuttosto che alla sottomissione. » Plutarco

Tutte le strade portano a Roma, si potrebbe ben dire. Sarebbe ancora più opportuno specificare che tutte le strade portano al cosiddetto Migliario d’Oro, il punto di riferimento più importante degli antichi Fori Imperiali, vicino al Tempio di Saturno.

Il Migliario d’Oro era il luogo di partenza dal quale si diramavano tutte le strade dell’Impero. Quel che ne resta è solamente un frammento di un basamento di una colonna.

Ancora oggi l’attuale via Trionfale conserva lo stesso sistema adottato in epoca imperiale: qui i numeri civici rivelerebbero la distanza dal Campidoglio.

Del resto i Fori avevano un forte valore simbolico, erano il luogo di glorificazione degli imperatori della Capitale dell’Impero più grande e potente della storia.

Plinio il Vecchio narra che tre alberi sacri dominavano la piazza posta al centro del Foro romano. Proprio sotto all’albero del fico la leggenda sostiene siano stati allattati Romolo e Remo. Insieme al fico erano piantati anche la vite e l’ulivo, perché l’olio e il vino rappresentavano la forza di Roma. Oggi quegli alberi sono stati ripiantati dalla Soprintendenza nel luogo più antico del foro: il Lapis Niger.

Lapis Niger, esterno

Si tratta di uno dei monumenti più importanti della città, eppure è tra i meno conosciuti al grande pubblico. Un sofisticato intervento di restauro ne preclude l’accesso ai visitatori.
Il Lapis Niger è un punto sacro dell’area archeologica e la spiegazione di questa venerazione è nel sottosuolo.

Lapis Niger, interno

Al suo interno si trova la più antica iscrizione latina, una maledizione per chiunque intendesse violare il luogo che, secondo la tradizione, sarebbe la tomba di Romolo, il fondatore della città eterna, ucciso qui sempre secondo la leggenda.

E’ grazie a Patrizia Fortini -responsabile del Foro per la Soprintendenza ai Beni Culturali- che oggi possiamo toccare con mano il mito della fondazione di Roma. Con la collaborazione di Arianna Saltelli e Francesca Cesari, Fortini ha indagato un settore molto delicato dell’area, il Comizio, proprio a ridosso del Lapis Niger.
Un’impresa durata cinque anni ma che ha portato alla luce la presenza di polle d’acqua sulfurea.

Una scoperta straordinaria, perché le acque che sgorgano ancora oggi dalla falda confermerebbero la leggenda secondo la quale Romolo, nel momento più tragico della guerra contro i Sabini, abbia invocato l’aiuto di Giove, quando fuoriuscirono dalla terra delle acque incandescenti che capovolsero le sorti del conflitto.

“Nell’area del Comizio, nella valle del Foro romano le fonti pongono i fatti salienti delle origini di Roma. Qui è avvenuto lo scontro furioso ma anche l’incontro riappacificatore tra romani e sabini. Nel mito c’è il racconto di questi due popoli che occupavano i luoghi più strategici. Il Quirinale era la casa dei sabini, i romani come latini vivevano sul Palatino. Dalla guerra per la supremazia dei colli sorge vittoriosa Roma” aveva spiegato la Fortini in occasione della giornata di studi “Il Comizio del Re” alla British School di Roma.

Il Comizio e il santuario del Lapis Niger sarebbero connessi alle polle d’acqua sulfurea, quell’acqua che ancora sgorga sotto l’altare, un posto venerato già dall’Età del ferro. Una storia lontana ma in fondo anche vicina, perché la vita quotidiana della Roma Antica era fatta di taverne, uffici, negozi che anche oggi fanno parte della nostra vita.

E per scoprirla, a partire dal 13 aprile sono ricominciate le aperture notturne dei fori di Cesare e Augusto. Negli ultimi anni migliaia di visitatori hanno approfittato delle aperture serali per una passeggiata speciale in compagnia di una guida d’eccezione, Piero Angela.

Foro di Augusto

Grazie alle sofisticate ricostruzioni dei disegnatori, i resti dei Fori Imperiali raccontano la vita quotidiana dei cittadini romani. Passeggiando al loro interno, con un po’ di immaginazione non è così difficile pensare ai senatori, ai funzionari, alle matrone, ai giudici e i sacerdoti che vi hanno vissuto.

Viaggio nei Fori

Balza agli occhi la bellezza del maestoso Tempio di Venere, specie se ammirato al chiaro di luna.
E mentre si cammina, la voce di Piero Angela avverte i visitatori che si sta camminando a pochi passi dai luoghi dove Giulio Cesare -idolatrato da alcuni e tanto odiato da altri- aveva passeggiato in epoca imperiale.
Tra i colonnati le imprese dell’ambizioso triumviro, discendente della nobile Gens Giulia, sembrano meno lontane.

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