Roma, scippi: dietro ai bambini un racket di sfruttatori

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Roma. Dietro agli scippi che avvengono quotidianamente nella metropolitana della Capitale ci sarebbe un’organizzazione molto più complessa e stratificata di quello che si pensa. A rivelarlo al Messaggero Simonetta Martone, attuale sostituto procuratore presso la corte d’Appello di Roma.

Negli anni ’90 in accordo con la procura ordinaria e l’allora Capo della polizia Vincenzo Parisi, mettemmo su un’operazione che è rimasta un unicum. – dichiara Martone – Seguimmo 27 rom minori da un campo della Magliana, scattando oltre 1200 fotografie. I bambini venivano radunati all’alba e portati da uomini e donne che non erano parenti in Centro. I più piccoli rubavano borse e portafogli, li passavano subito di mano a un altro che, a sua volta, consegnava il bottino agli uomini seduti al bar. I bambini vennero tolti alle famiglie a fu imbastito un processo per riduzione in schiavitù nei confronti dei capi”.

Martone ricorda che ogni minore era in grado di racimolare in media 900 mila lire che moltiplicate per 27 e 365 davano come risultato una cifra enorme. Secondo il sostituto procuratore serve un diverso approccio al fenomeno perché se è vero che in ambito minorile sono stati fatti enormi passi in avanti, è anche vero che i bambini minori di 14 anni non imputabili sono soliti scappare dalle case famiglia che li ospitano e bravi a rendersi invisibili; spesso hanno più alias e si rifugiano in insediamenti abusivi.

Questo “esercito” di bambini fantasma, di età compresa tra i 9 e i 16 anni, è in grado di racimolare in un solo giorno 600 euro ciascuno. Provenienti prevalentemente dal campo di Castel Romano e da accampamenti abusivi di Aprila, salgono ogni mattina alle 6 e 30 sui treni che li conducono a Termini o sono accompagnati su furgoncini alle fermate dalla metro B all’Eur.

La Polizia Locale di Roma, capitanata dal vice comandante Antonio Di Maggio, nel 2016 ha inviato in procura un’inchiesta che aveva come protagonisti 200 minori portati in centri di accoglienza dalle forze dell’ordine e in un paio di casi si è ottenuta la sospensione della podestà genitoriale. Il problema è che questi bambini dopo alcune ore scappano. Inoltre, alcuni di loro vengono fermati varie volte nell’arco della stessa giornata, ma non rivelano  informazioni sulla famiglia d’appartenenza perché ben addestrati dai familiari.

Fonte: Il Messaggero

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