Il mistero dei Beati Paoli

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Era uno di quei tramonti in un cielo terso e luminoso, come si vedono soltanto a Palermo. Dietro monte Cuccio acuto e arido, il cielo pareva d’oro, ma su su diventava roseo e dalla parte opposta il roseo moriva in una dolce tinta viola. La punta piramidale di Porta Nuova pareva d’oro, d’oro le quattro torri della Cattedrale e i campanili; nell’aria e nella luce vi era come un tenue riflesso di quell’oro.

Dal romanzo di Luigi Natoli “I Beati Paoli

Nel 2016 la Rai, in collaborazione con Leone Film Group, si è aggiudicata il diritto della prima offerta per realizzare una serie tv dedicata ai Beati Paoli, con la regia di Giuseppe Tornatore.

La leggenda degli uomini mascherati che si riunivano segretamente, fu pubblicata in forma di romanzo a puntate sul Giornale di Sicilia tra il 1909 e il 1910 da William Galt, pseudonimo dello scrittore e storiografo italiano Luigi Natoli.

La segretezza e il mistero sono due aspetti della storia italiana che da sempre affascinano il mondo, e la vicenda dei Beati Paoli non fa eccezione.
In relazione al romanzo di Galt-Natoli, c’è chi ha definito questa organizzazione segreta come una sorta di antesignana di quella che oggi è la mafia, niente di più sbagliato.
Da una parte ci sono la vendetta e la lotta all’ingiustizia – con metodi più o meno ortodossi – dall’altra la guerra allo Stato ai fini dell’arricchimento personale.

Difficile orientarsi in base a fonti storiche trasmesse ai posteri per lo più grazie alla tradizione orale, ma le leggende difficilmente nascono senza che ci sia qualche fatto che scatena la fantasia popolare.
Quello che è certo, è che alla fine del XIX secolo, in Sicilia era diffusa una ben radicata convinzione popolare riguardo all’effettiva veridicità della setta.

La maggior parte delle testimonianze da prendere in considerazione arrivano dal marchese di Villabianca, storico palermitano vissuto tra il Settecento e l’Ottocento.
Secondo la sua opinione i Beati Paoli, sarebbero stati realmente una setta di sicari che si riuniva in gran segreto – e rigorosamente dopo la mezzanotte – nelle cripte sotterranee al quartiere del Capo, a Palermo, per pianificare strategie di vendetta istituendo una sorta di tribunale. Un’organo punitivo, quindi.
Sempre grazie al marchese, si considera l’ipotesi che i loro committenti facessero parte della middle class dell’epoca – poichè non disponevano, come le famiglie importanti, di uomini armati al proprio servizio.

Perchè “Beati Paoli”?
il nome della setta, poco comune per un ordine di vendicatori seriali, secondo l’ipotesi più accreditata potrebbe provenire dal nome di San Francesco di Paola – patrono del regno di Napoli e Sicilia – che fino al 1519 era, appunto, beato.
Questo perchè gli affiliati usavano andare in giro vestiti come i suoi minimi, e sembra che il loro simbolo fosse una croce formata da due spade sovrapposte.

Dove si riunivano?
Il sedicente quartier generale dei Beati Paoli esiste ed è accessibile attraverso una cripta che si trova nella chiesa palermitana di Santa Maria di Gesù al Capo.
In corrispondenza della grotta il palazzo Baldi-Blandano, che era ovviamente collegato al sotterraneo tramite una piccola porta al primo piano.

Certo, l’esistenza di questo luogo non costituisce una prova, perchè non è documentato da fonti attendibili che i Beati Paoli – ammesso quindi che siano realmente esistiti – si riunissero proprio là.
Il Comune di Palermo sta provvedendo al restauro della grotta, chissà che non salti fuori qualche indicazione interessante!

Sulle tracce del tesoro dei templari
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