La Gazza Ladra di Gabriele Salvadores e di Riccardo Chailly al Teatro alla Scala dal 12 aprile

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Dal 12 aprile al 7 maggio in scena al Teatro alla Scala “La Gazza Ladra” di Gabriele Salvadores diretta dal maestro Riccardo Chailly.

Il regista premio Oscar, Gabriele Salvadores, debutta al Teatro alla Scala con un’opera di Rossini, artista amato da Salvadores e dal direttore Riccardo Chailly: “il ritmo rossiniano è teatrale e – ha dichiarato Chailly lo scorso 6 aprile all’incontro di presentazione presso il No’hma – ha una struttura ritmica inesorabile che, come spettatore, ho trovato nei lavori di Gabriele, che ho poi scoperto essere un appassionato di Rossini. Proprio sul ritmo ci siamo trovati“.

Nell’approcciarsi all’opera, il regista è partito da un problema: come rappresentare la gazza, il cui furto mette in pericolo di vita la serva Ninetta?

La musica di Rossini sembra andare sopra i personaggi come un’entità superiore, mi ha fatto venire in mente – ha raccontato Salvadores – le parole di Meir Shalev: gli uomini fanno i loro progetti e dall’alto gli dei sorridono della loro ingenuità. Se la gazza è metafora del fato, del destino, del caos, della sfiga, l’elemento che non ci rende padroni totali delle nostre vite, l’uccello diventa il vero artefice dello spettacolo e in quanto tale cambia le luci, le scenografie, muove i personaggi. Ha preso il mio posto“.

La vera protagonista dell’opera non è la gazza, interpretata da Francesca Alberti, ma Ninetta, di cui regista e direttore hanno scelto di dare un’interpretazione che sottolinea la sua forza: “si ribella, si nega al Podestà, non è una donna fragile – ha spiegato Chailly – come l’abbiamo vista finora“.

Tutto questo, secondo i due, è già nell’opera di Rossini, che non necessita di attualizzazioni: “io le trovo rispettabili, ma credo – ha detto Salvatores – che la musica sia stata scritta in un’epoca, se Rossini l’avesse scritta oggi i recitativi sarebbero dei rap. C’è molta attualità – ha aggiunto il regista – anche nella figura del Podestà che vuole Ninetta e per averla usa il potere in modo sbagliato, anche noi ne abbiamo visti parecchi fare così ultimamente“.

Per quanto riguarda le sue scelte rispetto all’opera, il direttore ha scelto “l’esecuzione integrale, come quella andata in scena 200 anni fa: l’opera non richiede tagli, avrebbe perso il senso teatrale“.

 

Fonte: ANSA

 

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