Michelangelo, scoperta un’altra Pietà

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E’ Robert Schoen -accademico statunitense- ad aver riconosciuto il tratto più giovanile di Michelangelo nella Pietà custodita nella Chiesa di Santa Maria a Marcialla, un piccolo borgo nel Comune di Barberino Val d’Elsa, poco lontano da Firenze.

Fu sempre Schoen, nel 1984, a scoprire il Cupido scolpito dall’artista italiano. Dopo l’appello del sindaco di Barberino, che aveva chiesto di risolvere l’enigma legato alla Pietà di Santa Marcialla, Schoen si è messo a lavoro e dopo dieci anni di studi ha potuto constatare che l’affresco deriverebbe da un disegno di Michelangelo.

In questo modo avrebbe pure senso la convinzione comune di attribuire all’artista la disseminazione di parti del corpo umano nelle sue opere. Del resto Michelangelo era solito sezionare cadaveri per studiarne minuziosamente l’anatomia. Si sostiene che Michelangelo avesse addirittura raffigurato l’apparato riproduttivo femminile, inserendolo nelle decorazione delle Cappelle Medicee fiorentine.

A sostenere la notizia è lo studio della rivista Clinical Anatomy, su cui alcuni ricercatori brasiliani -coordinati da Deivis de Campos dell’Università federale di scienze della salute di Porto Alegre- hanno spiegato di aver rinvenuto le medesime allusioni anatomiche anche negli affreschi della Cappella Sistina.

“Al di là delle interpretazioni simboliche, si conferma ancora una volta il grande interesse di Michelangelo per l’anatomia umana: fin da giovane nel 1492, cominciò a sezionare cadaveri di nascosto nella Basilica di Santo Spirito, con la complicità dell’Abate Nicolò Bichiellini, proprio per rappresentare il corpo umano nel modo più realistico possibile” ha spiegato al Messaggero del 6 aprile Davide Lazzeri, specializzato nello studio della medicina dell’arte.

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