Tra vetro e ossa: le sculture filosofiche di Jan Fabre in mostra a Venezia

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Sono un viaggiatore senza guida, senza bussola, che però conosce la direzione. Sono un artista senza maestro, senza talento, che però sa che cosa realizzare (Jan Fabre)

Lo avevamo lasciato a Firenze con le sue ‘spiritual guards’ ad abbellire la città medicea, nel corso della sua ultima grande mostra diffusa. Lo ritroviamo oggi a Venezia con un’esposizione capace di innescare un’intensa riflessione filosofica, spirituale e politica. I temi sono comuni nel lavoro del ‘guerriero della bellezza’ fiammingo: la vita e la morte e il concetto di spiritualità. Nella mostra fiorentina materializzati nelle sue opere in bronzo e cera, che hanno trasformato Firenze in un vero e proprio museo a cielo aperto, mentre qui a Venezia padroni della Laguna diventano i suoi capolavori in ossa e vetro. L’abbazia di san Gregorio ospita Jan Fabre. Glass and Bone Sculptures 1977-2017, dal 13 maggio fino al prossimo 26 novembre.

Oltre 40 sculture, realizzate lungo l’arco di un quarantennio di creatività e lavoro artistico – tra il 1977 e il 2017 – tenendo fede a materiali che suscitano in lui fascino e alchimia: ossa e vetro, appunto.

Materie che modellano parti e insiemi di corpi umani e animali: a volte, questi mantengono la loro naturalezza cromatica; altre volte, sono dipinti con il colore blu tipico della penna a sfera Bic che l’artista usa da anni per raccontare l’Ora Blu, ovvero quel momento crepuscolare in cui avviene il passaggio dalla notte al giorno o viceversa, che segna il punto di confine e di mutamento del tempo naturale.

E le parole dell’artista fiammingo, icona dell’arte contemporanea, rendono bene a sua idea e la sua fascinazione da questa maniera di produrre arte: “La mia idea filosofica e poetica che riunisce assieme il vetro con le ossa umane e animali, nasce dal ricordo di mia sorella che da bambina giocava con un piccolo oggetto di vetro. Questo mi ha fatto pensare alla flessibilità dell’osso umano in confronto con quella del vetro. Alcuni animali e tutti gli esseri umani escono dal grembo materno come il vetro fuso esce dal forno di cottura. Tutti possono essere modellati, curvati e formati con un sorprendente grado di libertà”.

Durezza e fragilità, opacità e trasparenza, ombra e luce, vita e morte. Sono queste le dicotomie incarnate dall’alternanza ossa e vetro. I materiali che Fabre sceglie e lavora con cura per esprimere al mondo il suo universo filosofico e che in Laguna illuminano la 57esima Biennale di Venezia, come evento collaterale, ripercorrendo la ricerca che Fabre porta avanti in maniera forsennata e filosofica fin dal suo ingresso nel mondo dell’arte contemporanea.

L’esposizione del cavaliere dell’arte fiammingo – curata da Giacinto Di Pietrantonio, Katerina Koskina e Dimitri Ozerkov, promossa dalla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, in collaborazione con EMST – National Museum of Contemporary Art di Atene e The State Hermitage Museum di San Pietroburgo – è un progetto inedito, appositamente studiato per gli spazi dell’Abbazia di San Gregorio, situata tra il ponte dell’Accademia e la Punta della dogana.

Proprio lì, dove un altro mostro sacro dell’arte contemporanea è esposto in questo periodo: Damien Hirst, con i suoi tesori venuti a galla dagli abissi in cui era sprofondata la leggenda dell’Unbelievable (Treasures from the wreck of the unbelievable”, fino al prossimo 3 dicembre).

Le sculture in vetro e ossa di Jan Fabre – dichiara Katerina Koskina, curatrice della mostra – sono una tacita allusione alla brevità della vita sulla terra e alla nostra mortalità. Allo stesso modo, la connessione tra ossa e vetro allude alla fragilità e alla caducità dell’esistenza umana”.

La vita umana è estremamente precaria: ha solo un breve attimo di tempo prima che la bellezza del corpo divenga una scheletro. E questa precarietà, questa fugacità vengono perfettamente rese da Fabre mediante l’utilizzo delle ossa e la lucentezza del vetro, simboli di opulenza.

Per oltre 35 anni, Jan Fabre è stato uno delle più innovative e importanti figure del panorama dell’arte contemporanea internazionale. Come artista visivo, sceneggiatore teatrale e autore, Fabre riflette sulla vita e la morte, sulle trasformazioni fisiche e sociali, oltre che sulla rappresentazione crudele e intelligente di animali ed esseri umani.

Dall’entomologia, che ha iniziato a studiare ancora bambino, alla storia dell’arte fiamminga, cui fa continuo riferimento e dai cui pittori prende sempre grande ispirazione, Fabre descrive il proprio approccio come multidisciplinare: “Studiare ambiti di conoscenza apparentemente estranei tra loro e poi collegarli come in una sintesi, questo è il senso della mia arte”.

Info utili:

JAN FABRE. GLASS AND BONE SCULPTURES 1977-2017
Evento collaterale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Venezia, Abbazia di San Gregorio (Dorsoduro 172)

La mostra sarà aperta al pubblico dal 13 maggio al 26 novembre 2017. Orari: 11.00-19.00
Ingresso libero

 

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