Il Rinascimento giapponese risplende in mostra agli Uffizi

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La bellezza e la mutevolezza dell’universo che ci circonda comunicano il profondo legame che lega il popolo giapponese alla natura. L’uomo ne diventa parte integrante, immergendosi nel paesaggio, con l’attitudine panteistico shintoista che sta alla base di tutta la cultura letteraria e visiva del Giappone.

Italia e Giappone si incontrano a Firenze, precisamente agli Uffizi. E galeotta, ancora una volta è l’arte, quella che porta nella capitale fiorentina preziosi capolavori di epoca rinascimentale giapponesi. Mentre l’Italia tutta veniva impreziosita e risvegliata dai capolavori dei grandi maestri Leonardo, Donatello, Brunelleschi e molti altri, in Giappone altrettanti grandi artisti, su commissione, realizzavano opere destinate a restare nella storia dell’arte nipponica. Storia che viene oggi raccontata proprio nelle splendide sale del più famoso museo fiorentino con la mostra “Il rinascimento giapponese La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo allestita fino al prossimo 7 gennaio.

Un’esposizione unica, curata da Rossella Menegazzo (professore dell’Università degli Studi di Milano) con la con la collaborazione di  Asaka Hiroshi, Watada Minoru, Tsutsui Tadahito è organizzata dalla Gallerie degli Uffizi in collaborazione con l’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e con il supporto dell’Ambasciata del Giappone in Italia, che accoglie l’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento: paraventi pieghevoli e porte scorrevoli, molti dei quali Tesori Nazionali e Proprietà Culturali Importanti e provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone.

Sono esposte 39 grandi pitture di paesaggio e natura, molte delle quali difficili da vedere persino in Giappone perché non esposte al pubblico, nel classico formato del paravento pieghevole (byōbu) e delle porte scorrevoli (fusumae).

Con questa rassegna, che corona il centocinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia, si mette in scena il periodo d’oro della produzione artistica giapponese, tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo), in cui emergono ideali estetici tra loro opposti, e ancora oggi riconoscibili nel paese.

Da una parte infatti abbiamo la pittura monocroma ed evocativa, fatta da linee essenziali e veloci, legata alla filosofia zen e alla cultura cinese. Quella tipica arte che ha incontrato i gusti della classa guerriera, non a caso il suo stile è riconosciuto nelle decorazioni di templi e residenze di samurai.

Dall’altra parte e di segno opposto la pittura più squisitamente giapponese, con fondi oro e campiture piatte di colore su cui si stagliano delicati elementi naturali: più esplicita e narrativa, era adatta a decorare grandi residenze aristocratiche e borghesi, castelli e palazzi.

In mostra, paesaggi dalle  atmosfere rarefatte e simboliche – di artisti quali Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan – si confrontano con dipinti della tradizione Kanō, rappresentanti fiori e uccelli, le quattro stagioni, luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe.

Il legame profondo del popolo giapponese con la natura è squisitamente messo in luce in questa esposizione: l’uomo e il creato, l’essere umano e la mutevolezza dell’Universo che ci circonda, la natura come specchio dell’animo umano, già presente da secoli, e definita con il termine mono no aware, “il sentimento per le cose”.

«Questa rassegna offre al pubblico italiano la possibilità di ammirare lo splendore della cultura artistica giapponese e comprenderne la profonda sensibilità nei confronti della natura», ha affermato Miyata Ryōhei Commissario del Bunkachō – Agenzia per gli Affari culturali del Giappone.

Alla cui voce si è aggiunta quella del direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt: “i meccanismi di committenza in Oriente non erano diversi da quelli di una qualsiasi corte rinascimentale e barocca in Europa, né da quello che vediamo ora nella nostra società capitalistica: i paraventi che decoravano residenze, castelli e templi giapponesi erano manifestazione del prestigio del proprietario o del donatore e dovevano rispecchiarne l’autorità, la ricchezza, il potere culturale, il livello d’istruzione. Nel Giappone delle epoche Muromachi, Momoyama e dell’inizio di quella Edo – dal secondo Trecento al primo Seicento, dunque quasi esattamente nello stesso periodo in cui in Europa si affermano Masaccio, Piero della Francesca, Raffaello, Michelangelo, Grünewald, Tiziano, Caravaggio – si assiste a uno sviluppo di committenze che porterà a un’altrettanto grande fioritura delle arti, che possiamo senz’altro definire “rinascimento giapponese”».

 

Info utili

Titolo della mostra 

Il rinascimento giapponese. La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

Sede

Aula Magliabechiana, Uffizi

Periodo

3 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Orario

Da martedì a domenica – 8,15-18,50

 

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