Piramide di Cheope: il mistero continua

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Eretta dal faraone Cheope nel XXV secolo a.C, la piramide di Cheope, la più grande delle tre piramidi della Piana di Giza (Chefren e Micerino sono le altre due), è il simbolo di uno dei più grandi popoli dell’antichità.

Si tratta di un’opera architettonica perfetta, l’unica tra le sette meraviglie del mondo antico ad essersi conservata bene, in grado di regalare sorprese a distanza di secoli. Sulla sua costruzione si sono scatenate le teorie più assurde, prima fra tutte l’intervento alieno.

Negli ultimi trent’anni gli studi sulla Grande Piramide di Cheope, che è alta ben 146,59 metri con i lati lunghi 230, 33 metri, hanno confermato la straordinaria maestria degli architetti alla corte del faraone nel progettarla, ecco alcuni stupefacenti dati: le lastre di granito utilizzate per la copertura delle camere hanno un peso che si aggira tra i 50 e le 80 tonnellate, la differenza di lunghezza dei quattro lati tra loro è inferiore ai cinque centimetri, e ancora, i blocchi di calcare impiegati nella sua costruzione sono circa 230000.

Ma ancora più stupefacente è l’allineamento delle tre piramidi di Giza: gli angoli sud-est delle basi sono perfettamente in linea retta, linea che passa al centro della terza e della prima delle tre piramidi, una disposizione che potrebbe essere una proiezione sul terreno di alcune stelle della cintura di Orione, costellazione che gli Egizi associavano a Osiride, divinità dell’Oltretomba.

All’interno della piramide c’è un corridoio discendente che porta sia a una camera sotterranea ma anche alle due camere del Re e della Regina. C’è poi un’altra camera, chiamata ‘sotterranea’, che si riteneva essere il vano originario dove i resti dell’imperatore vennero conservati e che le due camere superiori fossero state create in corso d’opera. Successivamente si è scoperto che il progetto iniziale prevedeva i tre vani e che il superiore era effettivamente destinato al faraone.

Gli studi su questa enigmatica costruzione continuano anche perché sono molte le questioni ancora aperte, di natura costruttiva e funzionale, quest’ultimo aspetto riguardante soprattutto le due camere inferiori di cui ancora non si è capita bene la funzione.

A complicare ulteriormente le cose, la recente scoperta di una quarta camera chiamata il “Grande Vuoto”, lunga almeno 30 metri, senza sbocchi e situata a 21 metri dal suolo. 

 

La ricerca pubblicata su Nature rivela come si è giunti a questa importantissima scoperta: mediante i muoni, particelle che si formano quando i raggi cosmici a contatto con l’atmosfera si disintegrano. Così, vari rilevatori di muoni sono stati posizionati in differenti punti della piramide, sia all’interno sia all’esterno: in un primo momenti ci si è focalizzati sulle stanze già note, successivamente si è arrivati alla scoperta di questa nuova cavità.

La tecnica dei muoni venne già usata nel 1969 dal premio Nobel per la fisica Luis Alvarez applicandola sulla piramide di Chefren proprio per cercare cavità. Il team di ricercatori ScanPyramids, fautori di questa scoperta ha dichiarato di volere analizzare anche la piramide di Chefren nei prossimi mesi.

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