Archeomusic, la mostra che fa risuonare gli strumenti degli antichi

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La musica ha un grande potere: ti riporta indietro nel momento stesso in cui ti porta avanti, così che provi, contemporaneamente, nostalgia e speranza

“Archeomusic-The Music of Ancient Europe” è il titolo della mostra ospitata a Tarquinia fino al prossimo 21 maggio. Una rassegna inedita, senza precedenti e unica nel suo genere. Sarà la Sala Capitolare degli Agostiniani ad aprire le porte al pubblico in occasione della mostra multimediale, mentre i concerti, i numerosi workshop e i video saranno sparsi in varie location del Comune.

L‘iniziativa nasce nell’ambito dell’Emap -European Music Archaeology Project- che intende riportare alla luce gli strumenti musicali utilizzati anticamente dai popoli europei. Innovativi metodi d’indagine sono stati affiancati all’accuratezza scientifica e a un forte spirito divulgativo. In questo modo i visitatori potranno “toccare con mano” e “ascoltare con le proprie orecchie” i prodigi connessi agli strumenti musicali.

Il visitatore vivrà un vero e proprio viaggio nel tempo che parte dal Paleolitico Superiore -circa 40mila anni prima della nascita di Cristo-passa poi per le successive grandi civiltà, arrivando infine all’età contemporanea. E’ al Paleolitico che risalgono gli strumenti più antichi dell’umanità, eppure non è difficile rilevare somiglianze e sopravvivenze nell’utilizzo di determinate tecniche.

Flauto di Neanderthal

Dal Flauto di Neanderthal -ricavato dal femore dell’orso- al Sonaglio di Vulci -utilizzato durante le celebrazioni religiose- passando per il Calcofono e la Tromba d’argilla, scoperta nell’isola iberica. Tutti gli strumenti sono lì a testimoniare come la musica sia sempre stata un bisogno primario per tutte le civiltà degne di questo nome. La musica, che talvolta racconta gli aspetti più profondi delle società antiche, e rivela altresì una vera e propria rete di relazioni e corrispondenze tra i popoli europei, prima ancora che potesse nascere l’idea di un Continente unificato.

L‘Emap è il risultato di 5 anni di attività che hanno chiamato in causa contemporaneamente musica e archeologia. Il progetto ha coinvolto 7 paesi e 10 diverse istituzioni europeee, con una cabina di regia “etrusca” che è il Comune di Tarquinia. Il team di specialisti contava infatti diversi esperti dell’Università della Tuscia, coordinati dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Tarquinia, terra della civiltà etrusca.

Le ricerche archeologiche che sono state effettuate nell’ambito del progetto, hanno evidenziato un evidente ponte tra presente e passato dove la musica è sempre presente, i popoli vi hanno investito tempo e risorse. “Sembra molto probabile che la musica rappresenti un vantaggio evolutivo, facilitando la memorizzazione e la trasmissione dei valori culturali delle comunità. Inoltre possiede proprietà terapeutiche e innalza le prestazioni fisico-cognitive in quelle attività che richiedono coordinazione motoria. Infine, la sua forte presenza nei riti mostra quanto potente sia lo stimolo sensoriale ed emotivo che produce la musica, assicurando la coesione di massa necessaria per perpetuare un sistema socioculturale complesso” ha spiegato Raquel Jimenez, docente dell’Università di Valladolid e membro dell’Emap.

Per conoscere il programma dell’evento e le ulteriori informazioni: www.emaproject.eu

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