L’atollo di Bikini: là dove la natura vince sul nucleare

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Quelli di Hiroshima e Nagasaki, durante la Seconda Guerra Mondiale, continuano a essere ricordati come gli episodi bellici più tragici della storia dell’umanità, volti a radere al suolo intere popolazioni.

E l’immagine delle due bombe sganciatevi e di quel ‘fungo atomico’ che vi è seguito sono entrate nell’immaginario collettivo come simbolo di una minaccia mai conosciuta prima dall’uomo: la distruzione totale della vita sulla terra.

Ma l’esperienza degli Stati Uniti con il nucleare non terminò di certo e purtroppo con quei fatidici eventi.

Dal 1946 al 1958, l’esercito americano continuò a sperimentare forme di distruzione di massa e a svolgere test nucleari.

La zona prescelta fu quella dell’atollo di Bikini, un arcipelago della Micronesia che fa parte delle isole Marshall, in pieno oceano Pacifico.

Atollo di Bikini

23 le bombe atomiche testate nel solo atollo, mentre 67 quelle in tutte le isole Marshall, di cui 20 a idrogeno.

Castel Bravo, il nome dell’ordigno sperimentatovi. Il più potente mai esploso sulla Terra, con una potenza 1100 volte superiore a quella di Hiroshima.

Distrusse tre isole, aprì un cratere largo 2 km e profondo 73 metri e portò la temperatura dell’acqua a 55 mila gradi, con tracce di radiazioni che arrivarono fino all’Australia.

Test atomico sull’atollo di Bikini

Ecco perché a oggi, la vita sull’atollo di Bikini è pressoché impossibile, come è stato dichiarato anche dal rapporto Onu nel 2012.

“La contaminazione delle isole è praticamente irreversibile” – si legge – “tanto che agli uomini è ancora vietato abitarvi”.

Le prime bombe atomiche della storia

Correva l’anno 1945. La guerra, finita in Europa, continua ancora nel Pacifico, dove i giapponesi, anche se oramai alle corde, dimostrano un’incredibile capacità di resistenza.

Per terminare una volta per tutte quella guerra mai così tragica e amara, il governo degli Stati Uniti non trova altre soluzioni che ordinare ‘la fine totale’: la bomba atomica.

Fu così che nella mattina del 6 agosto 1945, alle 8.16, il bombardiere americano Enola Gay sganciò sulla città portuale e industriale giapponese di Hiroshima, la prima bomba atomica, denominata “Little boy”, provocando la morte immediata di decine di migliaia di giapponesi, mentre moltissimi altri, esposti alle radiazioni nucleari, moriranno in seguito o subiranno terribili conseguenze.

La città è praticamente rasa al suolo. Eppure, appena tre giorni dopo, un’altra bomba atomica, “Fat man”, viene sganciata dagli americani a Nagasaki, provocando una seconda catastrofe, con altre 35 mila vittime.

E’ solo quando il Giappone accetta la resa, il 2 settembre 1945, che la seconda guerra mondiale è davvero terminata. 

La scoperta dei biologi: forme di vita sull’atollo di Bikini

72 anni dopo le bombe di Hiroshima e Nagasaki, e 70 dai test nucleari, un gruppo di biologi marini dell’università di Stanford si è immerso nel cratere creato dalla deflagrazione più devastante, quella di Castel Bravo.

E ciò che si è trovato davanti agli occhi è stato uno spettacolo del tutto inaspettato: granchi, pesci e coralli nelle scogliere.

A sorpresa, è così ritornata la vita nelle acque oceaniche delle isole.

Inoltre, a differenza di alcuni animali che sono tornati a popolare la zona rossa di Chernobyl, i crostacei non mostrano segni di deformazioni.

Si sa infatti che le radiazioni favoriscono le mutazioni del Dna e aumentano il rischio di cancro; evidentemente, come spiega Stephen Palumbi, professore di scienze marine e leader della missione che nel maggio dell’anno scorso si è immersa nelle isole di Bikini, “questi organismi hanno una capacità particolare nel contrastare tali mutazioni e nell’evitare gli errori di duplicazione che normalmente avvengono durante la duplicazione della doppia elica”.

Le dimensioni raggiunte dai coralli suggeriscono che la loro età si aggiri attorno ai 50 anni, e che dunque la loro crescita sia iniziata 10-20 anni dopo i test nucleari, che di fatto terminarono nel 1954, in un ambiente molto più radioattivo di quello di oggi.

Una scoperta dalla quale gli scienziati sperano di imparare qualcosa per la lotta contro il cancro, per meglio capire l’origine delle mutazioni biologiche.

E anche se l’intera area resta ancora offlimits per l’uomo, per via delle radiazioni oltre i limiti, sicuramente sapere che l’oceano sia ritornato a popolarsi dopo una distruzione totale del proprio ecosistema è da guardare con speranza.

E come esempio che la forza della natura è sempre superiore a quella dell’uomo, vincendo anche dopo le bombe.

 

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