Una nuova estinzione incombe sulla Terra

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A 65 milioni dalla scomparsa dei dinosauri, si affaccia sulla Terra una nuova estinzione, la sesta della sua storia e la prima provocata dall’attività dell’uomo.

Almeno un paio di volte l’anno, una specie vivente scompare a un ritmo cento volte superiore rispetto a un secolo fa, e quasi sempre in silenzio.  Per perdere 200 specie, abbiamo impiegato un secolo.

Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas) dai biologi dell’Università di Stanford e dell’Università nazionale autonoma del Messico.
Tra gli autori c’è anche Paul Ehrlich, professore emerito di biologia a Stanford, “tra i primi ad aver parlato di un’estinzione di massa in atto già negli anni Sessanta”, ricorda Maurizio Casiraghi, professore associato di zoologia all’Università di Milano-Bicocca. 

“L’ipotesi è stata molto dibattuta, ma con questo studio Ehrlich e il suo gruppo ci dicono che se i dati relativi al calo delle specie erano delle buone prove a sostegno, questi nuovi numeri relativi alle popolazioni rendono l’estinzione di massa una realtà davvero innegabile”.

Tra i vertebrati, uno su tre è in declino, sia in termini di esemplari che di estensione e qualità dell’habitat.

I mammiferi, in particolare, hanno perso almeno il 30% della loro estensione geografica, mentre più del 40% delle specie ha subito un grave declino di popolazione.

In 25 anni il numero di leoni si è ridotto del 43%. Oggi ne restano 35 mila concentrati in piccole oasi laddove il loro habitat comprendeva quasi tutta l’Africa, l’Europa del sud, il medio oriente e parte dell’India.

Leoni

La maggior parte dei felini, infatti, insieme ai rinoceronti e ai grandi primati si sono ridotti a vivere nel 20% dell’habitat di un secolo fa.

Tra le cause di questa grande estinzione, la distruzione dell’habitat, lo sfruttamento eccessivo della natura, inquinamento, invasione di specie aliene, malattie e, ultimamente, anche il cambiamento climatico

“Questo è il preludio alla scomparsa di molte specie e al declino di sistemi naturali che hanno reso possibile la nostra civiltà.” – concludono i ricercatori – “I margini di tempo entro i quali agire sono molto stretti. Due o tre decenni al massimo”.

 

Fonte: Ansa

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