Mari sempre più inquinati: ecco le zone off limits ai tuffi in Italia, nel Mediterraneo

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Lestate è entrata nel pieno, le ferie si avvicinano e la voglia di vacanza diventa sempre più pressante. Come sempre il mare – dati Codacons e Confcommercio – si conferma meta preferita degli italiani.

Ma le acque marine in cui amiamo tuffarci sono sempre pulite? Inutile negare che lo stato di salute del mare è negli ultimi anni sempre più sotto la lente di ingrandimento di associazioni ambientaliste e istituti di ricerca i cui dati sembrano confermare il rischio che le nuove discariche a cielo aperto in tutto il mondo siano proprio loro: oceani e mari.

Il problema si amplifica di anno in anno e gli ultimi report non sono rassicuranti. A partire proprio dal Mediterraneo, il più bello e ricco di storia e anche il più inquinato del mondo. Le Nazioni Unite calcolano che ogni anno vengono riversati nel mare Mediterraneo 650 milioni di tonnellate di liquami, 129 mila tonnellate di oli minerali, 60 mila tonnellate di mercurio, 36 mila tonnellate di fosfati e 3.800 tonnellate di piombo. E dal momento che si tratta di un mare chiuso, secondo Greenpeace occorrono almeno 100 anni perché le sue acque possano rinnovarsi.

E se l’assegnazione delle famose Bandiere blu ha consegnato agli italiani la lista delle spiagge più frequentabili e preservate, a testare il polso e lo stato di salubrità del Mare Nostrum è l’ultimo dossier di  Goletta Verde – Mare Nostrum 2017 – messo a punto da Legambiente, che sviscera numeri e classifiche dell’illegalità ai danni del mare.

Le infrazioni più contestate nel 2016 dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto riguardano

l’inquinamento dovuto alla mala depurazione e agli scarichi inquinanti,

abusivismo edilizio,

pesca di frodo,

navigazione,

Illeciti che hanno raggiunto quota 15.699, ossia 43 reati al giorno nel solo Mediterraneo.

In quali Regioni italiane i tratti di costa sono più inquinati?

Il report dell’associazione ambientalista aggiudica lo scettro alla Campania, che registra un record di illegalità nel mare con 2.594 reati, il 16,5% del totale. E fornire i dati sulla balneabilità dei primi mesi del 2017 è stata l’Arpac (Agenzia regionale campana che si occupa dello stato di salute del mare), che ha messo in evidenza come ancora nelle province della Regione ci siano zone in cui fare il bagno è proibito:

Nella provincia di Caserta sono stati analizzati 5 comuni: Castel Volturno, Cellole, Mondragone e Sessa Aurunca. Qui le zone off limits sono Villaggio Agricolo, Pineta Sud grande, via Squalo, Stabilimento Balneare, Sud Fiume Garigliano.

Nella provincia di Napoli le analisi si sono concentrate su 25 comuni: a Napoli le zone in cui i tuffi sono banditi sono Teduccio e Pietrarsa. In provincia le bandiere nere sono decisamente di più. Stop al bagno in alcuni tratti di Castellammare di Stabia (zona Ex Cartiera e Villa Comunale), a Ercolano (Ex Bagno Risorgimento, La Favorita), a Pozzuoli (Lido di Licola, Stabilimento Balneare) e a Torre Annunziata (Nord Foce Sarno).

Infine la provincia di Salerno con 31 comuni analizzati, che non manca di avere le sue zone off limits ai bagni estivi: zona di Est Fiume Irno, a Eboli interdetta l’area di Nord Foce Sele, a Pontecagnano Fiano stop ai tuffi in zona La picciola e Magazzeno mentre a San Giovanni a Piro non potete immergervi nelle acque adiacenti al porto. Nell’incantevole Vietri bagno libero, tranne a Marina di Vietri Primo Tratto.

Il secondo posto sul podio dell’inquinamento italiano spetta alla Sicilia con 2041 reati legati all’inquinamento dei mari.

Nella meravigliosa isola italiana, l’incantevole terra aggredita dalla cementificazione delle spiagge, dallo scarico di veleni nelle acque e dal saccheggio dei fondali, dei 1639 chilometri di litorale, 45 risultano interdetti ai bagnanti per inquinamento. Sono i risultati delle schede redatte dal Dasoe (Dipartimento Attività Sanitarie ed Osservatorio Epidemiologico).

Il monitoraggio è stato eseguito in 8 province siciliane affacciate sul mare.

Palermo: la maglia nera va al territorio palermitano che conta il maggior numero di coste off-limits per turisti e residenti: 24 zone per una lunghezza complessiva di 22,410 chilometri. Di questi, 8,260 ricadono all’interno del capoluogo. Il tratto più lungo corre parallelo alla via Messina Marine, da porto Sant’Erasmo a porto Bandita. In provincia, la situazione più critica si registra a Carini con cinque chilometri di litorale interdetto alla balneazione tra via lungomare Cristoforo Colombo e la foce del torrente Ciachea.

Messina: ben undici tratti di costa sono inquinati, per un totale di 10,645 chilometri. È la città peloritana a far registrare i dati più allarmanti con sette chilometri di litorale non adatti alla balneazione. Non è possibile tuffarsi nelle acque dello Stretto dalla foce del torrente Portalegni, nei pressi della stazione centrale, a quella del torrente Larderia, posto nella periferia sud.

Agrigento e Siracusa hanno 5 chilometri di costa inquinata. Trapani ha 3 zone interdette ai tuffi estivi e Ragusa, la meno inquinata, vede vietate solo le zone adiacenti alle foci dei torrenti Ippari e Dirillo per un totale di 550 metri.

Chiuse cinque zone destinate a parco, come la riserva marina di Ustica, l’oasi del Simeto, la macchia di foresta sul fiume Irminio tra Scicli e Ragusa e l’area marina protetta del Plemmirio, in un tratto di costa che va dallo scoglio dell’Elefante a Canalone, in provincia di Siragusa.

La medaglia di bronzo in questa non certo encomiabile classifica spetta alla Regione che in questi anni ha registrato un boom turistico senza precedenti: la Puglia, che in un solo anno ha visto 1830 infrazioni ambientali in territorio marino – in costante aumento -, di cui 644 legate all’inquinamento delle acque dovuto a depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi fognari abusivi, sversamenti di liquami e rifiuti (ben il 37%delle infrazioni riscontrate).

L’Arpa Puglia (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ha monitorato 676 zone di balneazione del territorio dal foggiano al barese, fino al leccese e alla provincia tarantina.

Promosso comunque il Salento, che nelle cui acque si possono fare i bagni più sicuri e puliti di tutta la Puglia. Fra i 23 comuni costieri della provincia di Lecce, le acque più incontaminate (dati fino a maggio 2017) sono state individuate nelle 5 marine di Melendugno.

E fuori dal podio, ma comunque in alta posizione al quarto posto c’è il Lazio con 1442 reati accertati nel solo 2016. Se poi si guarda al numero di infrazioni strettamente legate all’inquinamento dei mare dovuto a versamenti e mala depurazione, la Regione sale al terzo posto in classifica.

Secondo l’equipe di Goletta Verde nel suo lavoro di monitoraggio delle coste laziali, bandiera nera spetta alla foce del fosso grande ad Ardea e a quella del fiume Marta a Tarquinia, che per l’ottavo anno consecutivo risultano fortemente inquinati e dei 23 punti monitorati nella costa, oltre il 50 per cento risultano fortemente inquinati. Ci sono ance la foce del rio Santacroce di Gianola-Formia, la foce fiume Tevere a Ostia, la foce del Rio Torto ad Ardea e la foce del canale Crocetta a Torvajanica

Se si guardano poi i monitoraggi di Arpa Lazio per l’anno in corso, le zone off limtis ai tuffi e bagni in mare sono:

Nel comune di Roma, su 13 zone esaminate, 7 risultano non ideonee: Foce Fosso Conca, Foce Fosso Casacci, Foce Fiumara Grande Fiume Tevere, Porto di Roma, Spiaggia presidenziale, 250 metri a sx del Canale di Pantanello e il Canale di Pantanello. Via libera ai tuffi invece per Ostia Stabulazione Milluschi Masone, Pontile di Ostia, il Canale dello Stagno e 250 metri a destra del Canale di Pantanello

Nel comune di Fiumicino, non sono ideonei alla balneazione la foce del Fosso Cupino, la foce del Fosso delle Cadute, la foce del Fosso Tre Denari, la foce del Fiume Arrone, la foce Fiumara piccola del fiume Tevere e la foce fiumara grande.

Anche Gaeta ha le sue zone off limits: il Porto di Gaeta, il lungomare Caboto e la zona da Punta Stendardo al torrente Pontone.

Nel Dossier Goletta Verde si va poi avanti trovando in 5° posizione la Calabria, al 6° posto la Liguria, e poi a seguire, Toscana, Sardegna, Veneto, Marche Emilia Romagna e Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Molise.

Il Mare Nostrum è sempre più in pericolo e i dati raccolti dalle diverse agenzie regionali e da Legambiente lo dimostrano. Plastiche, sversamenti di liquami, scarichi abusivi, rischiano di trasformare il Mediterraneo e tutti i mari del mondo nelle nuove discariche a discapito nostro e delle specie marino che popolano i fondali.

Info: Legambiente, Arpac, Arpa Puglia, Arpa Lazio

 

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