Vaso apulo confiscato al Metropolitan di New York

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Un vaso apulo di età classica esposto al Metropolitan di New York per quasi tre decenni nelle gallerie greco-romane potrebbe essere stato illegalmente scavato in Italia.  Procura di New York e direzione del museo sospettano che sia passato per le mani di Giacomo Medici, il 79enne mercante italiano arrestato nel 1997 e condannato nel 2004 per traffico di opere d’arte.

Medici, raggiunto in Italia dal New York Times, ha negato qualsiasi ruolo nel viaggio del vaso che il Met ha comprato da Sotheby’s nel 1989 per 90mila dollari e che la magistratura di Manhattan ha confiscato la scorsa settimana. Fonti della casa d’asta, citando ragioni di privacy, si sono rifiutate di identificare il venditore precisando di non avere avuto all’epoca sospetti su una provenienza fraudolenta dell’oggetto.

Il vaso, un cratere del 360 a.C., è attribuito al pittore greco Python, considerato uno dei due grandi maestri ceramografi dei suoi tempi. Secondo gli addetti ai lavori, pur non essendo al livello del vaso di Eufronio, è  un esempio in perfetto stato di conservazione dell’epoca in cui i greci colonizzarono Paestum creando templi e opere d’arte di leggendaria bellezza.

A identificare le origini potenzialmente fraudolente del cratere è stato l’archeologo Christos Tsirogiannis, che nel 2014 ha pubblicato i suoi sospetti sul Journal of Art Crime e contemporaneamente mandato le prove al Met. La scorsa primavera Tsirogiannis ha coinvolto un sostituto procuratore di Manhattan, Matthew Bogdanos, specializzato in furti d’arte. Tra le prove esibite, alcune Polaroid, scattate tra 1972 e 1995 e confiscate dai magazzini di Medici, in cui il vaso di Python appare incrostato di terra. Tsirogiannis sostiene che il vaso è stato scavato da tombaroli da una tomba in Italia meridionale.

Non ricordo di averlo mai trattato“, ha detto al Times il mercante italiano che dall’anno scorso non è più agli arresti domiciliari dopo aver scontato una pena di otto anni e mezzo abbreviata per buona condotta. Quanto al Met ha negato di aver chiuso gli occhi sulla dubbia provenienza del cratere. Preoccupato per vedere il nome di Medici collegato di nuovo a un oggetto delle sue collezioni, il museo in dicembre aveva contattato le autorità italiane senza ricevere immediata risposta. Ancora in attesa di istruzioni da Roma, a giugno il Met ha rimosso il vaso dalle gallerie e la scorsa settimane lo ha trasferito nella sede della procura con l’idea che alla fine dell’iter giudiziario sia restituito al governo italiano.

Fonte: ANSA

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