San Nilo: rinasce il Museo della piccola Bisanzio affacciata su Roma

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Abbazia greca di San Nilo a Grottaferrata

Riaprono i cancelli del Museo Archeologico dell’Abbazia di Grottaferrata, esattamente 20 anni dopo il passaggio di San Nilo allo Stato e la certificazione di ‘monumento nazionale’.

Grande l’entusiasmo da parte di coloro che potranno ora ammirare tutte le opere presenti, a lungo sepolte sotto la polvere e i teli di plastica.

Il Museo conserva una ricca collezione di reperti.

A un primo nucleo iniziato nel 1875, con i materiali raccolti nel corso dei secoli dai monaci basiliani, si sono aggiunti resti archeologici provenienti da ville limitrofe, catacombe e donazioni dei protettori dell’Abbazia.

Tra questi: esemplari di statuaria romana, quali i ritratti di Alessandro Magno e di Costantino, e dell’arte bizantina, come gli sportelli del tabernacolo dell’icona “Theotokos” con il bell’angelo dell’Annunciazione.

Ma la collezione vanta anche reperti marmorei, sarcofagi, monete e ceramiche, di origine islamica e siciliana, nonché affreschi della vicina chiesa medievale.

I lavori di ristrutturazione, iniziati nel 1997, si sono conclusi solo pochi mesi fa e hanno disegnato un nuovo allestimento che ha rovesciato il vecchio percorso.

“Il vescovo di Albano, monsignor Semeraro, ha chiesto al ministero Beni culturali di occuparsi del museo” – spiega la soprintendente Gabrielli, che dal 2015 ha in cura questa e altre abbazie della regione – “e noi del Polo museale abbiamo accolto l’idea con entusiasmo. Abbiamo fatto una convenzione con il Gruppo archeologico ‘Latium vetus’ poiché un museo non può vivere senza coinvolgere il territorio”.

Da oggi è possibile effettuare un tour cronologico nelle sale dell’abbazia, accompagnate da didascalie in inglese.

Il nuovo percorso si apre con i ritrovamenti archeologici nel circondario, operati a partire dal XV secolo dagli abati commendatori.

In queste tre prime sale, spicca la celebre stele in marmo del V sec a.C., rappresentante un giovane assorto nella lettura mentre il suo cane ronfa sotto la sedia.

Proseguendo dalla terza sala in poi, si entra invece nella storia medievale dell’abbazia, con le opere che testimoniano le fasi costruttive.

Infine, nell’ultima sala, si possono ammirare i ripristini operati nel XIX secolo sul corpo del cenobio, fondato da san Nilo nel 1004.

La storia dei singoli pezzi viene narrata sia dalla guida del direttore di San Nilo, il medievista Paolo Castellani, sia dal video “Light History” di Mary Mirka Milo, che all’uscita dal museo prepara a riconnettere le opere al contesto abbaziale da cui provengono.

Informazioni:il museo è aperto il sabato e la domenica, dietro il pagamento di 3 euro.

Fonte: Repubblica, www.abbaziagreca.it

 

 

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