Londra: i luoghi di Virginia Woolf

Print Friendly, PDF & Email

Londra. Nel dicembre del 1931, sulla rivista “Good Housekeeping”  compaiono sei brevi saggi dedicati alla capitale inglese.

L’autrice è una donna innamorata di questa città e il suo nome è Virginia Woolf, una delle scrittici più importanti del Novecento.

Nata nel 1882 al 22 di Hyde Park Gate, a Kensington, zona centrale nota per i suoi cittadini famosi — tra i quali Sir Winston Churchill —, la scrittrice ha usato la città come un personaggio ricorrente, inseparabile dalla propria narrativa. 

Così scriveva nel suo diario un lunedì di maggio del 1924: “Londra è un incanto. Esco e poso il piede su un magico tappeto bronzeo, e mi trovo rapita, nella bellezza, senza neppure alzare un dito”.

In quello stesso anno, dopo 9 anni passati nell’area suburbana di Richmond, dove vi si era trasferita dopo la morte del padre, assieme al marito va ad abitare al civico 52 di Tavistock Square, nel quartiere di Bloomsbury.

Quartiere distinto e signorile che divenne subito il fulcro letterario, artistico e scientifico del Novecento europeo, grazie al famoso Bloomsbury Group.

Ancora oggi piccole librerie, gallerie, atelier e pub letterari non fanno che ricordarci i giorni in cui gli scrittori, gli artisti e i grandi pensatori che vi aderivano si riunivano qui ogni giovedì sera a filosofeggiare, reagendo alla morale e agli atteggiamenti vittoriani.

Lì Virginia si trovò a far parte di un gruppo di giovani che oggi potremmo definire hippie: è come se avessero messo per primi sulla mappa un quartiere come Bloomsbury, che invece esisteva da sempre.

Spiega Mario Fortunato, scrittore e critico letterario, nonché autore della guida letteraria “Londra”, dedicata appunto alla scrittrice, che la loro è stata “la più importante rivoluzione del Novecento inglese. Una rivoluzione che ha messo al centro la cultura, e che rappresenta uno dei punti più alti della civilizzazione europea. È da qui che arriva tutto: il femminismo, la liberazione sessuale, i movimenti per i diritti civili, la centralità della creatività, il Sessantotto e il Settantasette”. 

“Scene di Londra” è il ritratto fedele di una città ancora oggi caotica e multiforme. Nel libro Virginia Woolf esce a piedi e si muove, con la scusa di dover comprare una matita, fra Holborn, lo Strand e il ponte di Waterloo, dove allora si potevano trovare ancora reminescenze dickensiane:“Gente che intraprende così curiosi mestieri – il cesellatore d’oro, l’accordatore di fisarmoniche, il decoratore di bottoni…”.

Stesso modo di vagare senza meta della signora Dalloway, a cui dedicherà qualche anno più tardi, l’omonimo romanzo. Una camminata con in mente il flusso dei suoi pensieri.

Clarissa esce di casa in una fresca e stupenda mattina di giugno, per comprare i fiori che adorneranno il suo party serale. Festa che costruisce e organizza la sua giornata, intersecando il suo vagare e il suo modo di vivere ed essere con quello di una serie di esistenze a lei più o meno note.

Il suo cammino ha un fine pratico, ma è continuamente interrotto da tunnel e caverne che scavano nel suo pensiero, facendola sprofondare nel passato e nell’analisi di sé, nei ricordi e nelle domande sulla vita.

“Gli occhi della gente, il loro andamento lento, faticoso, il chiasso e il frastuono, le carrozze, le automobili, i tram, i furgoni, gli uomini-sandwich che vanno avanti e indietro col loro passo strascicato e ondeggiante, le bande e gli organetti; il trionfo e il tripudio e il canto stranamente acuto di un aereo, ecco ciò che amava: la vita, Londra, quell’attimo di giugno”.

Anche Septimus, il personaggio maschile a lei opposto e complementare, di cui incrocia e percepisce l’angoscia in Regent’s Park, si muove per Londra, fra la stanca proiezione verso un futuro che rifiuta e i terribili abissi che, dal trauma della guerra, si aprono nella sua allucinata pesantezza di giovane sopravissuto.

Nel romanzo la Londra ripresa e descritta è estremamente realistica, in funzione del vagare dei personaggi.

Uno spazio che, protetto e scandito dai rintocchi ovunque aleggianti del Big Ben, diventa anche tempo, e fa scorrere, tra un monologo e l’altro, il tempo preciso dei quarti, delle mezzore, delle ore della giornata.

Nel romanzo, quelli di Westminster, Piccadilly, Oxford, Regent e St James’s Park, Covent Garden; Whitehall, Trafalgar Square sono solo alcuni dei quartieri e delle vie incontrate e che cercano di dare carne e piedi a un insieme di pensieri fluttuanti.

In fondo, anche oggi si potrebbe percorrere Londra seguendo l’itinerario balzellante di Mrs Dalloway. E perché no? Magari proprio come lei, in un fresco, luminoso mercoledì di metà giugno.

Informazioni bibliografiche: Mario Fortunato, Londra, Bompiani, pp.188, 12 euro.

Potrebbe interessare: 

Sulle tracce di Lady D: la guida con i 15 itinerari di Londra nei luoghi della principessa
Jane Austen: il Regno Unito celebra il bicentenario della morte tra volumi, fumetti e banconote
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti