L’aperitivo con i gamberetti ci ucciderà

Lidia Sirna
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gamberetti: udite udite, la lotta al surriscaldamento globale passa anche per questi piccoli crostacei provenienti dall’estremo Oriente. 

La società occidentale ne richiede una produzione enorme per soddisfare il fabbisogno di quanti li scelgono per arricchire le nostre tavole durante gli aperitivi. Crostini, tartine, canapè, sfoglie, crocchette o involtini: tantissimi sono i modi con cui si possono utilizzare i gamberetti.

Questi crostacei sono un vero fiore all’occhiello dell’aperitivo sofisticato, si possono creare gustose composizioni oppure cuocerli semplicemente con aglio e peperoncino per una deliziosa pietanza tipicamente spagnola.

Quel che non si sa, però, è che la produzione massiccia dei gamberi rappresenta un’autentica minaccia per il nostro pianeta. Per produrne un chilo, si stima che si immettano nell’atmosfera fino a 1000 tonnellate di anidride carbonica.

Laddove i gamberi vengono prodotti, gli allevamenti intensivi causano danni a dir poco devastanti: sono stati sufficienti 15 anni -ad esempio- per danneggiare definitivamente il villaggio costiero di Bedono, sull’Isola di Giava, in Indonesia.

Trasformare il territorio in una regione ricca di piscina adibite alla gambericoltura ha fatto radere al suolo la foresta di mangrovie, uno dei polmoni verdi più importanti del mondo insieme alla Foresta Amazzonica.

Le foreste di mangrovie sono essenziali perchè proteggono da tifoni e inondazioni, sono una vera risorsa per i 120 milioni di individui residenti nelle zone tropicali, dall’Asia al Sud dell’America. La deforestazione globale procede a ritmi velocissimi, di questo passo il polmone verde potrebbe scomparire del tutto entro i prossimi 80 anni.

La crescita della gambericoltura -che si immagina già triplicata entro il 2030- è un rischio enorme per le foreste di mangrovia. 

Qual è la soluzione quindi? Non esiste una ricetta risolutiva semplice a un problema così complesso. E se la soluzione esiste, certamente è tutta in salita. Anzitutto occorre un’efficace regolamentazione della produzione industriale, magari stabilendo un tetto massimo alla produzione, in modo tale da monitorarla costantemente.

Muhammad Arifin -membro di un’associazione locale che si occupa della questione- ha spiegato a La Repubblica la necessità di mantenere le piante intorno alle piscine adibite alla gambericoltura. Sarebbe un passo importante perchè comporterebbe benefici significativi non solo per la sostenibilità ma anche per pescatori e coltivatori locali.

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