Continua il Gelo tra Usa e Cuba: stop a visti e viaggi

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Gli Stati Uniti hanno deciso di bloccare l’emissione di visti a Cuba a tempo indeterminato e di rimpatriare circa il 60% del personale che si trova all’ambasciata all’Avana, a Cuba. Inoltre, gli Stati Uniti, con un ‘travel warning’ emesso il 29 settembre hanno avvisato i viaggiatori statunitensi di non visitare il Paese caraibico a causa degli “attacchi specifici” contro alcuni diplomatici statunitensi.

Alcuni funzionari governativi hanno informato la stampa che è stato ordinato a tutto il personale non essenziale di lasciare Cuba e che solo il “personale d’emergenza” rimarrà all’Avana.

La decisione del dipartimento di Stato americano arriva a tre giorni dall’incontro a Washington tra Rex Tillerson e il ministro degli Esteri cubano, Bruno Eduardo Rodríguez Parrilla, il quale non è riuscito a convincere il capo della diplomazia americana che il governo dell’Avana può garantire la sicurezza dei funzionari statunitensi sull’isola.

Tillerson aveva anche considerato la possibilità di chiudere l’ambasciata americana, riaperta nel 2015 dall’allora presidente Usa Barack Obama, a cinquant’anni di distanza dalla blocco delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

I rapporti tra Stati Uniti e Cuba sono entrati in crisi dopo una serie di strani episodi che hanno coinvolto il personale degli Stati Uniti: diversi funzionari dell’ambasciata infatti hanno avuto problemi all’udito e all’equilibrio, che in alcuni casi si sono trasformati in danni permanenti. Non è chiaro cosa sia successo e molti esperti parlano di sistemi di registrazione per spionaggio che non hanno funzionato o dispositivi acustici con ultrasuoni in grado di provocare danni all’udito.

Il motivo per il quale Tillerson non avrebbe deciso di chiudere l’ambasciata – scrive il New York Times – è il fatto che è molto probabile che il responsabile dell’attacco non sia il governo cubano, ma un altro Paese. Inoltre l’Fbi ha fatto diversi controlli nelle case dei diplomatici americani a Cuba ma non ha trovato alcun apparecchio. Proprio la scelta dell’Avana di consentire alla polizia americana di andare sull’isola e fare una indagine indipendente, rappresenta un livello di apertura mai visto in precedenza e allo stesso tempo sottolinea come l’episodio abbia preso alla sprovvista anche il governo cubano.

Per ora, continua il New York Times, le autorità americane temono che si sia trattato di un attacco guidato da un Paese come la Russia o da una unità isolata del governo cubano. Il fatto che anche alcuni diplomatici canadesi abbiano subito lo stesso attacco rende il mistero ancora più complesso da risolvere: i rapporti tra i due Paesi sono infatti buoni da diversi anni.

L’amministrazione di Donald Trump ha già eliminato alcune parti centrali dell’accordo “terribile ed sbagliato” tra Cuba e Obama: in particolare il presidente Usa ha già posto alcune restrizioni sui viaggi e sul commercio, ma sembra che non voglia eliminarlo del tutto, visto che lo storico disgelo ha l’appoggio dell’opinione pubblica americana e anche di molti repubblicani.

Fonte: Askanews

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