Salento, alla scoperta di Melendugno: dall’entroterra alle Marine

Print Friendly, PDF & Email

 

Aria di giorni d’estate e già si sente il profumo di una terra che merita di essere visitata e apprezzata nelle sue meraviglie naturali e fortemente radicate nella tradizione contadina e marinaresca. Un territorio sempre più votato a un futuro che merita, legato al turismo e alla cultura: il Salento. Abbracciato da Ionio e Adriatico, da campi e terra rossa, da ulivi secolari e mare, da storia e tradizione.

E tra le tante meraviglie che questa terra offre, spostandosi sul versante adriatico, da visitare senza indugio è un territorio saltato alle cronache di questi ultimi mesi per la tanto discussa questione ambientale sollevata dalla costruzione del gasdotto Tap, per portare gas dall’Azerbaijan all’Italia, passando per una delle più belle spiagge d’Italia:

Melendugno con i suoi dintorni, dall’entroterra alle marine.

Dopo settimane di protesta ininterrotta da parte dell’intera comunità salentina, di 94 sindaci e della Regione, che chiedono al governo di ripensare le scelte in merito, di abolire decisioni unilaterali e imposte e di ascoltare il grido della comunità – che chiede di interrompere il progetto del Trans Adriatic Pipeline e di espianto di ulivi e di sfruttamento della spiaggia a favore delle logiche industriali della multinazionale – quello che è stato raggiunto è solo un accordo su un reimpianto di 43 ulivi.

R isale al 20 aprile la decisione del Tar che ha respinto il ricorso presentato dalla Regione Puglia contro l’espianto degli ulivi, dando parere favorevole alla realizzazione del progetto. Ma la polemiche continua e il governatore della Puglia Michele Emiliano torna a chiedere al Governo di ascoltare cittadini e sindaci, ribadendo che “un’alternativa al gasdotto sulla spiaggia di San Foca può essere trovata”.

Chi protesta chiede di porre l’attenzione sui pericoli che sta correndo con il Tap una regione che vanta le più grandi bellezze ambientali e naturali d’Italia, con le ripercussioni negative sul turismo del territorio, che in questi anni ha registrato un vero e proprio boom.

E di bellezze il territorio di Melendugno, è pieno.

Melendugno

A metà tra Lecce e Otranto, questo piccolo borgo si trova nel cuore della Puglia salentina e il suo nome rimanda alla produzione del prelibato e ricercato miele. Di Melendgno si hanno le prime notizie tra 16esimo e 17esimo secolo, nella frazione di Roca vecchia, dove vene edificata la città fortificata, la sola in tutta Europa ad avere mura di conci e bolo. Dopo l’incendio che distrusse la città furono i Messapi, l’antica popolazione dalle origini ancora oggi misteriose, a ricostruire la nuova Roca, Roca dei Messapi, poi abbandonata in epoca romana

Con le sue marine si affaccia sul litorale Adriatico, tra dune, calette e faraglioni e, oltre a bellissime spiagge di bianca e fine sabbia, l’altra sua ricchezza è il suo patrimonio artistico e culturale.

Come il centro storico che ancora conserva i resti dell’edilizia originaria. Tra case a corte risalenti al periodo medievale troviamo resti delle primordiali costruzioni come abbazie, castelli e le cinque torri d’avvistamento risalenti alla seconda metà del 16esimo secolo.

Tra le sue meraviglie spiccano:

Il Palazzo baronale d’Amely, con la sua facciata irregolare e la pianta stellare. I melendugnesi lo chiamano “castello” perché si tratta di una grande torre poligonale fortificata su progetto di Gian Giacomo dell’Acaya, l’architetto militare dell’imperatore Carlo V. La torre, un tempo circondata dal fossato, era raggiungibile attraverso un ponte levatoio che, con l’avvento dei baroni D’Amely, fu chiuso da un portale di foggia cinquecentesca sormontato da due leoni che sostengono sul dorso una torre merlata.

La Chiesa di Maria SS Assunta, risalente al 16esimo secolo, situata nella piazzetta Monsignor Durante. La facciata è realizzata in due ordini del ‘700 e della originaria struttura cinquecentesca resta il portale intagliato. All’interno si possono ammirare altari seicenteschi come quello della Madonna del Rosario, opera di Aprile Petrachi che realizzò anche il pregiato Crocifisso ligneo, il paliotto in pietra leccese dipinta raffigurante l’Ultima Cena, parte dell’antico altare maggiore e la cinquecentesca porta della sacrestia.

L’Abbazia di Santa Niceta, situata fuori da Melendugno, al centro di un uliveto. Dedicata al patrono cittadino, la cappella conserva diversi affreschi che originariamente decoravano l’antico edificio basiliano, poi inglobato nell’attuale chiesa. Proprio in questo territorio i monaci basiliani lasciarono in eredità, infatti, cripte e abbazie.

L’entroterra: tra ulivi, dolmen, trulli e frantoi

La ricchezza di Melendugno è anche legata al suo entroterra, esteso tra terra rossa e distese di maestosi ulivi secolari che proteggono un territorio che basa la sua economia in particolare sulla produzione di olio.

E poi i frantoi ipogei detti i trappiti, antri sotterranei privi di luce e scavati nel banco calcareo utilizzati per la produzione dell’olio di oliva. Venivano costruiti sotto terra per poter sfruttare la maggiore costanza termica e proteggere il prodotto dagli sbalzi della temperatura.

Meravigliosa testimonianza dell’origine di Melendugno legata all’età del bronzo sono i due Dolmen Placa e Gurgulante, di epoca neolitica, che si trovano subito fuori dal centro abitato, in direzione di Calimera. A poca distanza si trovano inoltre le antiche costruzioni in pietra, dalla forma conica, tipiche pugliesi: i trulli, detti anche in dialetto salentino furnieddi.

Inoltre, il primo insediamento, ad oggi conservato come bene archeologico, è rappresentato dal centro costiero di Roca Vecchia. In questo antico abitato sono ancora visibili le evoluzioni di tre città fortificate, costruite l’una sulle macerie dell’altra, risalenti al 16esimo secolo avanti Cristo.

Il centro abitato si trova a poca distanza dalla frazione di Borgagne, borgo di antiche origini contadine. Borgagne vanta nel suo centro storico la presenza delle tradizionali “case a corte”, complessi abitativi in cui si svolgevano gran parte delle attività quotidiane e lavorative, e delle masserie a torre o fortificate, risalenti al XVI secolo. Il castello Petraroli, eretto nel 1497 dal barone Belisario Petraroli, svetta nel centro storico.

Le Marine di Melendugno

Una delle principali attrazioni del borgo salentino sono – ovviamente – le sue spiagge, estese lungo il litorale che porta alle marine:

San Foca, è una delle località più conosciute di Melendugno. Antico e piccolo borgo di pescatori caratterizzato da un importante porto turistico e La costa, prevalentemente rocciosa, si interrompe in due grandi insenature sabbiose. Davanti a queste due spiagge emergono dalle acque cristalline alcuni scogli: “Brigantini”, “scoglio del sale” e “otto”, che grazie alla bassa marea offrono un suggestivo spettacolo intervallato da splendide piante e fiori tipici della macchia mediterranea.

Roca Vecchia, splendido e particolare borgo sul mare, da cui nasce Melendugno. Nel borgo sul mare si sono succeduti insediamenti a partire dalla città messapica del IV secolo, di cui si riconoscono le mura ciclopiche, mentre risalgono al periodo romano le strutture del porto e i murenari, vasche in cui si conservavano i pesci vivi, soprattutto murene. I resti più imponenti, invece, sono quelli delle poderose mura medievali e della torre di guardia, costruita nel 1568, che faceva parte del sistema difensivo costiero. Il fiore all’occhiello di Roca vecchia è la meravigliosa Grotta della Poesia,

un’enorme vasca e piscina naturale di circa 600 metri quadrati nata dall’azione erosiva del mare dove, secondo una legenda, una bellissima principessa era solita fare il bagno. Con la diffusione della notizia schiere di poeti si recarono in questo posto per ammirare la bellissima principessa e comporre versi in suo onore. Lungo la strada che collega Torre dell’Orso a Melendugno, sorse intorno al 1480 il villaggio disabitato di Roca Nuova con la sua masseria fortificata.

Torre dell’Orso, è un’altra meravigliosa località balneare sul litorale di Melendugno, tra le più ambite del Salento, immersa in una splendida e fitta pineta, è caratterizzata da ampie insenature e numerose piccole grotte.
Su un alto sperone, svetta la torre da cui prende il nome la località, eretta nel XVI secolo per avvistare le navi saracene. Conosciuta anche come Torre dell’Urso o Creta Russa, la vedetta sfoggia una forma troncopiramidale a base quadrata.

Torre dell’Orso è anche famosa per due suggestivi faraglioni che affiorano dal mare cristallino su una spiaggia bianca e finissima: le famose Due Sorelle.

Torre Sant’Andrea, l’altra meraviglia che si incontra accostando lungo la litoranea adriatica. Qui ad accogliere il viaggiatore è un incanto della natura, selvaggia e incontaminata. I colori e i profumi di macchia mediterranea sbattono e contro falesie e faraglioni di roccia bianca da cui è facile vedere turisti e salentini tuffarsi in un mare aperto e indomito e tra calette di acqua cristallina.

I sapori di Melendugno (e del Salento)

Melendugno, come tutto il Salento, è anche terra di sapori, prodotti tradizionale che portano sui piatti ottimo e conviviale cibo. Innanzitutto l’olio.

La cittadina racchiude a sé un florido centro agricolo che basa la sua economia sulla produzione dell’olio, come dimostrano le grandi distese degli alberi padri e maestri, gli ulivi secolari e la presenza di numerosi frantoi. Fin dai tempi antichi a Melendugno si produce un ottimo olio locale. e il resto è la tipica cucina salentina, umile, povera e naturale, che si arricchisce delle materie prime più autentiche della terra e del mare e delle spezie tipiche della macchia mediterranea (salvia, rosmarino, timo, maggiorana, menta ed origano).

Tra i piatti tipici spiccano:

Le pittule, caratteristiche del mondo contadino e consumate prevalentemente nel periodo invernale (nel basso Salento in genere per San Martino), ma in realtà cucinate tutto l’anno. Sono frittelle di forma grossolana ripiene di rape, fiori di zucca, baccalà o senza ripieno.

La puccia, il tipico pane pugliese fatto con olive verdi o nere

Friseddha e pummidoru, non c’è estate in Salento senza un pasto frugale a base della tipica frisella pugliese (di origine greca), una ciambellina senza buco fatta con impasto di farina d’orzo o grano, cotta e biscottata in forni a legna. I salentini la condiscono con pomodori, olio e sale e la consumano nelle calde serate estive in compagnia di ottimo vino e risate.

Le purpu alla pignata, un secondo piatto tipico della tradizione salentina che deve il suo nome al recipiente in terracotta nel quale viene cotto. Viene tradizionalmente cotto in una teglia di coccio. La sua cottura avviene con coperchio ed è piuttosto prolungata. Il risultato è un polpo tenero e saporito, da gustare con del pane o senza. Spesso è accompagnato dalle patate.

Ovviamente altri prodotti e piatti da non perdersi sono le orecchiette, cucinate con le cime di rapa o anche con del semplice sugo e basilico. Li rizzi de mare (i ricci di mare), ciceri e tria (piatto povero di pasta e ceci), li municeddhi (lumache di terra), il pasticciotto leccese.

E naturalmente, il tutto innaffiato con dell’ottimo vino Negroamaro.

 

Credits: Sito ufficiale turismo Puglia, Associazione Borghi autentici d’Italia

Potrebbe interessarti anche:

Pause-cultura in Salento, Sardegna e Sicilia. Cosa fare lontano dall’ombrellone
frise Cosa mangiare in Salento, la top 10
Gasdotto Tap, nuove barricate a Melendugno
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti