Jack lo Squartatore, tra musei e ossessioni letterarie

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Sotto l’epidermide della storia, pulsano le vene di Londra. Questi simboli, la squadra, il pentacolo… anche un individuo profondamente ignorante e depravato come voi avverte che essi sono pregni di energia e di significato. Quel significato sono io. Sono io quell’energia. Un giorno gli uomini diranno, guardandosi indietro, che sono stato il precursore del XX secolo.

Quella di Jack lo Squartatore è una storia che ha affascinato e continua affascinare tanti.
Nessun assassino ha avuto, nella storia dell’umanità, una notorietà mediatica simile. I delitti di Whitechapel hanno affascinato -se così si può dire- e ispirato decine e decine di teorie cospirative.

I luoghi di Londra legati alle vicende dell’assassino sono numerosi.

Dalla zona di Whitechapel a Hanbory Street e Mitre Square, i luoghi dove Jack lo Squartatore consumò il suo secondo e terzo omicidio.

Al numero 29 di Hanbory Street, l’8 settembre 1888, venne rinvenuto il corpo di Anne Chapman. Era totalmente irriconoscibile: gola squarciata e testa quasi del tutto recisa dal resto del corpo.

Old Spitalfields Market, Quartiere Spitalfields è il luogo della quarta ed ultima vittima di Jack lo Squartatore. È una zona molto vicina al Commercial Street, che ospita l’Old Spitalfields Market.

Ancora oggi Jack lo Squartatore riscuote un grande interesse, che alimenta dibattiti, polemiche, libri di ogni sorta, ricerche scientifiche e persino musei dedicati. Esistono diversi tour turistici ispirati alle vicende che videro assassinate cinque prostitute del tempo.

A Londra è nato un museo privato nell’East End, una zona che si sta lentamente rivalutando grazie all’apertura di svariate attività commerciali: dalle caffetterie più sofisticate agli appartamenti a prezzi da capogiro. Deborah Orr, un’editorialista del The Guardian, ha definito la questione “un’infamia”. L’ambiente è davvero kitsch e ricostruisce l’ambientazione e le stanze in cui si svolsero i delitti.

Molto più all’avanguardia il City of London Police Museum, che dedica un intero settore proprio a Jack lo Squartatore. Qui i visitatori possono interagire in versione digitale con una delle vittime dell’assassino, Catherine Eddowes, chiusa in una cella del commissariato di Bishopsgate. Grazie all’allestimento, il museo ci riporta all’insopportabile miseria e drammaticità che circondava gli omicidi del tempo.

Quella dell’East End era una zona dove all’epoca andavano a vivere gli immigrati, soprattutto gli ebrei fuggiti dalle persecuzioni in Russia e nell’Europa Orientale. Fu Charles Dickens il grande testimone di questa povertà.

delitti di Jack lo Squartatore furono commessi nel raggio di un chilometro e mezzo, oggi quella zona non ha davvero nulla a che vedere con l’atmosfera che si respirava all’epoca. Anche se continua ad essere abitata da immigrati, i prezzi salgono alla velocità della luce.

“Si è scritta molta letteratura su Jack lo Squartatore. L’immagine di un uomo con il mantello e la bombetta è un mito, ma le prostitute assassinate a Whitechapel sono reali. E tante volte sono state retrocesse al rango di caricature. Purtroppo la misoginia è un affare redditizio” ha spiegato Sara Huws, cofondatrice dell’East End Women’s Museum.

Non si seppe mai la vera identità di Jack lo Squartatore ma la teorie sui possibili sospetti furono tantissime: da un macellaio al chirurgo della regina passando per il Principe Alberto Edoardo, nipote della regina Vittoria. I libri che sostengono di aver trovato il colpevole sono numerosi, uno dei più noti è scritto da Patricia Cornwell, Ritratto di un assassino. Pubblicato nel 2002, è basato sulle prove del dna, ovvero la saliva con cui fu attaccato il francobollo di una delle lettere che l’assassino avrebbe inviato -provocatoriamente- alla polizia e alla stampa dell’epoca.

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