Weekend a Padova

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Per il grande desiderio che avevo di vedere | la bella Padova, culla delle arti sono arrivato… | ed a Padova sono venuto, come chi lascia | uno stagno per tuffarsi nel mare, ed | a sazietà cerca di placare la sua sete. (Shakespeare, “La bisbetica domata”, Atto 1, Scena 1)

Padova, culla delle arti. Città che ha sempre affascinato scrittori e poeti, compreso Shakespeare che vi ha tratto ispirazione per una delle sue commedie, “La bisbetica domata”.

Basterebbe già la sola Cappella degli Scrovegni di Giotto, il più importante ciclo pittorico del mondo, a giustificare una visita nella cittadina veneta.

Ma tra arte, letteratura e buona cucina, tante sono le cose da fare, rendendola così la meta ideale di questi weekend d’autunno.

Cosa vedere

Vista dall’esterno sembrerebbe una “semplice costruzione” come la definì lo stesso Giotto, ma la Cappella degli Scrovegni è molto di più, in quanto ospita il più importante ciclo di affreschi del mondo.

Entrando dentro e alzando gli occhi, si può così ammirare il cielo stellato sotto il quale si svolgono gli episodi della vita di Gioacchino e Anna, quelli della vita di Maria e gli episodi della vita e morte di Cristo.

Un’opera d’arte, realizzata in soli due anni, con cui Giotto iniziò la rivoluzione della pittura moderna.

Altri must sono la Basilica di Sant’Antonio, che ospita le reliquie del santo, e nella piazza antistante il monumento equestre al Gattamelata, statua in bronzo di Donatello, nota per essere stata la prima statua equestre di grandi dimensioni svincolata da altri elementi architettonici.

E ancora, Piazza delle Erbe e della Frutta, luogo deputato al mercato, Palazzo della Ragione, il Teatro Anatomico e la Cattedra di Galileo Galilei, quest’ultimi due situati all’interno dell’Università di Padova.

 

Il Teatro, è uno straordinario edificio in legno di noce che permetteva agli studenti di assistere, dall’alto, alle autopsie sui corpi. Un’iscrizione all’ingresso del teatro recita “Hic est locus ubi mors gaudet succurrere vitae“, cioè “è questo il luogo dove la morte gode nel soccorrere la vita“. Nella Sala dei Quaranta, invece, chiamata così  per i quaranta ritratti di studenti stranieri, c’è la cattedra di legno da cui Galileo insegnò matematica e fisica dal 1592 al 1610.

Da non perdere anche una visita a Prato della Valle, una piazza che per estensione totale è seconda solo alla Piazza Rossa di Mosca.

Per comprendere quanto effettivamente sia grande, basta pensare che è formata da un’isola centrale, completamente verde, chiamata Isola Memmia in onore del podestà che commissionò i lavori. Per raggiungerla basta percorrere i quattro viali incrociati con i relativi ponti sul canale.

Cosa fare

Nella casa di Petrarca, ad Arquà, nei colli Euganei, si possono scoprire i luoghi che hanno ispirato i versi del poeta aretino. Questa di Arquà fu infatti la sua ultima e amata dimora.

Gli appassionati di arte non devono farsi mancare una visita a i Musei Civici che comprendono il Museo Archeologico e il Museo d’Arte Medievale e Moderna.

L’Archeologico raccoglie reperti di epoca paleoveneta, pre-romana e romana e una sezione egizia con i ritrovamenti dello straordinario esploratore padovano Giovan Battista Belzoni, quello d’Arte Medievale e Moderna raccoglie invece le opere dei grandi maestri della pittura italiana nel periodo dal 1300 al 1800.

Il pezzo forte della collezione è il “Crocifisso” di Giotto, che prima si trovava sull’altare della Cappella degli Scrovegni. Folta la presenza di pittori veneti: Boccaccio Boccaccini con la “Madonna col Bambino“, il Veronese, Tintoretto con la “Cena in casa di Simone” e “La Crocifissione“, Giambattista Tiepolo con “San Giuseppe col Bambino“, “Madonna” e “Cristo nell’orto degli ulivi“.

Cosa mangiare

La cucina padovana è una cucina di orto e di corte, basata cioè sulle verdure che si possono coltivare negli orti di casa e sugli animali che si allevano in cortile.

Abbondano i piatti in cui i protagonisti sono la Gallina Padovana e tutti i suoi parenti stretti: l’oca, il cappone, l’anatra, la faraona, la Gallina Polverara, il galletto nano e i più comuni polli. 

Da questi ingredienti nascono i piatti tipici della tradizione: tra i primi, da assaggiare i bigoli (spaghetti grossi e ruvidi) e i tradizionalissimi risotti: non solo “risi e bisi“, riso e piselli ma anche con asparagi, o il radicchio.

Tra i dolci da provare, la fugassa padovana (focaccia), la figassa (torta di fichi), la smegiassa (con uvetta) e la sbrisolona. C’è poi una lunga tradizione pasticciera legata a Sant’Antonio con il Pan del Santo, il Dolce del Santo gli Amarettoni e i Merletti.

Immancabile poi l’appuntamento dell’aperitivo, che si apre con lo Spritz e si chiude con una grappa.

 

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