L’isola dei Misteri: Rapa Nui o Isola di Pasqua

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È una delle isole abitate più isolate del mondo. No, non è un gioco di parole: si tratta dell’Isola di Pasqua, situata a 601 km a ovest delle coste del Cile e 2 075 km a est delle isole Pitcairn.

Un’isola che nell’immaginario collettivo si identifica con le tanto mastodontiche quanto misteriose statue, chiamate moai, raffiguranti torsi umani stilizzati dalle lunghe orecchie.

Chiamata in polinesiano Rapa Nui, “grande roccia”, l’Isola di Pasqua deve il suo nome all’esploratore olandese Jacob Roggeveen, primo occidentale a sbarcarvi nella domenica di Pasqua del 1722. Già l’esploratore olandese all’epoca, come riporta il suo diario di bordo, si fece le stesse domande che da secoli attanagliano gli studiosi:

Come è possibile che una terra tanto desolata, priva di alberi degni di questo nome, abbia fornito le funi e il legname necessari a innalzare i moai? Qual è stato il destino della cospicua popolazione necessaria a erigere opere tanto grandiose? Da dove provenivano gli abitanti Rapa Nui?

L‘ipotesi più celebre è quella di Jared Diamond esposta nel saggio”Collasso”: la società dell’Isola di Pasqua si sarebbe autodistrutta attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali. Si tratterebbe di un ecocidio dal momento che le analisi di pollini e fossili hanno evidenziato come l’Isola di Rapa Nui fosse ricoperta di una rigogliosa vegetazione e abitata da uccelli di grande taglia.

 
I primi coloni, giunti molto probabilmente da ovest, nei secoli successivi prosperarono tanto da portare la fauna locale all’estinzione a cui si aggiunse lo spoglio dell’isola dei suoi alberi per la costruzione di moai sempre più grandi, simbolo del prestigio dei vari clan, che portò all’aumento dei fenomeni di erosione. Il controllo delle ultime risorse innescò  delle guerre civili che andò a decimare la popolazione: delle migliaia di individui che abitarono l’isola all’apice della civiltà, nel 1877 ne rimanevano 111.

Negli ultimi anni, vari studi hanno rivalutato la civiltà Rapa Nui, svelando dettagli che raccontano una storia diversa. Si fa sempre meno probabile la versione secondo la quale gli abitanti avrebbero abbattuto gli alberi noncuranti delle conseguenze. Un altro fattore fino ad ora poco considerato ha contribuito considerevolmente al processo di distruzione della vegetazione e venne introdotto sull’isola delle imbarcazioni degli esploratori: il ratto polinesiano.

Il ratto polinesiano, ghiotto sia delle noci sia dei virgulti delle palme, avrebbe impedito al palmeto di rigenerarsi, accelerando il processo di deforestazione.

Specifiche analisi isotopiche condotte su reperti umani, animali e vegetali, evidenziano come nel 1400 la dieta degli abitanti fosse fatta di organismi marini e colture provenienti da terreni lavorati.
 
Uno studio pubblicato di recente sulla rivista “Current Biology” dai ricercatori dell’Università della California a Santa Cruz chiarisce il rapporto dei Rapa Nui a il continente americano.

Nell’Isola di Pasqua vivono oggi circa 5700 persone, l’8% delle quali nativi americani. Questa presenza è rimasta per diverso tempo avvolta nel mistero: esistevano rapporti tra l’Isola di Pasqua e l’America prima dell’arrivo di Roggeveen?

Il confronto tra il genoma di individui vissuti prima e dopo il 1722 non ha rilevato flussi genici significativi tra l’isola e il continente fino alla scoperta europea, escludendo perciò contatti, se non sporadici, nei secoli precedenti.
 

Questa constatazione spinge a interrogarsi sul ruolo giocato dagli europei nel determinare la sorte dell’isola. Alcuni studiosi sottolineano l’assenza di prove tangibili che il crollo della popolazione sia precedente al 1722.

Le prime relazioni etnografiche, risalenti all’inizio del ventesimo secolo, si basano su racconti orali raccolti dai discendenti, di cui non si può essere sicuri dell’effettiva attendibilità: scontri tra clan, nei racconti, potrebbero essere stati trasformati in conflitti epici.

Venuta a cadere l’ipotesi delle guerre civili, la risposta potrebbe essere ricercata nelle malattie e nella schiavitù portate dai conquistatori: durante il XIX secolo, le incursioni dei trafficanti di uomini provenienti dall’America meridionale privarono l’isola di circa metà della popolazione.

Gli studi su questa misteriosa popolazione continuano anche perché resta ancora decifrare la scrittura locale, detta rongorongo, da cui si potrebbero ricavare maggiori informazioni sulla sua sorte. 

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