Un viaggio on the road in Albania

Print Friendly, PDF & Email

Remota e selvaggia, l’Albania è una terra che si scopre lentamente, vera sorpresa dell’estate 2017.

Con montagne a ridosso sul mare, acque cristalline e una natura incontaminata, è meta alternativa di tanti giovani a caccia di avventura e con pochi euro in tasca.

Pregiudizi off limits

Dire “me ne vado in viaggio in Albania”, lascia sgomente ancora oggi molte persone, preda dei pregiudizi che esistono su questo paese. Come se il tempo non fosse mai trascorso e l’Albania stesse nelle condizioni di disordine e caos di vent’anni fa.

Sebbene ancora ci siano dei residui di quella povertà che obbligò migliaia di persone a cercare un America al di là del mare, il Paese è in netta crescita, testimoniato non soltanto dai nuovi servizi e strutture, che stanno velocemente raggiungendo gli standard del resto d’Europa, ma dagli stessi albanesi.

Un popolo fiero della loro terra e delle loro origini, desiderosi di dimostrare che i tempi delle fughe sui barconi sono finiti e che si ha torto nel non volere allargare il proprio orizzonte di vedute.

Io stessa, mettendomi in viaggio da sola, ho avuto modo di osservare la loro cultura e di riflettere su quello che vedevo, scoprendo una nazione semplice ma tenace e conoscendo persone sempre disponibili e gentili, la maggior parte delle quali parla correttamente italiano.

L’italiano infatti è la seconda lingua più studiata in Albania, grazie ai tanti che sono cresciuti con i nostri programmi televisivi  e alla forte emigrazione verso l’Italia degli anni ’90.

Per questo motivo, non c’è nessuna difficoltà nel farsi capire dagli abitanti locali, che si tratti di chiedere un’indicazione stradale, fare un’ordinazione al ristorante o scambiare quattro chiacchiere in allegria.

Da Tirana al mare del Sud

Il punto di forza dell’Albania sono i 427 chilometri di coste.

Al nord ci sono quelle bagnate dal Mar Adriatico, caratterizzate da acque poco profonde e spiagge sabbiose. A sud, quelle ioniche, prevalentemente rocciose con fondali ripidi e lidi di sabbia bianca.

Nel mio viaggio ho voluto proprio esplorare il lato costiero del Paese, non lasciandomi comunque sfuggire una visita alla capitale Tirana.

Tirana

Dal porto di Durazzo, Tirana è raggiungibile a soli 40 minuti di auto, un’ora se ci si muove con i mezzi pubblici.

A primo impatto, ciò che più colpisce della città sono i colori accessi di molti edifici e il verde delle montagne circostanti.

Un arcobaleno di colori ha infatti sostituito i grigi apparati di cemento armato di quei palazzi costruiti durante il governo comunista di Enver Hoxha.

Il merito va a Edi Ramal, prima artista e sindaco della città oggi Premier della Nazione che, a inizio 2000, lanciò il progetto “Green” allo scopo di piantare migliaia di alberi e restaurare gran parte degli edifici.

Il centro di Tirana lo si può tranquillamente visitare in una passeggiata a piedi.

Da non perdere sono:

  • Piazza Skanderbeg, che con i suoi alberi da frutto, fontane zampillanti e pietre naturali a detta di Rama è “il polmone verde della città”.

Al centro si erge la statua dell’eroe nazionale, Giorgio Castriota detto Skanderbeg che nel XV secolo difese l’Albania dall’invasione turca.

Attorno alla piazza sorgono i più importanti edifici storici del Paese: la floreale Moschea Ethem Bey, costruita in epoca ottomana; il Palazzo della Cultura, la cui prima pietra venne posata da Krusciov quando ancora l’Albania era filosovietica; e il Museo Nazionale di Tirana, esito monumentale di un regime comunista ormai al tramonto.

  • Museo Storico Nazionale, che consente di ripercorrere l’intera storia dell’Albania, dal Paleolitico a oggi, con particolare risalto alla resistenza partigiana al nazi-fascismo nella seconda guerra mondiale e al periodo dello stato comunista.

Tra le sezioni, si trova anche quella dedicata a Madre Teresa e alla visita di Giovanni Paolo II.

  • L’ex quartiere proibito di Blloku, un tempo inaccessibile alla popolazione perché sede del dittatore Hoxha e dei funzionari del partito, oggi area più affollata di Tirana, nonché cuore della movida.

La strada verso il mare

Da Tirana, spostarsi verso il sud implica ritornare a Durazzo, passare per Valona e poi proseguire lungo la costa.

Muoversi con i mezzi in Albania purtroppo non è semplice, specialmente con quelli pubblici, spesso scassati, vecchi e lenti. E anche se ci si muove con la propria macchina, la situazione migliora di poco a causa della segnaletica spesso scadente e dell’assenza di un vero e proprio sistema autostradale.

Le strade più veloci sono le statali che comunque attraversano le città, causando notevoli rallentamenti.

A ogni modo, se muniti di buona pazienza, il viaggio scorre piacevole godendo di una panoramica davvero unica.

Da Valona a Jale, si passa attraverso il Parco Naturale di LLogare e il Monte Cika; tratto di strada che non consiglio a chi soffre di vertigini, dato che le curve del monte portano fino a 2000 metri di altezza sul mare, con tratti attraversati da capre e mucche allo stato brado e massi di roccia sulla strada.

Il paesaggio montano che accompagna lungo queste tre ore di viaggio è comunque bellissimo e presenta uno stile di vita antico nettamente in contrasto con le nuove costruzioni moderne.

Villaggi rurali dove è facile incontrare albanesi che svolgono i lavori più antichi, dai pastori ai carri di fieno guidati da ragazzini, fino ad anziane signore che vendono i loro prodotti sulla strada.

Ed è qui che si racchiude tutto il paradosso dell’Albania: se di fronte a queste strade impervie e danneggiate, a edifici abbattuti e solitari viene voglia di scappare, una volta arrivati al mare, si cambia immediatamente idea.

Il mare del Sud: Jale, Himara e Ksamil

Lungo i tornanti, appaiono curva dopo curva, spicchi di blu e di rosso, in un susseguirsi di mare e canyon.

La spiaggia nascosta di Jale, quasi deserta nel periodo di bassa stagione, e quella di Himare, non fanno che confermare questo lato impervio e al tempo stesso dolce dell’Albania.

Inoltrandosi ancora più a sud, passando per Saranda, il terzo centro più popolato del Paese, si arriva a quella che è da tutti considerata ‘la perla dello Ionio”: Ksamil.

Questa cittadina sorge davanti all’isola di Corfù e si trova a pochi chilometri dal confine greco.

Nella sua baia si trovano quattro idilliache isolette, coperte da una vegetazione rigogliosa, raggiungibili con una piacevole nuotata o un breve giro in barca.

Di tutti i luoghi, questo è stato quello che ho preferito maggiormente perché caratterizzato da una bellezza unica ma non gridata.

Aree archeologiche

Alle spalle di Ksamil, sorge il Parco Nazionale di Butrinto, tra i più bei parchi archeologici dei Balcani, nonché patrimonio dell’umanità Unesco.

Un appuntamento con la storia mediterranea assolutamente da non perdere, che ben rappresenta l’ascesa e la caduta dei grandi imperi che dominarono la regione.

Dai tempi ellenistici del IV secolo a.C, ai sistemi difensivi ottomani del primo ottocento, Butrinto è un coacervo di monumenti, dal teatro romano al tempio di Asclepios, dai mosaici bizantini alla Fortezza Veneziana.

Un Paese veramente economico

L’Albania è un paese davvero economico, sia nei pernottamenti che nei pasti e spostamenti.

In hotel, a meno che non si prenoti in alberghi extra lusso, il prezzo medio si aggira sui 20 euro a testa per una stanza singola munita di bagno.

Anche nei ristoranti, ordinando diverse portate e mangiando davvero tanto è difficile superare i 10 euro a persona.

Nelle spiagge, un ombrellone e due lettini vengono a costare all’incirca 5 euro per l’intera giornata, e se si ordina un’insalatona, da mangiare sotto l’ombrellone, questa non supera i 3 euro.

La birra è molto economica, una Korça in bottiglia costa poco più di un euro, per non parlare dei fast food o della frutta che si compra per la strada. Per un kebab vegetariano e una pesca ho speso l’equivalente di 1 euro e 60.

Una cucina mediterranea

La cucina albanese risente delle influenze dei popoli che nel corso dei secoli hanno occupato i suoi territori. Per questo è facile trovare ingredienti e sapori che provengono sia dalla tradizione turca che da quella greca.

Tra i piatti che vanno per la maggiore ci sono: il byrek, una sottile pasta sfoglia turca con ripieno di carne e formaggio e il tave kosi, agnello condito con una specie di salsa allo yogurt.

Nelle città costiere si mangia molto pesce, dalla spigola all’orata, dai calamari ai gamberi, conditi secondo le usanze mediterranee.

Frutta e verdure sempre fresche: in Albania si trovano molti pomodori e peperoni, da gustare anche crudi con l’aggiunta di un goccio d’olio d’oliva, prodotto nelle terre del Sud. Buonissimo il pane, morbido e bianco, dalla crosta sottile.

Curiosità

Mi sono sempre chiesta perché mai l’Albania si chiamasse il ‘Paese delle Aquile’. Questo è quanto mi è stato raccontato:

“Mentre un giovane stava cacciando per le montagne, un’Aquila volteggiando sopra di lui si posò in cima ad una rupe. 

L’Aquila era straordinariamente maestosa e serrava nel becco un serpente. Dopo un po’ l’Aquila volò via dalla cresta dove aveva il nido. Il ragazzo allora si arrampicò sulla cima della rupe dove vide, nel nido, il piccolo dell’aquila giocare con il serpente morto. Ma il serpente non era davvero morto! All’improvviso infatti si mosse di scatto rivelando i suoi denti aguzzi ed era pronto a penetrare l’aquilotto con un veleno mortale. Repentinamente, il giovane tirò fuori arco e freccia e uccise il serpente. Poi prese l’aquilotto e si avviò verso casa. All’improvviso il giovane sentì sopra di lui un fragoroso suono, era il frullare delle immense ali dell’Aquila.“Perché rapisci mio figlio?” gridò forte l’ Aquila. “Il piccolo è mio, perché l’ho salvato dal serpente che tu non avevi ucciso” rispose il ragazzo. “Restituiscimi mio figlio” disse il rapace ”e io ti darò come ricompensa l’acutezza dei miei occhi e la potente forza delle mie ali.

Tu diventerai invincibile e nel mio nome sarai osannato.” Così il giovane consegnò l’aquilotto. Quest’ultimo crebbe, e volava sempre sopra la testa del ragazzo, ormai un uomo pienamente cresciuto, che con il suo arco e frecce uccideva molte bestie selvatiche e con la sua spada ammazzava molti nemici di quelle lande. Durante tutte queste imprese, l’Aquila, fedelmente lo guardava dall’alto e lo guidava. Sbalorditi dalle gesta del valoroso cacciatore, le genti di quella terra lo incoronarono re e lo chiamarono Shqipëtar che vuol dire figlio dell’Aquila e il suo regno divenne conosciuto come Shqipëri o Terra delle Aquile.”

Come arrivare

In nave: partendo da Trieste, Ancona, Brindisi e Bari, e approdando nei due porti principali del paese, Durazzo e Valona.

In aereo: prenotando un biglietto aereo della compagnia Blue Panorama si raggiunge in sole due ore l’aeroporto internazionale di Tirana Nënë Tereza, al momento l’unico presente in Albania.

È possibile, inoltre, atterrare anche a Corfù, grazie ai numerosi voli lowcost in partenza dall’Italia, che dista solo quaranta minuti di traghetto dalla costa albanese di Ksamil e poi risalire verso il nord.

Informazioni utili:

Moneta: Lek albanese. 1 euro= 130 lek

Non c’è fuso orario, l’Albania ha la stessa ora italiana.

Per partire è sufficiente la carta d’identità.

 

Potrebbe interessare:

 L’Albania alla conquista del turismo europeo
 In cammino: 4 percorsi da non perdere se amate il trekking
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti