Al Quirinale arrivano le marionette di Cuticchio

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Roma. Le gesta dei paladini di Francia, Orlando e Rinaldo in testa, il loro amore per la bella Angelica, principessa del Katai, i paggi, i traditori, gli antagonisti saraceni, Parigi assediata: la tradizione dell’Opera dei Pupi arriva per la prima volta in una grande mostra, allestita dal 7 novembre al 3 dicembre al Quirinale, negli spazi della Palazzina Gregoriana.

“L’opera dei Pupi. Una tradizione in viaggio” è il titolo di questa mostra antologica che fa capo ad attività, pratiche, scene e cultura di quasi mezzo secolo di arti e mestieri di Mimmo Cuticchio e della sua famiglia.

Esposte sia una serie di teste, in legno, che illustrano le diverse fasi di costruzione delle marionette animate, sia i pupi in paggio (servitori, contadini) o ‘armati’ (Paladini o Saraceni), con le mani a pugno per sguainare le spade, sia, infine, i personaggi femminili, come Angelica.

L’esposizione consente al visitatore di entrare in un universo straordinario e corale, in cui la ricerca teatrale non si è mai fermata, a dispetto del mutamento dei tempi e delle crisi che, soprattutto dal secondo dopoguerra in poi, hanno falcidiato il pubblico di paesi e città.

“Siamo dei sopravvissuti”, afferma Mimmo Cuticchio, lui stesso figlio d’arte e creatore negli anni ’70 di una compagnia di famiglia, dove le singole eccellenze si sono incontrate per proseguire una secolare tradizione e portare gli spettacoli dell”Opra’ nel mondo, perfino in Giappone.

Nei primi anni ’60 in Sicilia c’erano almeno 25 teatrini, costretti però proprio in quegli anni a chiudere dal grande cambiamento sopravvenuto con l’arrivo di cinema e televisione, anche nel cuore dell’isola.

“La tradizione si è all’improvviso interrotta, siamo rimasti solo noi, una piccola riserva”, prosegue Cuticchio. “Io sono stato sempre dietro le quinte; solo una volta ho recitato in un film, ‘Terraferma’ di Crialese, per il messaggio che lanciava, mentre nel ‘Padrino Parte III’ di Coppola interpretavo me stesso e spiegavo il Teatro dei Pupi con una rappresentazione. Questa è la prima volta che accetto di esporre in una mostra antologica”.

Del resto, aggiunge, “ogni pupo è un personaggio, ha il proprio nome, nasce per un motivo, magari muore presto, come gli ‘spaccati’ che in scena vivono a ogni recita lo stesso destino, oppure diventa un eroe”. Senza contare quelli antichi, costruiti a metà ‘800, ancora in scena, la cui manutenzione viene fatta quotidianamente. “Noi siamo al servizio dei nostri pupi”, ribadisce Cuticchio, davanti alla ricostruzione di Porta Felice che segna l’ingresso del percorso espositivo.

 

Fonte: Ansa

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