La ‘zizzona’ diviene Dop ma no al ‘frozen’

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Quello di vendere la mozzarella di bufala in versione surgelata, solo per uso professionale e non al consumo al dettaglio, è un punto controverso.

Ma la bufala ha dalla sua tante innovazioni: dal doppio bollino di qualità per la mozzarella artigianale al marchio Dop anche per i maxi formati, le trecce e la cosiddetta “zizzona”; dai piccoli produttori che potranno vendere anche l’affumicata, al via libera alla mozzarella “senza lattosio”, valido però solo quando il lattosio è presente in quantità inferiori rispetto ai limiti previsti dalle normative. 

Sono le novità introdotte dalla modifica del disciplinare di produzione della mozzarella di bufala campana Dop, approvata a maggio dall’Assemblea dei soci del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. 

Per il presidente del Consorzio Domenico Raimondo, la vera innovazione resta però “quella del vincolo al latte di bufala Dop anche per le produzioni generiche. Vuol dire che in caseificio non può entrare nemmeno una goccia di latte né dal resto d’Italia né dall’estero, come può invece accadere oggi per produrre la non Dop. Noi diciamo ai casari: anche se vuoi produrre la non Dop devi usare latte certificato Dop. Con conseguenti benefici per gli allevatori”. 

Il punto controverso della faccenda è quello della possibilità di commercializzare la mozzarella frozen a canali ho.re.ca (hotel, ristoranti e catering) che amplierebbe le vendite del prodotto-base nella distribuzione moderna.

Per il momento tutto resta immutato perché la decisione in merito alle proposte dal Consorzio di Tutela della bufala Dop spetterà alle quattro regioni dell’area di produzione: Campania, Lazio, Molise e Puglia. 

Poi si esprimerà il ministero delle Politiche agricole e alimentari che ha ricevuto il dossier il primo giugno, come precisato dal vice ministro Andrea Olivero in risposta all’interrogazione del senatore Sergio Puglia (M5S). L’ultimissimo parere alla Ue. 

 

Fonte: Ansa

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