Passione subacquea: la bellezza delle immersioni e le regole da rispettare

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Sono sempre di più gli italiani contagiati dalla passione per le immersioni.

Chi si immerge nei fondali della Penisola, soprattutto in estate, quando il Mediterraneo si scalda anche in profondità, e chi va all’estero per nuotare fra i coralli, insieme a pesci e tartarughe.

E se si sostiene che sub non si nasce ma lo si diventa, è perché quella dell’immersione è un’esperienza che non si può improvvisare. Perché il mare non perdona coloro che lo trattano con leggerezza.

Sott’acqua i rischi sono molti e chi scende deve sapere come affrontarli e risolvere le emergenze che si possono presentare.

Brevetti

Open Water Diving Course

Esattamente come per la patente di guida, immergersi richiede una serie di abilità che devono essere certificate tramite corsi e test da effettuare con istruttori affiliati a organizzazioni internazionali (Nase, Padi e Cmas) secondo precisi standard.

L’Open water è il brevetto iniziale che consente di immergersi in sicurezza fino ai 18 metri; l’Advanced fino ai 30, il Deep e quelli tecnici addirittura oltre.

Ma i corsi non servono a diventare più temerari, al contrario essi illustrano le difficoltà che si possono incontrare con l’aumentare della profondità e insegnano come gestirle.

I migliori fondali italiani

  • Miramare, Friuli Venezia Giulia: presenta una scogliera abitatissima da corvine, castagnole, saraghi e scrofani.
  • Portofino, Liguria: questo promontorio è un grande classico per le immersioni.

Si tratta di una riserva naturale per la quale vigono regole molto severe: niente immersioni notturne, e discese con attrezzatura ed erogatore solo con l’accompagnamento di diving autorizzati. Ma ne vale la pena. Da Punta Chiappa levante, ricca di cernie, alla Grotta Eremita, tra coralli rossi, murene e gorgonie.

Altre tappe imperdibili sono il Cristo degli Abissi e la secca dell’Isuela, sulle cui rocce si trovano facilmente aragoste, astici e murene e, nella stagione calda, anche i pesci luna.

Cristo degli Abissi

  • Giannutri, Arcipelogo Toscano: ideale per ammirare i pesci senza doversi armare di particolare attrezzatura. Le pareti rocciose sono infatti una stupenda cornice che esalta tantissimo i colori dei pesci oltre alla vegetazione del mare che vi cresce rigogliosa.
  • Isole Tremiti, Puglia: l’isola di San Dominio, la più grande tra quelle del Gargano, è un vero e proprio paradiso naturale, i cui fondali riservano colori e forme stupefacenti.
  • Lipari, Arcipelago delle Eolie, Sicilia: vulcani, coralli, correnti, grotte e fondali profondi e scuri compongono un panorama subacqueo da non perdere.

I sub più esperti non devono assolutamente perdersi un’immersione a Punta Castagna, dove entro i 40 metri di profondità vi appaiano anthias (le castagnole rosse) e gorgonie.

  • Asinara, Sardegna: Cala Stagno Lungo, Cala Sabina e Cala dei Detenuti compongono un trittico spettacolare di immersioni in acque limpide, quanto piuttosto fredde.

Le grotte più pericolose

La Grotta Azzurra e la Grotta del Sangue di Palinuro: nel 2012 vi avevano perso la vita quattro sub, lo scorso anno altri tre. Ed erano tutti guide esperte.

Vademecum per le immersioni

Ecco alcune regole base da rispettare:

  • Frequentare corsi di immersione, di primo soccorso, anche con ossigeno, e di aggiornamento con istruttori qualificati.
  • Sottoporsi a controlli medico-subacquei annuali (con elettrocardiogramma dopo prova di sforzo, spirometria, saturimetria, misurazione della glicemia e test audiometrico).

Esistono patologie cardiache senza sintomi, come il forame ovale pervio che sott’acqua possono risultare fatali. E basta un semplice malore in profondità per generare una potenziale trappola mortale.

  • Mantenersi idratatati bevendo regolarmente acqua o integratori salini. Evitare alcol e sforzi intensi.

La disidratazione infatti riduce il volume di plasma sanguigno e la perfusione dei tessuti: il sangue si addensa e il flusso si riduce, influendo sui rilasci di azoto. Occhio a vertigini, mal di testa, crampi muscolari, stanchezza, urina di colore scuro, tachicardia, polso debole, respirazione bassa, pressione sanguigna bassa e stati di confusione.

  • Controllare sempre il buono stato e il perfetto funzionamento di tutta l’attrezzatura, soprattutto quella delle bombole. L’aria contenuta può essere soggetta a diversi tipi di contaminazione, tra cui quella di monossido di carbonio, la più pericolosa.
  • Immergersi sempre in condizioni meteo-marine favorevoli, con adeguata assistenza in superficie e in coppia. Usare la boa segnasub.
  • Immergersi entro i limiti del proprio brevetto. Evitare profili yo-yo e non trattenere mai il respiro durante la risalita.

L’equipaggiamento

Attrezzatura Sub

  • Muta: da 3 a 8 mm di spessore, va indossata per difendersi dal freddo e per evitare di ferirsi urtando le rocce.
  • Bombola: il tipo usato nelle immersioni più lunghe o profonde raddoppia la riserva fino a 30 litri.
  • Gav: il giubbotto ad assetto variabile garantisce al sub l’equilibrio e la stabilità sott’acqua e il galleggiamento in superficie in caso di emergenza.
  • Torcia stagna: di potenza tra i 30 e gli 80 W, per illuminare i fondali.
  • Lampada stroboscopica: va fissata al jacket, emette lampi intermettenti per segnalare la posizione.
  • Sagola: nelle grotte più lunghe e profonde viene fissata lungo il percorso, per permettere in caso di scarsa visibilità di raggiungere l’uscita anche senza la guida.

In discesa

Non occorre essere atletici per immergersi, ma è necessario essere allenati.

Quando il sub scende inizia la fase di compressione: la pressione dei gas aumenta nei polmoni e parte di essa si diffonde anche nel sangue e nei tessuti.

Più si scende, più veloce è il consumo dell’aria, più ridotto il volume nei polmoni, più complesso mantenere l’assetto neutro che consente di spostarsi in acqua fluidamente, con il minimo sforzo e il massimo rendimento.

In salita

Quando il sub risale comincia la fase di decompressione: i gas in eccesso nei tessuti tornano nel sangue e vengono eliminati a livello degli alveoli polmonari.

Fare delle soste è importante perché serve a dare il tempo alle bolle di gas di sciogliersi nel sangue. Senza soste le bolle non si sciolgono e può manifestarsi l’embolia, bollicine di gas nei vasi che bloccano il flusso del sangue.

I pericoli in profondità

-ebbrezza e attacchi di panico: la prima avviene quando l’azoto nel sangue provoca una sorta di ubriacatura che rende inconsapevoli e alla lunga incoscienti; la seconda può avvenire per un’improvvisa claustrofobia, per la reazione incontrollata a un guasto dell’attrezzatura o a una difficoltà.

-narcosi di azoto: in immersione, l’azoto nelle bombole può essere tossico, offusca la capacità di giudizio e l’attenzione.

-tossicità dell’ossigeno: l’ossigeno respirato ad alta pressione, è tossico per l’organismo.

-malattia di decompressione: colpisce il sistema circolatorio, le articolazioni e gli arti. L’azoto respirato forma pericolose bolle nel sangue e nei tessuti. L’unica cura è il ricovero in camera iperbatica.

-sovradistensione polmonare: se viene trattenuto il respiro in risalita, l’aria nei polmoni si espande e ne causa la lacerazione e la rottura.

-traumi e incontri con la fauna marina.

La leggenda: Jacques Costeau

Sono innumerevoli le testimonianze storiche relative all’antichità che parlano di immersioni.

Ma è nel XX secolo che si è manifestata la vera svolta nel mondo della subacquea, quando è apparso sulla scena un personaggio di nome Jacques Costeau.

Nella sua lunga vita (morì infatti a 87 anni), Costeau fu più di un semplice sub. Esploratore, oceanografo e regista, con i suoi viaggi nella profondità degli oceani incantò intere generazioni e rese noto il mondo sottomarino a tantissime persone.

Per quarant’ anni, a bordo della sua mitica ‘Calypso’, ha solcato tutti i mari del pianeta con un unico obiettivo: assicurarsi la propria immortalità. 

Di questa nave, Cousteau ne era il comandante e aprì il libro della sua leggenda. Ambientalista ‘ante litteram’, cominciò subito a inanellare un successo dopo l’ altro.

Con i suoi diari di viaggio scrisse un libro, ‘Il mondo del silenzio’, dal risultato folgorante: cinque milioni di copie vendute. Insieme a Louis Malle ne trae poi un film, palma d’oro a Cannes.

Il cammino è tracciato: per tutta la vita, il comandante Cousteau continuò infaticabilmente a esplorare, a raccontare il mondo sommerso, e a battersi contro la distruzione del pianeta, diventando e restando ancora oggi l’unico ‘Signore degli Abissi’. 

 

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