Il cammino di Annibale, il generale che voleva essere Ulisse

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Era il 2 agosto del 216 a. C, quando i Romani subirono la più spaventosa delle loro, seppure poche, sconfitte, quella di Canne.

Una battaglia che fu cruciale per la storia dell’antichità, facendo emergere la pesonalità di un condottiero motlo simile ai leggendari eroi omerici.

Dai nostri ricordi scolastici sappiamo che Annibale era terribilmente crudele, non risparmiando la vita ai suoi prigionieri, distruggendo città e deportando comunità intere.

Un abile conduttiero, che sin da bambino giurò eterno odio ai romani, che attraversò le Alpi con gli elefanti, sconfisse più volte l’esercito romano, fino poi a concludere la sua vita da esule, dopo essere stato vinto assieme alla sua città.

La tratta

Il cammino di Annibale che dall’Africa lo ha portato in Italia è diventato leggendario.

La rotta che ebbe compiuto toccò queste città:

  • Silana, in Tunisia: città dei Quattro Stati e Due continenti, che il generale cartaginese attraversò per combattere la prima guerra mondiale della storia,

 

  • Cartagena, in Spagna,

 

  • Perpignan, Francia,
  • Canne, in Italia.

Fu proprio a Canne, nel lago Trasimeno che Annibale vinse i Romani.

Così vi scrisse all’epoca lo storico Tito Livio:

“Fu questa la famosa battaglia del Trasimeno, una delle poche sconfitte memorande del popolo romano. 15 mila Romani caddero uccisi sul campo, 10 mila si dispersero fuggendo in tutta l’Etruria, per diversi cammini dirigendosi a Roma…”

La battaglia

Dopo le prime sconfitte, sul Ticino e sul Trebbia, i romani decisero di intercettare Annibale in Etruria, dove si sarebbero dovuti riunire due eserciti, quello capitanato dal console Caio Flaminio Nepote e quello di Gneo Servilio Gemino.

Annibale, però, sapendo che avrebbe rischiato troppo in uno scontro frontale, decise di affrontarli separatamente, accampando una parte delle sue truppe sulle sponde del lago Trasimeno e nascondendone invece un’altra, la più abile e feroce.

La trappola era così pronta. La mattina del 21 giugno, le legioni di Flaminio si inoltrarono verso la stretta via del Malpasso, tenendo il lago sulla destra e la montagna sulla sinistra: il luogo ideale per un agguato.

Infatti, quando anche l’ultimo romano ebbe attraversato la strettoia, Annibale dette l’ordine di attacco e fu un massacro.

15 mila romani persero la vita e altrettanti furono fatti prigionieri.

 

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