Le sfide del Porto di Venezia

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Venezia non esisterebbe senza il suo porto, e il porto non esisterebbe senza Venezia.

E’ in questa città che arrivano merci, traghetti, passeggeri, portacontainer, navi da crociera.

E’ davvero paradossale che in una laguna -il posto meno incline alla portualità- sia sorto il porto più complesso e antico del mondo.

“Non deve essere lontano dal mare, non deve stare dentro ad una laguna, non deve avere una città dentro” ha spiegato a La Repubblica Pino Musolino, nuovo Presidente dell’Authority portuale ed ex Amministratore di uno dei leader del trasporto marittimo, la Hapag-Lloyd.

E’ a Venezia che è stata progettata la più grande operazione della storia della Repubblica: il Mose. Il sistema di dighe mobili realizzato per difendere la città è ricordato per lo più a causa degli scandali di tangenti, corruzione e storielle tipicamente italiane.

Le problematiche il nuovo Presidente dovrà affrontare sono varie. Anzitutto la campagna contro le grandi navi da crociera che hanno sconvolto l’opinione pubblica. In effetti non è difficile dimenticare le immagini di questi grandi giganti che attraversano la Laguna a pochi passi da Piazza San Marco, specie dopo la vicenda del Giglio.

Le proteste furono così vivaci da costringere il Governo ad intervenire, impedendo l’accesso a circa 200mila crocieristi. D’altro canto, l’industria del settore crea lavoro e indotti significativi. Per comprendere la portata del fenomeno, ecco un po’ di numeri.

Si stima che siano circa 4500 le persone impegnate in maniera diretta o indiretta nel settore, composto da circa 200 aziende. Il numero dei passeggeri in arrivo negli ultimi anni è calato vistosamente: nel 2014 erano stati 1,7 milioni, nel 2015 il numero è sceso a 1,58 milioni, nel 2016 è infine calato a 1,60 milioni.

“In tutti questi anni non è successo nulla. Ci hanno accusato di danneggiare Venezia, quando non ci si rende conto che sono altre le navi che inquinano la Laguna e quelle le abbiamo tolte da tempo. Come si fa a non capire che nessuno può desiderare di mettere a rischio Venezia che è il nostro patrimonio. In tutti questi anni non esiste un dato Arpav che giustifichi una tale psicosi. C’è solo un’evidenza: il fatturato di Vtp -la società che fornisce servizi alle navi ndr- è sceso. Ecco questo è l’unico dato reale” ha commentato a La Repubblica Galliano Di Marco, Ad di Vtp.

Venezia è il primo polo occupazionale di tutta la provincia, l’attività portuale è quindi essenziale. Oltre a questo, un’altra problematica è rappresentata dall’accessibilità portuale. Con la predisposizione del Mose, Venezia è tenuta alla risoluzione della questione relativa alle entrate delle portacontainer. 

Negli ultimi anni si sono registrati positivi tassi di crescita, dimostrando il respiro internazionale di un porto che è stato capace di concepire un mix efficace di navi e inoltro ferroviario.

“Quella meravigliosa città sull’acqua che si chiama Venezia se si spopola diventa Pompei. E allora prima di mettere in pericolo l’ultimo polmone produttivo che ha e che è il porto bisognerebbe pensarci due volte, proporre alternative, altrimenti, gentilmente, tacere” ha ribadito ancora Musolino a La Repubblica.

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