Montagna, il vademecum del Soccorso Alpino in caso di valanga

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Cosa fare a casa e prima di una gita in montagna in inverno, quali accortezze mantenere durante, come comportarsi in caso di distacco di una valanga. Quali regole tenere, quale attrezzatura è indispensabile e cosa dire ai soccorritori.

Ecco il preziosissimo vademecum predisposto dal CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico).

Sicuri con la neve

Chi frequenta in inverno la montagna non sono soltanto gli sci alpinisti (storicamente i frequentatori più assidui della montagna innevata), ma anche i normali escursionisti, gli alpinisti, gli amanti delle discese fuori pista con tavole da surf (snowboarder) e gli escursionisti con le racchette da neve, categoria in aumento negli ultimi anni. 

Attività tutte soggette al pericolo valanghe. Per questo, al di là della tecnologia e delle tecniche, la conoscenza del terreno su cui camminiamo e scivoliamo non può essere scollegata da una profonda cultura della montagna. Senza però esagerare nell’allarmismo.

Ecco allora qualche consiglio su cosa fare:

Prima di partire per la montagna:

1. Provvedi, prima dell’inizio della gita, a indossare correttamente l’ARTVa (apparecchio di ricerca in caso di valanga) acceso sotto la giacca a vento o sotto la maglia (portare l’ARTVa spento e chiuso nello zaino equivale a lasciarlo a casa…).


2. Controlla prima della partenza della gita, secondo le indicazioni del costruttore, il funzionamento in ricezione e trasmissione di ogni apparato (azione da effettuarsi da parte di tutti i componenti del gruppo).
3. Controlla che gli sci o la tavola o le racchette da neve (ciaspe) siano scollegati dagli scarponi (eliminare cinturini salva sci) e che i bastoncini siano impugnati fuori dai laccioli.
4. Non pensare che una pala e una sonda per gruppo sia sufficiente… una pala, una sonda e cinque ARTVa, per cinque soggetti, è come avere cinque paracadutisti di cui uno solo con il paracadute indossato. Senza… è meglio ritornare a casa! Perché? Perché se il soggetto che rimane sepolto è quello che ha la pala e la sonda, il resto del gruppo cosa può a fare?
5. È opportuno ricordare che la neve è fredda… molto fredda! Durante la salita ci si deve coprire opportunamente, prevedendo sempre il peggio!

Durante la gita:

1. Durante il percorso valuta ogni singolo pendio che intendi attraversare e, in caso di minimo dubbio o sospetto, esegui subito un test di stabilità del manto nevoso. 
2. In caso il test dia un esito positivo (distacco anche modesto su minima sollecitazione) ricorda che “è meglio un’amara rinuncia… ad una triste cronaca sui giornali del giorno dopo”… con la valanga non si scherza: se va male, raramente si torna vivi!
3. Durante il percorso, inoltre, fai sempre attenzione ai pendii sovrastanti (presenza di altre persone, presenza di cornici, presenza di accumuli di neve ventata, ecc.).
4. Ricorda che le condizioni nivologiche e meteorologiche possono variare in modo significativo a seconda dei versanti interessati e a seconda della quota considerata.
5. Controlla come si muove il gruppo e in particolare mantieni sia in salita sia in discesa una distanza di almeno 10 metri (questa distanza può aumentare in ragione delle verifiche che via via vengono effettuate del manto nevoso) da ogni singolo componente.

Periodicamente, nel corso della gita, ricerca sempre una possibile via di fuga, breve ed assolutamente sicura, soprattutto nel caso di attraversamento di una zona con segni di instabilità. In quest’ultimo caso e qualora non sia stato già deciso di fare prudenzialmente ritorno, si deve passare uno alla volta.

In caso di travolgimento:

1. Se vieni travolto, mantieni la calma, per quanto possibile.
2. Cerca di aprire immediatamente gli attacchi (soprattutto chi è vincolato ad attrezzi che occupano una grande superficie e che possono produrre un pericolosissimo “effetto ancora” (sci, snowboard, racchette da neve o ciaspa, ecc..).
3. Vincola lo zaino che indossi saldamente alla vita, a protezione del dorso (le teorie che dicevano di abbandonarlo in caso di travolgimento, sono superate poiché se ben legato in vita, protegge da urti durante il travolgimento e dal freddo durante il seppellimento. Inoltre, il travolto può venir espulso dalla valanga e, senza il contenuto del suo zaino, non potrebbe prestare soccorso ai compagni e rimarrebbe a sua volta senza attrezzatura ed equipaggiamento).
4. Anche se in certe condizioni di neve (es. valanga a lastroni) è tutt’altro che semplice contrastare lo spostamento e le enormi forze liberate da una valanga in movimento, cerca di galleggiare e rimanere il più possibile in superficie (effetto “ancora” prima ricordato). 
5. Cerca in ogni caso di proteggere le vie aeree.
6. A valanga ferma, se si è ancora in superficie e coscienti, valuta le tue condizioni fisiche, controlla il funzionamento corretto dell’ARTVa, verifica se hai ancora tutta l’attrezzatura (sci, bastoncini, zaino, etc..) e controlla immediatamente se i compagni di gita sono stati travolti e sono rimasti in superficie oppure sono stati travolti e sono stati anche sepolti.

Come ridurre il rischio

“LA REGOLA DEL 3X3” di Werner Munter

Il pericolo di valanghe non può essere valutato sulla base di un solo criterio, ma, al contrario, si devono prendere sempre congiuntamente in considerazione i fattori principali per l’analisi globale del rischio quali:
• l’uomo;
• il manto nevoso;
• la meteorologia e la nivologia;
• il terreno.

In un’ottica di valutazione globale, è basilare che ogni elemento sia considerato in rapporto agli altri fattori, cioè tutte le informazioni e tutte le osservazioni devono essere ponderate e messe in relazione tra loro.

 

Per ulteriori informazioni si rimanda al sito: www.cnsas.it

Fonte: Ufficio Stampa Sicuri in montagna

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