La Febbre del Sabato Sera: more than a musical

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Due stivaletti marroni calcano sicuri l’asfalto a tempo di Stayin’ Alive dei Bee Gees. Un’inquadratura semplice che ha fatto la storia del cinema. Siamo nel 1977 e ‘Saturday Night Fever’ esce nelle sale americane. Per l’esattezza è il 16 dicembre del ’77 e il semi-sconosciuto John Travolta sta per diventare un idolo per milioni di ragazzi in tutto il mondo.

Quest’anno la pellicola cult di John Badham compie 40 anni. La ‘Febbre del Sabato sera’ nasce da un’inchiesta giornalistica pubblicata sul New York Times il 7 giugno 1976 dal titolo “Tribal Rites of the New Saturday Night” (I rituali tribali del nuovo sabato sera). Il pezzo di Nik Cohn narrava le vicende della movida newyorkese all’epoca del famoso Studio 54, storie di locali e culture giovanili, ma anche di razzismo, violenze tra bande e aborto.

Più tardi sarà lo stesso Cohn a rivelare che quanto raccontato era stato costruito per essere notizia, ma all’epoca l’articolo divenne un caso tanti da spingere Robert Stigwood, produttore di Jesus Christ Superstar, Hair e Tommy, a comprarne i diritti cinematografici per 90.000 dollari. Stigwood, tra l’altro, aveva sotto contratto un giovane e bellissimo attore per la versione cinematografica del musical Grease: si tratta del poco più che ventenne John Travolta.

Alla regia John Badham come seconda scelta però, in realtà era stato scelto in un primo momento John Avildsen, regista di Rocky, ma alcune incomprensioni lo spinsero ad abbandonare il progetto. La colonna sonora venne affidata ai Bee Gees, un gruppo musicale australiano, che la compose in un solo week end. Il film, a cui presero parte anche la madre e la sorella di Travolta, venne girato interamente a Brooklyn, nella zona sud-orientale della città presso il Ponte di Verrazzano.

Tony Manero è un ragazzo italoamericano di 19 anni che vive a Brooklyn e che sogna di trasferirsi a Manhattan. Di giorno lavora in un negozio di vernici, ma la sera è il re della pista da ballo dell’Odissey 2001. Il classico musical quindi, con una bella colonna sonora (anche se mai cantata dai protagonisti) passi di danza e tanta allegria. In realtà La Febbre del Sabato Sera è una storia di morte, violenza, sogni irrealizzati e razzismo. Un’opera che a distanza di 40 anni risulta essere ancora attuale.

Un storia di formazione, dove il bullo-eroe diventa uomo affrontando i pericoli della Grande Mela, punto di riferimento culturale per tutti i giovani del globo. 

Il giovane interpretato da Travolta proviene da una famiglia povera formata da una madre cattolicissima, un padre disoccupato e disilluso e un fratello prete in piena crisi religiosa. Un background familiare che non aiuta Tony nel suo processo di crescita, il ragazzo sentendosi emarginato spende trenta dollari il sabato sera, vincendone cinquecento ogni gara di ballo che fa, per sentirsi vincente, per sentirsi un uomo. Insieme a Tony quattro amici, di cui uno si suicida buttandosi giù dal ponte di Verazzano.

La pellicola ha il pregio di affrontare tematiche sociali interessanti, a partire dall’influsso dell’ambiente sulla realtà contemporanea dei giovani, una realtà che ancora convive con una concezione religiosa della vita, sempre più difficile da comprendere e attuare nel quotidiano; la difficoltà di Tony di affermare se stesso in maniera sana e pulita, il rapporto con il mondo femminile, un mondo in cui l’emancipazione comincia a far sentire i suoi influssi, e poi il razzismo (il ragazzo che si suicida è di origini portoricane) e la violenza suburbana.

 

La colonna sonora che contiene anche brani di Kool & The Gang, KC and the Sunshine band, MFSB, Yvonne Elliman The Trammps, David Shire e Walter Murphy (è sua la versione disco della Quinta di Beethoven) uscì una settimana prima del film rimanendo in classifica per 24 settimane negli USA e fu in molti Paesi, tra cui l’Italia, il disco più venduto dell’anno.

Il film arrivò in Italia 1978, adeguatamente censurato, ottenendo un grandissimo successo e quest’anno per il 40esimo anniversario torna dal 4 dicembre in 100 sale italiane in versione 4k, versione curata del regista John Badham insieme a Paramount.

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