Anno nero per il miele con rincari del 15%

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Roma. Quella di quest’anno del miele è la peggiore annata produttiva della storia, con prezzi in aumento del 15%.

Principale responsabile è stata la siccità dei mesi scorsi che non ha dato scampo alle api soprattutto nelle regioni del Centro Nord.

Dal borsino dei diversi tipi di miele, il più colpito è l’acacia, il più pregiato e richiesto, in cui raccolto è stato compromesso prima dall’arrivo di una primavera calda che ha indotto una forte produttività delle api, poi dalle gelate di aprile che hanno affamato le varie famiglie.

A darne notizia mettendo anche in guardia su possibile truffe è il Conapi, Consorzio Nazionale Apicoltori.

I 275 mila kg prodotti nel 2016 quest’anno sono diventati 198 mila, con un calo di quasi il 30%.

Le produzioni medie per arnia passano da 21 kg del 2015, a 7 kg del 2016 al minimo storico di quest’anno di 5 kg. Un crollo che va a colpire i redditi degli apicultori che, sempre più spesso abbandonano la loro attività. Anche perchè molto spesso si tratta di piccolissimi operatori.

Alle circa 20 mila Partite Iva che fanno il mercato, si aggiungono 23 mila produttori per autoconsumo. ‘‘Fatto 100 il potenziale italiano” – spiega all’ANSA il presidente Conapi, Diego Pagani – “oggi siamo a una media del 70% di tutto il raccolto di mieli nazionali e a calare non è solo l’acacia ma anche il millefiori, di solito il più abbondante”.

Difficile oggi fare un bilancio definitivo perchè i giochi si concluderanno a novembre. ”Siamo in attesa dei dati della raccolta di miele di agrumi che, contrariamente allo scorso anno, lasciano ben sperare”, aggiunge Pagani, spiegando che la vera crisi si è verificata nelle regioni del Centro-Nord, con il Sud che ha tenuto.

Quanto agli agrofarmaci, da sempre sul banco degli imputati, secondo Pagani non ci sono state variazione rispetto alle altre annate. ”Una situazione disastrosa che ci accomuna a tutte le produzioni del bacino mediterraneo – precisa il presidente – ma l’Italia ha un asso nella manica, perché insieme a Grecia e Cipro vige l’obbligo di indicare in etichetta il paese di origine produzione che sta aiutando a tenere i prezzi; in questa situazione, infatti, temiamo un incremento delle frodi”. 

 

Fonte: Ansa

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