India, Goa da meta hippie a buen retiro delle famiglie

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4 milioni sono i turisti che ogni anno visitano lo Stato indiano del Goa, attratti (anche) dai party hippy e dai rave sotto la luce delle stelle. Tante sono state le generazioni che negli anni ’60 vi hanno fatto tappa, sull’onda della rivoluzione sessantottina.

Le cose, però, stanno cambiando. Il nuovo governo del partito religioso -Bjp- ha varato un provvedimento che vieta qualsiasi celebrazione oltre le 10 di sera, pena aspre sanzioni o persino l’arresto.
La Polizia Locale è stata investita del mandato di predisporre gli adeguati controlli al fine di monitorare costantemente la presenza di droghe, spesso reperibili senza alcuna difficoltà.

A sostenere pervicacemente l’iniziativa è anche il ministro per le risorse idriche, Vinod Palyekar, che ha già reso nota la chiusura dell’80% dei locali sorpresi a fare le ore piccole mediante il ricorso all’utilizzo di stupefacenti. Palyekar ha criticato la neghittosità delle forze dell’ordine che nel passato, nonostante l’esistenza di un’apposita normativa, hanno per lo più ignorato le irregolarità “girando gli occhi dall’altra parte”. 

D‘altro canto le attività aperte sulle rive dell’Oceano lamentano l’approvazione della legge che priverà del lavoro molte persone che vivevano grazie all’industria locale: dai fornitori di bevande ai baristi passando per i dj.

Se la norma “bacchettona” si ripercuoterà sui flussi turistici è cosa ancora da stabilire. Quel che è certo è che non si potrà più dire -per il momento- “the party never stops in Goa”.

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