A Milano Revolution: una mostra sulla Beat Generation

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La mostra You Say You Want a Revolution? arriva a Milano dal 2 dicembre fino al 4 aprile negli spazi della Fabbrica del Vapore.

Un percorso esperienziale fatto per avvolgere i visitatori di atmosfere, oggetti, memorabilia, design, arte, grafica e soprattutto dalla musica di quegli anni anche grazie al sofisticato sistema audioguide Sennheiser, partner dell’esposizione.

Un viaggio che ripercorre gli ambiti in cui le rivoluzioni di quegli anni ebbero luogo: la moda, la musica, le droghe, i locali e la controcultura; i diritti umani e le proteste di strada; il consumismo; i festival; le comunità alternative.

Da Carnaby Street a Londra agli hippy di Haight-Ashbury, dall’innovazione tecnologica della Bay Area alle proteste del maggio francese, dalle comuni sparse in tutta l’America ai festival di Woodstock e dell’Isola di Wight, questi anni furono caratterizzati da un idealismo ottimista che spingeva le persone a far fronte comune per sovvertire le strutture di potere in ogni sfera della società. Una riflessione infine su quante di esse hanno prodotto un cambiamento reale e duraturo e quante invece sono andate perdute nei decenni successivi.

La rivoluzione nella moda è il segno più visibile del cambiamento di quegli anni, il modo più immediato per comunicare agli altri le proprie scelte: il rifiuto delle regole imposte, la volontà di non essere come i padri e le madri. La giornalista e storica della moda, Clara Tosi Pamphili, aggiunge: “Le gambe scoperte delle ragazze e i capelli lunghi dei ragazzi manifestano quotidianamente la voglia di restare bambini e selvaggi, il corpo è privo di costrizioni sotto abiti minimal geometrici o lunghe silhouette che scivolano addosso lasciando libero ogni movimento”. In mostra anche l’espressione del tempo nella moda italiana: insieme alle immagini di Blow Up e nella passeggiata in Carnaby Street una serie di abiti evidenziano l’emulazione ma anche la capacità artigianale, unica del made in Italy, che crea la trasgressione senza mai dimenticare la qualità.

Negli anni ’60 anche nella società italiana avvengono profondi cambiamenti: il boom economico, l’espansione edilizia, l’enorme vendita di merci grazie anche alla possibilità del0 pagamento rateizzato. La grande ondata di benessere produce un forte aumento della scolarizzazione: dal 1957 al 1967 gli iscritti all’università raddoppia da 200.000 ad oltre 400.000 unità in una scuola pubblica con strutture inadeguate e dove vige ancora un forte autoritarismo e dogmatismo. Gli studenti sono i primi a raccogliere la spinta libertaria nata negli Stati Uniti contestando la cultura tradizionale e “borghese”, l’autoritarismo e il paternalismo, in sostanza rifiutando la visione del mondo dei padri e degli adulti in generale. Come ci ricorda Francesco Tomasi  “è il 24 gennaio del 1966 quando a Trento viene occupata la prima università italiana e da quel momento, per i due anni successivi, sono decine le università che verranno occupate. A differenza di altri paesi, in Italia il fervore della protesta dura e si articola per oltre 10 anni. Il movimento diventa di massa e coinvolge gli operai e altri strati della società e assume un carattere poli-culturale, interclassista e internazionalista”.

Per quanto la gran parte della musica dell’epoca sia stata definita di protesta, il termine è senz’altro riduttivo. I temi sviluppati dagli artisti in quegli anni sono quelli più cari alla gioventù: libertà, amore, amicizia e anche preoccupazione per il futuro.

 “L’apparente epoca felice che va dal ’63 al ’68, anno in cui arriva la vera protesta che assume caratteri politici e di costume ben definiti, – dichiara  Alberto Tonti – non è aliena da accadimenti che pesano. Su tutti: la morte di Papa Giovanni, l’assassinio di JF Kennedy, la guerra del Vietnam e l’uccisione di Che Guevara.”.

In uno lasso di soli cinque anni la “febbre del beat e della psichedelia” cattura e coinvolge milioni di ragazzi che, con il contributo del radicale cambiamento nella moda, di gadget appositamente ideati per le loro esigenze e stili pubblicitari totalmente reinventati, si ritrovano attori e spettatori di una vera e propria rivoluzione a 360 gradi.

Credits

Curata da Victoria Broackes e Geoffrey Marsh del Victoria and Albert Museum di Londra

Promossa e coprodotta da Comune di Milano-Cultura, Fabbrica del Vapore e Avatar – Gruppo MondoMostreSkira, in collaborazione con Victoria and Albert Museum di Londra

Informazioni:

You Say You Want a Revolution?

Milano, Fabbrica del Vapore

2 dicembre – 4 aprile 2018

ORARI
Lunedì: 15:00 – 20:00
Giovedì: 10:00 – 22:00
Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 10:00 – 20:00

Aperture straordinarie
7, 8, 26 dicembre: 10.00 – 20.00
24 e 31 dicembre: 10.00 – 14.30
25 dicembre e 1 gennaio: 15.00 – 20.00
2 gennaio, 1 aprile: 10.00- 20.00

BIGLIETTI
Intero: € 16,00 (prevendita € 2,00)
Ridotto: € 14,00 (prevendita € 2,00)

Sito: www.mostrarevolution.it

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