Nel mare di Montalbano trovato un relitto bizantino

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Ragusa. Archeologi al lavoro nelle acque di Punta Secca  a neanche 200 metri dalla casa sul mare del Commissario Montalbano, una delle location più note della serie tv tratta dai romanzi di Andrea Camilleri.

A tre metri di profondità, sepolto da circa due metri di sabbia, nelle acque antistanti Kaukanaè stato trovato un relitto di nave di epoca bizantina.  

Ad analizzarlo è ora l’Unità di archeologia subacquea dell’Università di Udine in collaborazione con la Soprintendenza del mare della Regione Sicilia e con il sostegno dell’Institute of Nautical Archaeology di College Station, in Texas.

Il ‘Progetto Kaukana’, come è stato denominato, unisce, in particolare, l’attività di ricerca a quella di formazione degli studenti di archeologia subacquea, ed è diretto da Massimo Capulli, docente di archeologia subacquea e navale dell’Università di Udine, e da Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare della Regione Sicilia.

Obiettivo della prima campagna, durata tre settimane e conclusa a fine settembre, è stato appunto lo scavo e lo studio del un relitto: le attività hanno consentito di analizzare l’architettura dell’imbarcazione attraverso sperimentazioni di sistemi di scavo e di rilievo subacqueo.

L’indagine archeologica subacquea, con finalità anche di esercitazione didattica, ha portato alla messa in luce di una porzione di relitto di quattro metri di lunghezza e due di larghezza. Ciò ha consentito di condurre rilievi diretti, riprese per modello 3D e il prelievo di campioni per datazioni radiometriche. I dati raccolti saranno ora elaborati dal Laboratorio di archeologia delle acque del Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale.

Il progetto è una nuova e inedita collaborazione tra l’Ateneo friulano, che da anni conduce indagini archeologiche subacquee in Friuli Venezia Giulia, e l’unica Soprintendenza in Italia che si occupi specificatamente del mare.

“L’iniziativa” – spiegano Capulli e Tusa – “nasce dalla sinergia di due istituzioni che dagli estremi opposti del nostro paese si impegnano a diverso titolo per la tutela e la conoscenza del patrimonio culturale sommerso”.

In particolare, “la Sicilia” – sottolinea Capulli – “rappresenta per molti versi il cuore del mar Mediterraneo e le sue acque costituiscono un luogo di straordinario interesse per fare ricerca e formare i nostri studenti”. Il team che ha condotto le ricerche comprendeva anche Dario Innocenti e Lia Quarantotto (Università di Udine), Nicolò Bruno (Soprintendenza del Mare) e Maurizio Buggea (Centro subacqueo Ibleo ‘Blu Diving’).

 

Fonte: Adn Kronos

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