Duecento anni di Frankenstein

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Da dove, mi chiedevo spesso, deriva il principio della vita? Era un interrogativo ben arduo, uno di quelli che sono sempre stati considerati senza risposta, e tuttavia di quante cose potremmo venire a conoscenza se codardia e negligenza non ostacolassero la nostra ricerca!

da Frankenstein, o il moderno Prometeo di Mary Shelley

Ha compiuto 200 anni lo scorso 1 gennaio uno dei romanzi più famosi di sempre: Frankenstein, o il moderno Prometeo. Scritto dall’autrice britannica Mary Shelley all’età di 19 anni è un romanzo ancora attuale per le tematiche trattate: il rapporto tra l’uomo e i progressi della scienza, la nascita  e i limiti tra umano e artificiale. 

Era l’estate del 1816 e la giovane Mary Shelley insieme al marito Percy, alla sorellastra Claire e a Lord Byron visse alcuni mesi nei pressi di Ginevra. Scopo del viaggio era allontanarsi per qualche tempo dagli occhi indiscreti della società per evitare un grave scandalo che incombeva sulla famiglia: Claire aveva da poco iniziato una relazione con Lord Byron, ed era rimasta incinta.

Stimolata dalle giornate trascorse a discutere degli argomenti più disparati, Mary compose la sua opera. Solo nel 1831, però, quando apparve la seconda edizione, Mary Shelley ne rivendicò la maternità. 

Frankenstein, o il moderno Prometeo, grazie anche alle tante trasposizioni cinematografiche, è diventato un fenomeno letterario unico che ha travalicato i confini del gotico e le paure del Romanticismo, grazie agli stilemi del genere epistolare, diventando il primo vero romanzo di fantascienza.

Protagonista dell’opera, oltre al dottore, la sua creatura, nata grazie al galvanismo, che incarna non solo l’altro che per la sua diversità incute timore, ma la paura, tipica dell’epoca, per il progresso scientifico molto simile al timore che oggi si avverte nei confronti di una tecnologia ritenuta troppo pervasiva. I robot diventano sempre più umani e si parla di un loro imminente arrivo nelle nostre case, scatenando la paura di una loro possibile rivolta nei nostri confronti, paura meglio conosciuta come “complesso di Frankenstein”, appunto.

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