Frankenstein compie duecento anni

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Compirà due secoli il prossimo anno uno dei romanzi cardine della narrativa fantascientifica mondiale: Frankenstein, o il moderno Prometeo.

Scritto dall’autrice britannica Mary Shelley che però rivelò la sua identità solo quando venne pubblicata la seconda edizione nel 1831, il romanzo che narra le vicende della creatura nata dall’assemblaggio di cadaveri e animato grazie alla corrente galvanica, nel corso del Novecento ha ispirato oltre cento opere di narrativa, quaranta adattamenti cinematografici, ottanta produzioni teatrali e migliaia di fumetti.

In occasione dell’anniversario dell’opera, diverse riletture critiche nei paesi anglofoni si sono concentrate su  Mary Shelley delineando la figura di una donna geniale e sfortunata, che vide morire in tenerissima età tre dei quattro figli, restò vedova molto presto e trascorse gran parte della vita in povertà.

Figlia del filosofo William Godwin e della femminista Mary Wollstonecraft, nacque a Londra nel 1797 e restò subito orfana della madre, uccisa dal parto. Appena sedicenne si innamorò di Percy Shelley, già sposato, e fuggì con lui e con la sorellastra Claire (incinta di Lord Byron) in Francia e in Svizzera.

Dopo la morte del marito per annegamento nel 1822 durante un viaggio in barca da La Spezia a Livorno tornò in patria cercando di sfruttare la fama guadagnata grazie a Frankenstein, accolto con enorme favore dal pubblico.

All’origine di Frankenstein c’è Milton e la sua produzione getta le basi della narrativa romantica al femminile alle quali attinsero in seguito le sorelle Brontë.

Lo conferma Franco Pezzini nel recentissimo Fuoco e carne di Prometeo (Odoya, 400 pagine) dove rileva che la scrittura di Mary si addentra nei territori del macabro e del soprannaturale con risultati straordinari, che ne mostrano il naturale talento di cui aveva già dato prova nel suo capolavoro più noto e al quale il suo nome resterà per sempre legato. Purtroppo non ne trasse vantaggi in termini di guadagni perché Frankenstein le fruttò una somma abbastanza modesta e tutti i racconti successivi uscirono su riviste popolari che li pagavano poche sterline.

Ma quali sono i motivi all’origine dell’interesse per la creatura mostruosa creata dal dottor Frankenstein ? 

Di recente il New York Times ha dato una possibile spiegazione a questo quesito: «Affascinato dall’orrore del mostro, il pubblico accetta senza discutere i vizi di chi lo distrugge, così come ne accetta la presentazione letteraria, la tipologia frusta e ripetitiva che, a contatto con l’ignoto, riacquista forza. Il mostro serve a spostare gli antagonismi e gli orrori che si manifestano dentro la società all’esterno di essa. In Frankenstein la lotta avverrà tra una razza diabolica e la specie umana. Chi combatte il mostro diventa il rappresentante della specie. Il mostro, l’assolutamente inumano, serve a ricostruire una universalità, una coesione sociale che, di per sé, non sarebbe più convincente». 

Fonte: Il Messaggero

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