Marcel Duchamp, il dissidente del ‘900

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Il grande nemico dell’arte è il buon gusto

 

E’ di Marcel Duchamp una delle opere più influenti della storia dell’arte moderna.

Si chiama Fountain, eredità del cosiddetto ready-made, non fu mai esposta al pubblico e anche per questo andò perduta, come la maggior parte delle opere di Duchamp. Solo 50 anni dopo l’artista ne autorizzò alcune repliche.

Fountain

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma celebra il centenario dell’orinatoio esponendone una copia.
Si tratta dell’opera più significativa e simbolica di Duchamp, colui che più di tutti ha rivoluzionato le arti visive, scardinando le coordinate tradizionali e dando vita al movimento DaDa, al surrealismo e all’arte concettuale.

In effetti, tra tutte le Avanguardie storiche, quella dadaista fu in assoluto la più radicale.
E’ facile capirne la logica se si immagina che nacque in tempo di guerra, contro la guerra e la cultura che l’aveva generata. Nata come “antiarte”, il dadaismo in realtà preannunciò tecniche che sono state alla base di sviluppi maggiori dell’arte del Novecento.

Se le avanguardie precedenti conservavano i riferimenti all’arte classica, quella dadaista tagliò nettamente il cordone ombelicale.
Non sappiamo se Marcel Duchamp fosse al corrente della portata della sua idea quando nel 1917 gli venne in mente di entrare in un negozio di articoli da bagno per comprare un orinatoio -modello Bedforshire- ruotarlo di 90 gradi e scriverci sopra “R.Mutt 1917”.

Quel che è certo è che il movimento dadaista puntava alla defunzionalizzazione: elevare ad arte ciò che tradizionalmente non lo era.
L’artista selezionava un oggetto tra tanti -un oggetto per nulla coinvolto con l’arte- lo trasformava e lo privava della sua intrinseca funzionalità.

Gli oggetti del movimento dadaista diventano in questo modo dei simboli, spesso portatori di messaggi sociali o politici.
Molti pensano, ad esempio, che l’orinatoio rappresenti l’utero femminile, ma è una teoria non ancora completamente accettata.

Per molto tempo fu solamente un operatore, lavorava per lo più come consulente per le gallerie. La saltuaria attività artistica in cui si impegnava dava vita ad opere provocatorie e i ready made non sono che il prodotto di questa tendenza.

Duchamp divise i suoi ready made in due categorie, quelli rettificati -ossia modificati da lui- e quelli intatti, ossia oggetti lasciati così come sono e ricollocati semplicemente in un contesto diverso: è il caso dello Scolabottiglie, realizzato nel 1914. Fu acquistato da un vinaio e portato così com’era in una sede espositiva. Oggi il Museo di Stoccarda ne ospita una ricostruzione autorizzata.

Lo Scolabottiglie

Poi c’è la Ruota di Biciletta, realizzata nel 1913. Oggi è possibile ammirarne una ricostruzione al Museum of Modern Art di New York. La bicicletta montata al contrario su uno sgabello doveva essere una beffa alla struttura tradizionale delle sculture celebrative.

Marcel Duchamp, per carattere e naturale predisposizione alla dissidenza aprioristica, non accettò mai di rientrare nella categoria del movimento dadaista.
Anticonformista per natura, cercò sempre di elevare l’anormalità a pratica d’arte e di vita. Possiamo leggere l’intera poetica di Duchamp sotto l’ottica del dialogo dissacrante contro le convenzioni della storia dell’arte.

Ben consapevole della difficoltà di interpretazione delle sue opere, si guardò bene dal non farsi comprendere dal pubblico.
A tal proposito scrisse un riassunto la Boite en valise- in cui sono contenute le istruzioni delle sue opere e gli appunti che hanno accompagnato la loro elaborazione.

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