In Alta Murgia tra grotte, chiese rupestri, canyon e gravine: l’incanto della Magna Grecia pugliese

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Lo splendido lembo di terra che racchiude l’antica Magna Grecia pugliese lo si scopre solcando il terreno dell’Alta Murgia barese (oltre che della parte più a sud, quella del Salento a Gallipoli e lì dove ancora si parla greco antico,nella Grecia Salentina), lì sull’altopiano roccioso dove Federico II amava godere delle sue battute di caccia e si cela quel regno di archeologia dove i fasti dell’antica colonizzazione greca fanno sfoggio di tutto il loro splendore:

dall’antica via Appia, che congiungeva Roma a Brindisi a Taranto, la capitale della Magna Grecia  e poi Gravina, Altamura e Laterza, così come Massafra e Mottola.

Territori meridionali affacciati sul mare, colonizzati dai greci in numerose ondate,che via via hanno esteso i loro traffici commerciali, strutturato un sistema politico tipicamente ellenico e lasciato in eredità nel sud Italia un patrimonio archeologico inestimabile.

Taranto in primis, con le sue Gravine

La città dei due mari, bagnata dal mar Grande e dal mar Piccolo, caratteristica che l’ha resa fondamentale nelle sue vicende storiche, che l’hanno vista nascere nel VII secolo avanti Cristo forse per volere di coloni di Sparta. O per meglio dire, Taranto, la Signora del mare.

Della Magna Grecia è stata colonia cruciale e capitale e la sua storia è un racconto stratificato di itinerari sotterranei, di ipogei, necropoli, cripte e tombe affrescate a camera.  In superficie invece, le sue epoche storiche si incrociano e abbracciano un meraviglioso mare, i resti di un tempio dorico, regalando alla città un fascino senza tempo e la preziosità di una perla.

E le tante leggende che si raccontano le origini della città pugliese pare siano frutto dell’immaginazione dei Greci, che volevano tramandare al mondo un origine divina della città e la valorosità dei suoi fondatori.

Il nucleo storico di Taranto sorge su un’isola artificiale collegata alla terraferma da un ponte girevole, unico ponte mobile in Italia inaugurato nel 1887, che conduce dritto al reticolato di vicoli attorno a via Cava, sulla tracce di antiche botteghe artigiane. Protagonisti di questa città architetture e chiese di epoche e stili differenti.

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Ipogeo De Beaumont Bonelli Bellacicco 

È il tesoro nascosto di Palazzo De Beaumont, splendida residenza settecentesca nel cuore del borgo antico di Taranto e i suoi spazi si estendono fino a 12 metri sotto il manto stradale, testimoniando ogni differente fase antropica di occupazione del sito (greca, bizantina e medievale), visibili grazie alle varie strutture architettoniche riferibili a fasi geologiche e storiche differenti: dalla preistoria all’età moderna.Sono presenti strutture murarie tardo-medioevali ed elementi architettonici di età bizantina. Al secondo piano del palazzo, un attento restauro ha riportato alla luce l’antica Casa della Marchesa De Beaumont, con le sue ricche decorazioni settecentesche

Taranto Vecchia e le colonne doriche 

Taranto Vecchia è una vera e propria isola che trasuda storia da ogni pietra, e per raggiungerla è sufficiente attraversare il Ponte Girevole che collega il borgo antico con la Taranto nuova. Il centro storico della città vecchia è un prezioso scrigno di tesori tramandati dall’antica Grecia. Passeggiando tra viuzze e vicoletti si incontrano scorci mozzafiato che si tuffano sul mare a strapiombo (come quelli a Corso Vittorio Emanuele II), e poi un tripudio di chiese e palazzi d’epoca, fino a cedere al fascino antico delle Colonne doriche in Piazza Castello: l’unica testimonianza rimasta del Tempio di Poseidone, emblema dell’antico culto della Magna Grecia. Come se non bastasse, sull’angolo estremo dell’isola una meravigliosa struttura quadrangolare con 7 torri lascerà a bocca aperta: è il Castello Aragonese.

Il Castello Aragonese 

Con la sua pianta quadrangolare e le sue 7 torri incanta chi si spinge all’angolo estremo dell’isola che racchiude la città vecchia. Conosciuto anche come Castel Sant’Angelo è situato vicino ad una antica depressione naturale del tratto di roccia sopra cui sorge il borgo antico e consiste in una ricostruzione aragonese di una fortezza precedente normanno-sveva-angioina.

Chiostro ex convento di San Domenico 

Sorto tra il X e l’XI secolo, sui resti di un tempio greco del V secolo a.C., il complesso monastico di San Domenico conserva ancora oggi i segni del suo prestigioso passato. Durante i restauri e la campagna di scavo archeologico degli anni ‘90, sono stati ritrovati resti di colonne di età classica. Molti sono gli stili artistici che si sono sovrapposti nei secoli: a elementi romanici si affiancano archetti gotici.

Il Lungomare

Il Lungomare di Taranto è una delle zone più romantiche della città. Da qui, infatti, si gode di un panorama che lascia attoniti. Nell’arco di una giornata il Golfo di Taranto si colora di mille tinte diverse a seconda della luce che si riflette nel suo mare.

Laterza e Gravina, dove nacque la civiltà rupestre

Tra le gravine intorno al Golfo di Taranto, è spettacolare quella di Laterza, conosciuta come il Canyon d’Europa, esteso per 12 chilometri. Ammirando le sue tante Chiese rupestri si svela l’antichissima origine della città, con le testimonianza lasciate dall’uomo fin dalla preistoria.

Dalla roccia della gravina alla ceramica, Laterza vanta la peculiare produzione della maiolica bianca, lucida e decorata prevalentemente con i colori del blu e del giallo.

E poi Il centro di Gravina in Puglia ha un volto nascosto. Sotto l’abitato, si conserva in ottimo stato un mondo sotterraneo fatto di cunicoli, cantine, chiese rupestri, granai, forni seicenteschi. Da piazza Benedetto XIII partono le scalinate che conducono ai quartieri più antichi, tra le case medievali e le chiese rupestri.

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Chiesa rupestre di San Giacomo 

Questa chiesa rupestre si trova sul ciglio della Gravina. Sono visibili i resti di un luogo sacro a tre navate terminanti in tre absidi e resti di archi e di pilastri. Nella navata destra, sulla parete absidale, vi è un affresco di San Giacomo: continuando a destra sulla parete vi è una nicchia concava con resti di affreschi e di altare.

Chiesa rupestre di San Giorgio 

Fino a pochi anni fa accessibile solo attraverso una botola, passando da un frantoio, oggi è stata finalmente riaperta e visitabile dal suo ingresso originario. Una cripta con tracce degli antichi affreschi bizantini fanno capolino dalle pareti, come San Giorgio in abiti medievali e un bel dittico raffigurante la Madonna col Bambino e una scena della vita del santo titolare. È stato rinvenuto di recente l’affresco della calotta absidale raffigurante il Cristo Pantocratore al centro, la Madonna e San Giovanni Battista ai lati.

Cripta rupestre Cantina Spagnola

La Cantina Spagnola è stata fondata nel 1664 da don Francesco Perez Navarrete, nobile spagnolo insediatosi in Puglia. Forse serviva ai Marchesi di Laterza per incontri galanti e riunioni di tipo massonico ma è probabile un suo utilizzo in tempi più remoti come ambiente sacro, un’ambiguità che si riflette nelle affascinanti decorazioni pittoriche.

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Cripta di San Michele delle Grotte

Scavata in un grande masso e frequentata fin dall’VIII secolo, questa cripta è stata l’antica cattedrale di Gravina e oggi è la chiesa rupestre più importante della città. Adagiata sul lato del burrone, dove si srotola il caratteristico Rione Fondovico, la chiesa è accessibile attraverso un ingresso laterale e, dall’esterno, è possibile percorrere uno straordinario corridoio panoramico, affacciato su in incantevole scorcio di habitat rupestre. Internamente a cinque navate, lo spazio è scandito da 14 pilastri, con il tetto, un’unica grande porzione di pietra, dove si ritrovano deboli tracce di affreschi, come la Crocifissione e la raffigurazione di Cristo tra i santi Paolo e Michele.

Complesso Sette camere

Un originale habitat rupestre, scavato nell’Alto Medioevo interamente nel banco roccioso, e prende il nome dalla presenza di sette ambienti intercomunicanti tra loro, su tre livelli, collegati tramite scalini. Delle sette stanze comunicanti, una conserva ancora il profilo di una profonda cisterna, mentre la cavità esterna al complesso custodisce una croce latina, ultimo resto di una probabile chiesetta rupestre.

Gravina sotterranea

Nel sottosuolo della città di Gravina in Puglia si sviluppa un percorso di cunicoli, tortuosi meandri e cantine scavate a mano, dove per secoli l’uomo ha lasciato fermentare il vino e conservato il grano. La Gravina Sotterranea si può visitare scegliendo i diversi percorsi proposti, che conducono il visitatore alla scoperta di un mondo nascosto dove il tempo sembra essersi fermato. Il reticolo di gallerie e meandri è grande due volte l’attuale centro storico e comprende anche pozzi, acquedotti maestosi e torrioni medievali, tutti scavati interamente nella roccia.

Messafra Per la vastità e la bellezza dei suoi complessi rupestri, Massafra è anche chiamata la “Tebaide d’Italia”. Situata nell’entroterra a nord di Taranto, infatti, la città è solcata da una serie di suggestive gravine e lame di origine carsica. La Gravina di San Marco in particolare divide in due parti il paese collegate da ponti e attraversamenti che regalano scenari incantevoli.

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Chiesa rupestre di San Simine in Pantaleo 

Risalente al decimo secolo, situata nella contrada omonima, sulla strada provinciale per Martina Franca. Due porte nascoste dagli alberi consentono l’accesso alla cripta e una terza, a sinistra, alla cella dell’eremita, un piccolo vano inferiore collegato all’ambiente principale. La porta centrale è segnata da una lunetta a semicerchio. All’interno, la cripta ha pianta quadrangolare, segnata da nicchie lungo le pareti. È ancora visibile l’antica iconostasi, interamente scavata nella roccia, dove si scorgono ancora frammenti di affreschi, una Madonna con Bambino e i Santi Simeone e Giuda

Chiesa e Ipogeo di San Toma 

La Chiesa di San Toma è un’antica Cappella Capitolare citata nei documenti Vaticani del 1324 e si trova a Massafra nell’antico Rione di San Toma, o Rione dei Nobili, ove sono visibili ancora oggi le vecchie mura della città.
La facciata, dalle linee semplici, è caratterizzata dalla presenza di un portale sormontato da una lunetta che riporta al suo interno la scritta CHA/RI/TAS. Al suo interno, sull’Altare maggiore vi è un dipinto ottocentesco che raffigura L’incredulità di San Tommaso Apostolo,  presumibilmente un rifacimento di un antico dipinto dello stesso Apostolo.

Castel Del Monte nel Parco nazionale dell’Alta Murgia

Esteso dalla costa adriatica ai rilievi Lucani, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia custodisce l’ultimo esempio di steppa mediterranea presente in Italia. Costituito prevalentemente da rocce calcaree, tufi e depositi di argille, tutto l’altopiano è ricco di funghi, lampascioni, asparagi selvatici e cardoncelli.

Nel verde spiccano le costruzioni in pietra a secco che, durante la transumanza, servivano da ricovero per gli animali. Possenti e maestose le masserie, alcune fortificate come veri e propri castelli, erano i centri vitali dell’economia agricola locale dal XV secolo.

Fiore all’occhiello del Parco è Castel del Monte, a pochi chilometri da Andria, il misterioso maniero voluto dallo “stupor mundi” Federico II come residenza di caccia un tempo animata da falconieri e selvaggina.

Inserito nella lista siti italiani Patrimonio Unesco, fu fatto costruire da Federico II di Svevia nel 13esimo secolo con una rigorosa struttura ottagonale massiccia e adibito a rifugio di caccia per l’uomo divenuto a soli 3 anni sovrano del Regno di Sicilia. La Puglia non è solo il mare del Salento o del Gargano.

È un territorio prezioso e pieno di storia e misteri, fin dalle primissime era dell’uomo, pronti a essere svelati e raccontati.

 

Credits: Viaggiare in Puglia

Si ringrazia Pietro Amendolara per la foto del Ponte Orsini di Gravina

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