Parchi marini: tante spese e nessun piano di sviluppo

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Servono a conservare e tutelare l’ambiente naturale, ricchissimi di flora e di fauna e a volte anche di notevoli siti archeologici, tuttavia guardando il quadro di bilancio nazionale, i parchi costieri sono più una spesa che una risorsa. Di centinaia di migliaia di euro.

Incapaci di portare a termine progetti già finanziati e non riuscendo neppure a spendere il denaro che ottengono per la loro crescita e per quella del territorio, sono stati più volte richiamati dalla Corte dei Conti.

Il solo Parco Nazionale del Circeo, che ingloba 22 chilometri di costa tra Latina e Sabaudia, ha ricevuto per l’anno in corso un finanziamento statale pari a 1,6 milioni di euro e appena 4500 propri, derivanti per la maggior parte da sanzioni.

Non molto distante da questa realtà pure il Parco Regionale Riviera d’Ulisse, istituito nel 2003 per gestire le aree del litorale protette tra Sperlonga e Minturno.

Qui su 339.790 euro di entrate, ben 330.300 euro sono contributi regionali. I reali proventi del Parco, infatti, tra vendite e proventi per i servizi svolti, ammontano a soli 1700 euro.

Senza contare che il personale del Parco è in sovrannumero, che costa quasi 122 mila euro, che vi sono carenze nella stessa vigilanza e che la struttura è gravata da un debito di ben 1.8 milioni .

Qualcosa potrebbe essere fatto per rendere i parchi realmente produttivi e non una piaga per le casse dello Stato. A richiederlo è lo stesso direttore del Parco del Circeo, Paolo Cassola: “Una volta fissate le norme di salvaguardia deve essere messo a punto anche un piano strategico di sviluppo socio-economico”.

 

Fonte: Ansa

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