Dalla ziminata di Sassari all’aragosta di Alghero: Food Tour nella Sardegna Nord-Ovest

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La scienza ci ha insegnato che custode geloso del segreto della longevità è proprio il popolo sardo, con anziani ultracentenari che arricchiscono il già inestimabile patrimonio dell’Isola di Sardegna. Sono gli ultracentenari dell’Ogliastra e della Barbagia a tenere alta la bandiera del vivere bene e a lungo, complici ambiente e stili di vita sani e giusta alimentazione. Caratteristiche che però la fanno da padrona in tutta la Sardegna, compreso quel fazzoletto di terra che si estende a nord ovest, tra Sassari, Alghero e Bosa.

Territori dove le meraviglie naturali, la ricchezza di paesaggi, la splendida riviera del corallo, sono impreziositi da una cultura enogastronomica tramandata, che costituisce un vero e proprio patrimonio a cui la fiera popolazione sarda non intende rinunciare.

Da Sassari, il capoluogo del Nord della Sardegna e provincia più vasta dell’Isola, con una grande varietà di paesaggi e, quindi, moltissime specialità culinarie, fino ad Alghero, (la ‘Barceloneta Sarda’) e la sua abbagliante Riviera del Corallo, che comprende gran parte dei circa 90 chilometri di costa di Alghero e chiamata così per le formazioni di corallo rosso che accendono i suoi fondali.

Una terra piena di sapori, tradizioni e culture enogastronomiche, che regala grazie all’abbondanza di sole e natura incontaminata, piatti unici e genuini, di terra e di mare, passando per gli ottimi vini. Tralasciando quelli più conosciuti (bottarga e gnocchetti in primis), ecco un food tour delle migliori specialità.

Alla scoperta dei sapori della Sardegna Nord-Ovest

Il Carasau, il pane dei pastori

La sua origine in realtà si incrocia nell’Oliena (la zona nuorese nel centro-est), ma il carasau è conosciuto e mangiato in tutta la Sardegna, zona ovest compresa, con la sua tipica forma di sfoglie croccanti che gli è valso in Italia il nome di “carta da musica”. Le sue origini sono antiche e raccontano storie fatte di impegno e comunità: la sua preparazione iniziava prima dell’alba e terminava nel pomeriggio. Fulcro di tutto era la donna: amiche, parenti e vicine di casa. Si pregava per la buona lievitazione con una croce sulla pasta ancora morbida e si facevano scongiuri per preservarne la buona riuscita. Si infornava e li, ore e ore di fronte al forno, tra il profumo e le mani imbiancate dalla farina, si raccontavano storie, ci si confidava e si rideva. Si condivideva.

Verdetto finale era la ‘carasatura’, ossia la tostatura, al termine della quale le donne con un sospiro di sollievo, per il prodotto creato, che fungeva da nutrimento per figli e mariti. Un prodotto buono e croccante anche dopo molti giorni. Non c’è negozio di prodotti tipici, supermercato o sagra che sia esente dal vendere il prodotto per eccellenza della Sardegna, simbolo di bontà e condivisione. Una variante è il guttiau, ossia il carasau con l’aggiunta di olio sardo che gli regala un sapore condito, a cui difficilmente si rinuncia.

Fainè

 

Questa specialità di derivazione genovese la si trova in particolare nel sassarese ed è nient’altro che una gustosa schiacciata di farina di ceci. L’impasto di questo piatto d’adozione è piuttosto semplice: farina di ceci, olio, acqua e sale (spesso arricchita da più ingredienti a piacere come le cipolle o le salsicce), cotta in teglia ad alta temperatura e servita già tagliata, spesso con pepe nero tritato.

La Ziminata sassarese

La si mangia nella provincia di Sassari ed è un tipico piatto a base di carne: è un arrosto di frattaglie di vitello, accompagnate con pane e vino rosso. In alcune varianti queste sono lasciate marinare alcune ore prima della cottura. Addirittura un Accademia dello Zimino è nata per proteggere e tramandare questo tipico piatto sassarese, tramite un vero e proprio Decalogo.

Lo zimino sassarese è da sempre per i sassaresi molto più di una tradizione gastronomico-culinaria: è una vera e propria passione, nonché occasione di incontro e scambio. E’ una vera e propria religione, un credo, un valore intoccabile, che ha rischiato di essere cancellato dal novero dei piatti nazionali nel 2000, con le vicende legate al morbo della mucca pazza, la cui emergenza aveva portato a rendere il piatto illegale.

La Ciogga (le lumache)

Una grande specialità, tipica della cucina sassarese sono le lumache, preparate in modo diverso a seconda del tipo e della grandezza: le lumachine (ciogga minudda) vengono lessate con le patate; le lumache (ciogga grossa) vengono preparate con un sugo piccante o con aglio, prezzemolo e pane grattugiato; i lumaconi (coccoi) vengono serviti ripieni di un impasto di formaggio, uova, prezzemolo saporitta e pangrattato; infine, le monzette, riconoscibili per il guscio verdastro, vengono cotte in padella con olio d’oliva, aglio, prezzemolo e pangrattato, oppure al forno.

Aragosta algherese o alla catalana

Entriamo qui nello squisito mondo del pescato, con un tipico piatto della provincia di Alghero, enclave catalana, dove la Riviera del Corallo incanta l’anima. L’Aragosta alla catalana è tipica della zona e si cucina in diverse varianti, salvo il suo punto fermo: la semplicità del piatto. L’aragosta viene infatti bollita e servita con sale, pepe, olio d’oliva e la salsa ricavata dalla testa, diventando così l’incontrastata regina della tavola algherese.

Spaghetti al Bogamarì

Altra specialità di Alghero è un primo piatto a base di ricci di mare (bogamarì, appunto), preparati semplicemente con la polpa dei ricci freschi e tipica del periodo invernale, particolarmente adatto alla pesca del riccio. Proprio nel mese di marzo, periodo ideale per la pesca del riccio, si svolge la celebre Sagra del Bogamarì, dove il riccio è presentato nelle tante ricette in cui la tradizione culinaria algherese lo impiega.

Le melanzane all’algherese

Sempre ad Alghero si gusta questa specialità tipica, preparata cuocendo le melanzane al forno servite con i pumatas camona, pomodori freschi della campagna algherese.

Favata

Questo piatto è molto diffuso in tutta la Sardegna nord occidentale è consiste in zuppa molto densa a base di fave secche, cavolo, finocchio, insaporita da carne di maiale, tradizionalmente preparata nel periodo di carnevale o consumata in occasioni conviviali; una sua variante è la minestra di cavoli, nella quale vengono messe le patate al posto delle fave.

Culurgiones

I culurgiones sono tipici ravioli di patata sardi: fagottini con un ripieno a base di patate lessate e macinate, pecorino sardo fresco, stagionato o semi stagionato, grassi animali, aglio, olio d’oliva extravergine e foglie di menta naturale.

I dolci

Tra le squisitezze dolci della Sardegna spiccano le seadas, focaccine fritte tipiche, costituito da due dischi di pasta di semola, con un ripieno di formaggio tenero, leggermente acidulo, e scorza di limone. Il tutto viene fritto in abbondante olio caldo e servito con miele fuso e zucchero a velo o una melassa di fichi e fichi d’india.

Tipici di Alghero poi sono le Tabaccheras al Mengia an Blanc (biscotti che si mangiano in bianco) ripieni di una leggera crema di latte e limone, e i Papassinos, biscotti a base di uva sultanina, mandorle e noci.

I Vini

La Sardegna è famosa anche per i suoi vigneti, le sue strade del vino che accompagnano pasti e raccontano di tradizioni e storia. Il Nord Ovest dell’Isola è una zona molto importante per la produzione di vini rossi, bianchi e dolci. In quest’area sono comprese le doc regionali Cannonau di Sardegna, Vermentino di Sardegna e moscato di Sardegna.

Ad ogni territorio il suo. I vigneti del Sassarese, e in particolare quelli della zona di Alghero, hanno dato vita ad alcuni dei vini più rinomati della Sardegna: vini da dessert, bianchi, rossi e rosé.

Il Cannonau e il Vermentino regnano incontrastati; nella zona di Alghero sono famosi il Torbato o Cagnulari, un vitigno che produce uve bianche ed è diffuso soltanto nel territorio di Alghero. Importato dagli Aragonesi, questo vino probabilmente affonda le sue radici nell’antica Grecia.

E nella zona di Bosa (Oristano) la Malvasia. La denominazione Malvasia di Bosa DOC è una delle più importanti aree vitivinicole della regione Sardegna. La denominazione Malvasia di Bosa DOC include le province di Nuoro, Oristano, ed è stata creata nel 1972. I vini con questa denominazione si basano principalmente sui vitigni Malvasia di Sardegna e hanno un colore giallo oro o paglierino.

Info: Sardegna Turismo, Le Strade del vino, Visit Alghero

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